Curiosità: il filo rosso che lega i designatori degli arbitri della CAN di Serie B al Palermo

Curiosità: il filo rosso che lega i designatori degli arbitri della CAN di Serie B al Palermo

Scopriamo chi sono i tre designatori della CAN B che hanno messo Federico La Penna sulla strada degli incroci tra Palermo e Frosinone

Di Dolores Bevilacqua e William Anselmo

Era già nell’aria, da quando il 27 maggio scorso Federico La Penna ha vinto il premio di miglior arbitro debuttante di Serie A: il fischietto di Roma 1, dopo il premio “Giorgio Bernardi”, è stato promosso dalla CAN B alla CAN A e quindi dalla prossima stagione sarà chiamato stabilmente ad arbitrare i match della massima serie.

Promozione di categoria arrivata secondo copione, nonostante nei giorni scorsi attorno al suo nome sia infuriata la polemica per la conduzione di gara della finale di ritorno di playoff giocata allo Stirpe tra Frosinone e Palermo, e sebbene la sua designazione abbia portato il club rosanero, alla luce proprio dell’esclusiva di Mediagol, relativa ai presunti rapporti indiretti di La Penna, a presentare esposto, tra gli altri, alla Procura Federale.

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I designatori, oltre che per la finale dello scorso 9 giugno, nel campionato appena concluso hanno affidato la conduzione di gara al fischietto romano anche nella partita della regular season Frosinone-Palermo, match nel quale l’arbitro si è reso protagonista della decisione molto discussa di annullare sul finale un gol a Rispoli – giudicato regolare da molti – che probabilmente avrebbe dato la vittoria e i tre punti ai rosanero (video), con indubbi riflessi su quella che poi fu la classifica finale.

Ma scopriamo chi sono i tre designatori della CAN B che hanno messo Federico La Penna sulla strada degli incroci tra Palermo e Frosinone.

Come si legge nel regolamento AIA: “La Commissione Arbitri per il campionato di serie B (CAN B) provvede alle designazioni arbitrali per le gare organizzate dalla Lega Nazionale Professionisti di Serie B e per quelle eventualmente richieste dalla FIGC al Presidente dell’AIA”.

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L’articolo del regolamento AIA che definisce gli Organi tecnici nazionali

 

Il responsabile è Emidio Morganti, ex arbitro di Ascoli Piceno confermato da poco alla guida della CAN B, che ha preso il posto di Stefano Farina, tristemente scomparso a maggio 2017. Una carriera favolosa quella dell’arbitro ascolano che ha diretto in A 132 gare, tra cui incontri di cartello valevoli per l’assegnazione dello scudetto. Nel 2010 a lui è andato il riconoscimento come miglior fischietto della massima serie.

designatore arbitrale - commissione arbitri nazionali serie b

 

Gli altri due componenti sono Christian Brighi e Cristiano Copelli. Il primo, ex arbitro di Cesena, già vicecommissario CAN PRO e dopo un trascorso da Organo Tecnico alla CAN D, in Serie A ha calcato le scene per ben dieci stagioni sportive, durante le quali ha diretto oltre 100 gare nella massima serie. Il secondo, già componente della CAN D, è stato assistente di Serie A, togliendosi tante soddisfazioni, come la partecipazione al Mondiale 2006 in Germania con Rosetti, o la finale di Europa League nel 2010 al fianco di Rizzoli.

Veniamo, dunque, al curioso legame, a quel filo rosso in cui si inciampa ripercorrendo la storia della carriera dei tre designatori e, infine, alle vicende che legano due di loro al club rosanero, uno all’allora direttore sportivo Rino Foschi, che proprio in questi giorni è stato chiamato ad occuparsi nuovamente della gestione del mercato del Palermo, e l’altro al patron Zamparini.

Più che di filo rosso, si potrebbe parlare di filo “rossonero”, perché i due ex arbitri e l’ex assistente sono finiti, ciascuno a modo suo, nel filone di Calciopoli che ha visto il club di Milano trovare la ribalta delle cronache giudiziarie per via di Leonardo Meani, ex addetto agli arbitri del Milan e unico vero coinvolto per la società rossonera nello scandalo di Calciopoli. Ne uscirà al terzo grado del processo sportivo con due anni e due mesi di inibizione, più altri tre mesi per il cosiddetto Calciopoli bis, mentre nel processo penale di Napoli verrà assolto per prescrizione in Appello. Il Milan, invece, pagherà solo con una penalizzazione che alla fine consentirà alla squadra di Berlusconi di venire riammessa in Champions ai “danni” proprio del Palermo grazie ad una sentenza chirurgica della Corte federale che mitigherà le pene rispetto a quelle della Caf.

Le intercettazioni che ai tempi tirarono in ballo Morganti riguardarono alcune telefonate intercorse col dirigente milanista durante le quali l’ex arbitro manifestò la volontà di acquistare dei biglietti per delle partite, dopo pagamento in denaro. Dapprima venne sospeso per qualche mese in via cautelare dall’AIA, poi fu scagionato da ogni tipo di accusa in sede disciplinare. Non fu il solo arbitro a finire nelle carte: in circa due mesi di intercettazioni risultò che Meani intrattenne rapporti telefonici quotidiani con arbitri allora in attività come De Santis, Nucini, Rodomonti, Racalbuto, Collina, Messina e Paparesta, assistenti come Copelli, Contini, Puglisi, Babini, Stagnoli e Titomanlio, designatori come Bergamo, Pairetto e Mazzei, membri della CAN, il dirigenti AIA Lanese e gli osservatori Guidi e D’Addato.

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Le dichiarazioni di Meani sui rapporti con Morganti

L’intercettazione di una telefonata tra Meani e l’arbitro Brighi (uscito pulito da Calciopoli), invece, mostrerebbe come la presenza di esponenti delle società di calcio negli spogliatoi degli arbitri non fosse un unicum moggiano. Nella telefonata che segue la partita Milan-Parma 3-0, giocata il 24 aprile 2005, arbitrata da Rosetti, assistenti Maggiani-Grilli, in cui lui rivestì il ruolo del quarto uomo, si comprende che Meani si trovasse nello spogliatoio dell’arbitro anche nell’intervallo, e che l’uomo dell’Ufficio Indagini non refertò le proteste di Minotti, allora dirigente del Parma. Tra i due protagonisti diversi scambi di battute e considerazioni ironiche sulle lamentele della società emiliana.

Ben più rilevanti, invece, ai fini dei provvedimenti della giustizia federale, sono i colloqui telefonici tra Meani e Copelli, costate all’attuale membro della CAN B ben tre mesi di sospensione. Proprio in una delle intercettazioni che lega con un ideale filo rosso i tre designatori, salta fuori il collegamento con l’allora DS Rino Foschi che, suo malgrado, diviene l’oggetto della discussione tra i due.

Copelli: “Leo? Ti disturbo? Hai due minuti da dedicarmi?”.

Meani: “Certo, dimmi”.

Copelli: “No, adesso mi sono rotto il *****, sai che non ho mai detto o fatto niente, perché ho sempre voluto andare avanti con le mie armi. Ma adesso basta… ieri sera ho visto la trasmissione Sky e c’era Foschi, c’era anche Franco Ordine, De Biasi, l’altro che non mi ricordo, che c’è sempre… Sconcerti. Adesso Foschi ha girato…”.

Meani: “Sì! Ha girato tutto!”.

Copelli: “Ha girato tutto come attacco personale a me, tutto quanto. Io ho chiesto scusa, io ho sbagliato, la manifestazione non è stata corretta, chiedo scusa, però questo assistente dopo un errore del genere è inqualificabile, è una persona che non deve prendere più in mano la bandierina. Andatevi a prendere tutti gli articoli, sono anni che ne ha combinate a non finire. Al che Bonan è intervenuto e ha detto: ‘Guardi Foschi, che Copelli è uno degli assistenti internazionali ed è uno che…’”.

Meani: “È candidato ad andare ai Mondiali”.

Copelli: “No, ha detto: uno dei più bravi. Allora Foschi ha detto: ‘No, guardi non ha capito, questo non deve più prendere in mano una bandierina, non deve più uscire su un campo di calcio, è uno dei mali delle partite di calcio’. È intervenuto De Biasi… e Foschi ha ribattuto: ‘No Gianni, ti conosco da tanto tempo, ma non hai capito. Questo assistente non deve più uscire’. E allora no! Non ci sto…”.

Meani: “Allora sai cosa faccio ora, chiamo Braida che è suo amico, e gli dico: ‘Senti, dì a Foschi di piantarla!’”.

Copelli: “No, soprattutto, il problema qual è? Lui in campo mi ha detto di tutto e io sono stato zitto…”.

Meani: “Sì, si vedeva il labiale che diceva: ‘lasciate stare è pazzo, è pazzo!’”.

Copelli: “Diceva: ‘Adesso ci penso io, adesso lo distruggo io, ci penso io a muovermi…’ E io sono stato zitto. Ha fatto delle dichiarazioni da querela e nessuno dei miei capi mi ha detto: ‘Cristiano, al di là del tuo errore, forse sarebbe opportuno di valutare…’. Vabbè… Mi sono preso le parole, sono stato zitto, perché fa parte del gioco, va benissimo. Siccome ha fatto la figura del coglione e Zamparini gli ha detto che è un coglione. Siccome ha fatto brutta figura con le dichiarazioni, ha chiesto scusa, perché fa la brava persona, però mi sta sparando a zero con delle motivazioni tecniche che non esistono. Io posso aver sbagliato e chiedo scusa, pago per l’errore, mi faccio fermare, ma che debba passare sotto le forche di Foschi questo no, perché è un attacco alla mia persona”.

Meani: “Tu stai tranquillo”.

Copelli: “Leo, io sto tranquillo…”.

Meani: “Tu stai tranquillo che ci penso io, appena passa la partita, questa qua con il Chievo mercoledì, io parlo con Galliani, e Galliani lo sa, e gli dico: ‘Guardi questo qui è un nostro uomo, quel pirla del Palermo…’”.

Copelli: “No, Leo, sì… ma al di là del ‘nostro uomo’ che ci mancherebbe, il problema è che io credo di essere una persona che può sbagliare, ma che può anche valere, ho dimostrato di saper fare delle cose anche giuste, no? Ho parlato con Pierluigi…”.

Copelli: “Adesso non posso accettare che Foschi vada in giro a dire certe cose su di me solo perché ha detto in campo ai suoi giocatori che mi distruggeva”.

Meani: “Ma tu adesso stai tranquillo che ci penso io, sai che ti voglio bene, vedrai che faremo il massimo. Io so come far imbestialire il mio capo: ‘io ti distruggo’ ha detto? Ma chi ***** sei, cretino? Non ti preoccupare…”.

Dal riassunto dei Carabinieri (5359) Copelli disse di essere preoccupato per la punizione che gli avrebbe assegnato Bergamo dopo gli errori in Sampdoria-Palermo, ma Meani lo rassicurò: “Sì, sì, ma adesso io gli parlo… adesso fai passare una settimana, poi gli arriva… gli arriva una tranvatina nostra, vedi che si raddrizza”.

Copelli nell’interrogatorio del 13 maggio rivelò: “Se un assistente avesse voluto arbitrare un incontro del Milan non si doveva rivolgere ai designatori, ma a Meani. Io e Puglisi eravamo graditi al Milan, era evidente che contro il Chievo le designazioni erano volute dalla società rossonera”.

Di seguito il deferimento del procuratore federale a carico di: Cristiano Copelli (assistente arbitro) per violazione art. 1 cgs e 37 comma 2 lett. b) del regolamento aia oggi trasfuso nell’art. 40 comma 3 lett. c) del regolamento Aia (nota n. 236/405pf06-07/sp/ma del 31.7.2007).

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Il deferimento di Copelli

Per il grave errore commesso in Sampdoria-Palermo, Copelli venne duramente ripreso dai suoi dirigenti e il fatto fu oggetto di discussione anche nei giorni successivi. Il 20 aprile 2005, sei giorni dopo il match di Serie A, durante una telefonata tra Manfredi Martino, segretario della CAN, e Leonardo Meani allora addetto agli arbitri del Milan, Martino venne registrato in una conversazione di difficile interpretazione (leggi qui l’articolo).

Chi, infine, è stato oggetto degli strali del patron rosanero proprio alla fine della sua carriera è stato il fischietto di Ascoli Piceno, l’attuale responsabile della CAN B, Emidio Morganti, in occasione della storica finale di Coppa Italia del 2011, Inter-Palermo persa a Roma. Inconcepibile per Zamparini che “un arbitro della sua esperienza a due metri di distanza non vedesse il rigore su Pinilla e fischiasse una punizione contro”. A ruota libera nel post partita e nei giorni seguenti il patron rosanero arrivò a sollevare addirittura dubbi sull’opportunità della designazione di Morganti (leggi le dichiarazioni di Zamparini).

A seguito di tali esternazioni il 30 e il 31 maggio 2011, con comunicato stampa dell’8 giugno, arriverà il deferimento alla Commissione Disciplinare Nazionale della FIGC da parte del Procuratore Federale per il presidente Zamparini e per il Palermo  “per avere espresso, mediante le dichiarazioni pubblicate su organi di informazione, giudizi e rilievi lesivi della reputazione di società e di soggetti tesserati, dell’istituzione federale nel suo complesso nonché, adombrando dubbi sull’imparzialità degli ufficiali di gara, della classe arbitrale ed in particolare dell’arbitro Emidio Morganti”. La vicenda finirà con il patteggiamento dell’ex presidente e il pagamento di un’ammenda di poco più di 33.000 €.

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  1. Fausto Messina - 2 anni fa

    Arbitri dall’estero. E finisce l’america per tutti.

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  2. Emanuele Drago - 2 anni fa

    Lo schifo piu’ schifo del calcio italiano. Arbitri che intrattengono dialoghi infiniti con dirigenti di societa’ guarda caso ” elette”.

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  3. Giuseppe De Michele - 2 anni fa

    L’espulsione inesistente di Mugnoz in piena fase di rimonta grida ancora scandaloso!!!

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