Norbert Balogh: “Palermo, miei ricordi e mie verità. Ora sono rinato, Nazionale e futuro…”

L’intervista esclusiva concessa dall’ex attaccante del Palermo, Norbert Balogh, alla redazione di Mediagol.it

Domenica scorsa, durante il match del suo Honved contro il Mezokovesd, ha raggiunto quota 10 gol in campionato. Reti che, unite ai quattro assist vincenti, lo rendono tra i calciatori più performanti e prolifici nella classifica gol realizzati e propiziati nel campionato ungherese.

Ma potevo segnarne altri, non mi reputo soddisfatto al 100% di questo risultato”.

Norbert Balogh si racconta nel corso di  un’intervista esclusiva concessa alla redazione di Mediagol.it in cui ripercorre anche i suoi trascorsi professionali nel Palermo targato Zamparini.

L’attaccante ungherese, classe 1996, ha vissuto due stagioni molto travagliate con la maglia rosanero in cui ha lasciato intravedere sprazzi di talento cristallino dissoltisi in una stucchevole serie di problemi fisici che hanno inevitabilmente condizionato continuità di impiego e qualità del rendimento.

Arrivato in Sicilia all’età di diciannove anni, il ragazzo originario di Hajduboszormeny ha faticato ad integrarsi rapidamente nella Serie A italiana, campionato dalle dinamiche tattiche complesse e con un livello di competitività molto alto sotto il profilo tecnico ed agonistico. Una ventina di presenze e nessun gol all’attivo nelle file del club di Viale del Fante, esperienza formativa sul piano mentale e umano, ma arida di soddisfazioni in termini strettamente calcistici. Tuttavia, con carattere, umiltà e personalità, il centravanti magiaro si è rimesso in gioco ed oggi, a venticinque anni compiuti, sta trovando quella continuità e qualità di prestazioni che si confanno al suo bagaglio tecnico.

Balogh illustra ai microfoni di Mediagol.it genesi ed evoluzione della sua “rinascita” professionale in Ungheria e possibili evoluzioni legate al suo futuro. “Che stagione è stata finora per me? Una stagione in cui mi sono dovuto rimettere in gioco nel mio paese, in Ungheria, dopo un’annata un po’ così trascorsa in Inghilterra, all’Hull City – racconta il centravanti dell’Honved -. Quando in estate 2020 l’Honved mi ha chiamato e presentato il progetto, ho accettato e declinato altre proposte dall’estero perché sapevo che qui sarei potuto ripartire da protagonista. Ho avuto un buon inizio, 3 gol e 2 assist nelle prime quattro partite. Poi il Covid ha preso anche me. Sono ritornato, ho ripreso a segnare e fare assist per i compagni. Adesso ci attende un finale di stagione in cui siamo chiamati a vincere per chiudere il discorso salvezza”, ha aggiunto l’ex rosanero.

Il passaggio all’Honved arriva subito dopo la parentesi in Championship, con l’Hull City. A proposito, che era successo in UK al classe ’96? “Un po’ di sfortuna. Durante una partita, contro il Nottingham, mi becco un calcione a gioco fermo sulla caviglia. Né arbitro né guardalinee si accorgono di nulla, e in Championship non c’è VAR. Tra l’altro stavamo vincendo in trasferta ed erano gli ultimi minuti. Tutti i tifosi allo stadio pensano che io stia per terra perché voglia perdere tempo, in UK la chiamano ‘shithousery’. Lì ho fatto la stupidaggine: mi sono rimesso in piedi e sono andato a saltare sul calcio d’angolo per gli avversari, dovevamo difendere l’1-2. Quei cinque minuti a denti stretti mi hanno fatto ritornare in campo solo 2 mesi dopo”. E poi? “Torno a febbraio 2020, gioco 30 minuti contro il Leeds di Bielsa: avevo voglia di spaccare tutto e infatti al primo pallone toccato, lo controllo e lo scaravento in porta. Palo. L’indomani mi arriva la convocazione in Nazionale. Ma una settimana dopo, tutti in lockdown. Stavo iniziando a carburare e viene imposto lo stop”.

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A proposito di Nazionale, in estate Balogh sarà nella lista dei convocati dell’Ungheria che parteciperà ai campionati Europei? “Non lo so. Certo è che se l’Europeo iniziasse domattina, io sarei pronto. Mi sento bene fisicamente e sto lavorando molto bene col mio club. Per adesso penso davvero solo a concludere la stagione con l’Honved. Certo, la possibilità di giocare l’Europeo è qualcosa che dà grandi stimoli a tutti coloro che lo giocano, però chiaramente non sarò io a decidere. Io per il momento posso solo dimostrare di fare la ‘guerra’ ogni domenica in campo con la mia squadra”.

Oltre all’avventura con la Nazionale del CT Marco Rossi, il futuro di Balogh potrebbe disegnare nuovi ed inattesi percorsi in ottica calciomercato: le indiscrezioni raccontano di un interessamento che giunge dalla Turchia. “Beh, il mio futuro è domenica, la partita di campionato. Per adesso non guardo oltre la fine della stagione. In estate vedremo, ma oggi penso solo a dare tutto me stesso per la mia squadra”, precisa.

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Oltre ai gol, quattro assist di qualità in stagione. Uno di questi è divenuto virale sul web, quello a Gazdag nel match contro l’Ujpest (QUI IL VIDEO): “Sì, virale sul web, anche se forse in Ungheria non tutti l’hanno notato… Detto ciò, queste sono giocate che, quando sto bene e al top della forma, mi riescono e so che così faccio divertire i tifosi che per adesso non possono venire allo stadio – racconta – È un po’ ciò che ho fatto a Cipro, con l’APOEL, quando abbiamo vinto il titolo (6 gol in 17 partite in quella stagione, ndr): appena avevo un po’ più continuità di impiego, riuscivo ad avere maggiore fiducia e dimestichezza coi ritmi partita, e tutto ciò veniva naturale“.

Infine, l’attaccante ungherese torna sui due anni e mezzi trascorsi a Palermo: “È stato un periodo in cui ho parlato poco, ma ascoltato molto. Sono arrivato in un momento difficile per il club, percepivo che il tifoso palermitano soffriva quella situazione, la squadra non riusciva a girare e si giocava con grande pressione. Avevo 20 anni e forse mi è mancata quell’esperienza che ti permette di affrontare al meglio situazioni come queste. Ricordo i fischi, ma anche la standing ovation di quando giocammo contro la Juventus in casa e contro la Sampdoria. Spesso si fa l’errore di additare tutte le colpe degli insuccessi ai giocatori, dimenticando che la gestione tecnica è affidata a un’equipe di professionisti che hanno il ruolo di far esprimere al meglio chi va in campo. Questa non deve essere un’accusa né un alibi per me, ma solo una riflessione, perché anche altri giocatori non furono in grado di esprimersi in quel Palermo: ricordo ad esempio che Cristante giocò appena 3-4 partite in sei mesi, Djurdevic (ora capocannoniere in Serie B spagnola, ndr) non riuscì a dare il meglio di sé in rosanero, prima ancora ricordo che mi raccontavano di un Franco Vazquez messo fuori lista per 6 mesi… Indipendentemente da com’è andata però – conclude -, rimango legato a Palermo, ai palermitani, ho amici lì e mi hanno raccontato le difficoltà che si stanno vivendo per adesso: mi dispiace molto e sono vicino ai palermitani. Palermo è uno di quei posti in cui la gente ti dà tanto, c’è una grande passione, ti arrivano energie positive quotidianamente. E poi, il fatto di aver lasciato quella realtà con questo ricordo non felice di me mi rende molto triste”.

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