Palermo, inchiesta Zamparini: indagati il capo dei Gip Vincenti e il figlio. La ricostruzione dei fatti

Palermo, inchiesta Zamparini: indagati il capo dei Gip Vincenti e il figlio. La ricostruzione dei fatti

Svolta in merito alla fuga di notizie nell’inchiesta Zamparini: l’accusa è di corruzione e rivelazione di notizie riservate, perquisite le abitazioni del giudice Vincenti e lo studio del figlio

Continua a tener banco la questione relativa a Maurizio Zamparini in casa Palermo.

Il giudice Cesare Vincenti, capo dei Gip di Palermo, ed il figlio Andrea, di professione avvocato, sono infatti finiti sotto inchiesta per corruzione e rivelazione di notizie riservate nell’ambito dell’indagine portata avanti dalla Procura di Caltanissetta in merito alla presunta fuga di notizie che avrebbe permesso all’ex patron del club rosanero di apprendere preventivamente della pendenza di una richiesta di custodia cautelare nei suoi confronti, presentata dai pm a marzo dello scorso anno, e di sottrarsi così all’esecuzione della stessa dando le dimissioni dal ruolo di presidente della società di Viale del Fante.

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Assieme a loro – come riferisce all’interno della propria edizione odierna Il Giornale di Sicilia – è indagata per abuso d’ufficio in relazione ad un’esecuzione immobiliare (si tratta però di un’altra inchiesta) anche il giudice Alida Marinuzzi, facente parte del Tribunale civile: proprio a lei Cesare Vincenti avrebbe sollecitato la firma di un provvedimento relativo alla vendita di un immobile al quale era interessata la figlia. Di seguito l’intera ricostruzione dei fatti riportata dal noto quotidiano regionale.

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Le perquisizioni
Nella giornata di ieri le abitazioni del giudice Vincenti e del figlio Andrea, oltre allo studio di quest’ultimo, il quale ebbe anche un incarico nell’organismo di vigilanza del Palermo Calcio, sono stati perquisiti dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza su ordine dei magistrati di Caltanissetta: “Negli uffici del tribunale in cui lavora Vincenti sono state fatte alcune acquisizioni di documenti («non è stata fatta alcuna perquisizione», ha precisato il presidente aggiunto dei Gip, Antonella Consiglio). Le perquisizioni si sono tenute soprattutto nelle case di padre e figlio, oltre che nello studio professionale, alla presenza di un avvocato del Consiglio dell’Ordine“.

La difesa
Sempre ieri, attraverso una nota, il giudice Vincenti ha fermamente precisato: “Sono assolutamente sereno: le ipotesi prospettate dalla Procura di Caltanissetta sono prive di fondamento; Zamparini non l’ho mai conosciuto né mai visto né mai sentito; né ho mai parlato con Giammarva del Palermo calcio“.

Il tramite
Secondo quanto affermato dall’accusa, però, il tramite della sopracitata fuga di notizie sarebbe stato proprio l’ex presidente del club siciliano Giovanni Giammarva, il quale avrebbe addirittura informato personalmente Maurizio Zamparini negli uffici di Vergiate, luogo in cui l’ex patron della società rosa possiede una delle sue diverse abitazioni: “La mattina dopo Zamparini presentò le dimissioni dalla società e fece venire meno le esigenze cautelari, cosa che portò il giudice delle indagini preliminari Fabrizio Anfuso a respingere la richiesta dei procuratori palermitani“.

L’intercettazione
All’interno del decreto di perquisizione notificato ai vari indagati sono inoltre presenti alcune dichiarazioni del Gip Fabrizio Anfuso, intercettate dalla Guardia di Finanza, che avrebbe ritenuto proprio Cesare Vincenti l’autore dell’ormai celeberrima fuga di notizie: “Voleva sempre essere informato su tutti i fatti e gli dico che in realtà Zamparini continua a essere amministratore e gli dico che se vuole gli do anche la misura cautelare per vedere come l’ho scritta e se gli va bene. Quindi è lui (la ‘talpa’, ndr.) o quel delinquente del figlio che ha interessi ovunque“.

La nomina al Palermo
Sempre secondo quanto riferito dall’accusa, inoltre, in cambio Andrea Vincenti avrebbe ottenuto la nomina – ‘una decisione dell’ultimo minuto veicolata da Giovanni Giammarva‘, come confermano gli inquirenti – nel comitato etico del Palermo Calcio, del quale faceva parte anche l’avvocatessa Cinzia Palazzolo, già coinvolta nell’indagine per i suoi rapporti con il Giudice del Tribunale fallimentare Giuseppe Sidoti, anch’egli a sua volta indagato per corruzione, dopo che il collegio di cui faceva parte come relatore aveva respinto l’istanza fallimentare presentata dalla Procura di Palermo nei confronti della società di Viale del Fante: “Con riferimento alla posizione di Sidoti, che è stata fortemente ridimensionata dalla Cassazione, la finanza ha acquisito anche documentazione alla fondazione Falcone, per verificare se effettivamente uno dei favori chiesti dal giudice a Giammarva (genero di Maria Falcone), cioè l’ingresso della classe scolastica del figlio all’aula bunker dell’Ucciardone per le celebrazioni del 23 maggio 2018, fosse stato fatto, in particolare se una richiesta di accesso fosse stata presentata e poi accolta“.

La Fondazione Falcone
Nella giornata di ieri infine, attraverso una nota, la fondazione Falcone ha voluto precisare quanto segue: “l’attività rientra in una indagine che non riguarda in nessun modo la fondazione. Quanto al merito della vicenda vogliamo sottolineare che, se le condizioni di sicurezza lo consentono, la Fondazione cerca sempre di venire incontro alle richieste di partecipazione alla cerimonia del 23 maggio provenienti da tutte le scuole siciliane, proprio per dare l’opportunità a tutti i ragazzi che lo desiderino di presenziare alla manifestazione. Nella vicenda su cui indaga la magistratura, inoltre, la richiesta veniva da un magistrato palermitano e non esisteva alcuna ragione, ricorrendone la possibilità logistica, per non darvi seguito. La fondazione Falcone resta a disposizione degli investigatori per ogni ulteriore chiarimento nel pieno rispetto del lavoro degli inquirenti titolari delle indagini“.

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