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Cala il sipario sulla trentesima giornata. Adesso tutti gli occhi sono sulla nazionale di Gattuso, impegnata giovedì nel play-off contro l'Irlanda del Nord, ma al rientro il campionato sembra poter regalare ancora sorprese e rimonte.
Continuità
La parola chiave per andare in Champions al momento sembra una sola: continuità. Prestazioni, lucidità, cinismo, tutti termini accettabili, ma la continuità al momento sembra quella che riepiloghi meglio la corsa al quarto posto, l'ultimo per la Champions. Le brutte figure in Europa hanno praticamente tolto ogni speranza di una quinta posizione in Champions, e con l'uscita dall'Europa League della Roma, la lotta al quarto posto si inasprisce e diventa sempre più intensa e spettacolare. Si lotta colpo su colpo, ma chi sembra avere le armi e la forza per poter vincere al momento è la terza incomoda: il Como.
Bisogna cominciare a cambiare il registro linguistico riguardo la squadra di Fabregas. Troppo facile definirla una sorpresa, meglio invece parlare di una solida realtà e un progetto che sta raggiungendo il suo picco massimo in questa stagione. La vittoria contro il Pisa è roboante per prestazione e risultato, un 5-0 senza storia, ma adesso i lariani cominciano ad avere quella continuità che porta le squadre in alto. Sono cinque le vittorie consecutive, sono quattro i punti di vantaggio sulla Juve (attualmente quinta), sono tre i gol in stagione di Maximo Perrone, che oltre a gestire qualsiasi pallone di questa squadra adesso comincia anche a incidere con gol e assist in sequenza. Un meccanismo che sembra oliarsi sempre meglio, con il ritorno al gol di Assane Diao e Nico Paz, che sembrava aver subito il cambio tattico degli ultimi mesi (più arretrato e meno coinvolto in avanti). Inoltre, non si può non parlare del rendimento di Anastasios Douvikas. Alzi la mano chi pensava ad agosto che il greco avrebbe raggiunto la doppia cifra. Si parlava di una riserva sicura di Morata, ma la realtà è che il lavoro sporco del greco è prezioso per questa squadra, e gli undici gol non sono altro che una ciliegina su una stagione da incorniciare per l'attaccante ex Celta Vigo, pagato soltanto 11 milioni. Segnale che a Como si sa fare calcio e si vuole fare calcio in maniera differente, forse anche troppo rispetto allo stereotipo italiano, eppure i risultati stanno dando ragione a Fabregas, che al rientro dalla sosta ha l'occasione di allungare e blindare una storica qualificazione in Champions, oltre al ritorno di Coppa Italia con l'Inter.
Chi non riesce a dare seguito alle due vittorie consecutive è la Juventus, bloccata allo Stadium da un ottimo Sassuolo. Poche analisi tecniche sulla partita, perché la sensazione è che i bianconeri abbiano sottovalutato la qualità e il dinamismo della squadra di Grosso, specialmente nel secondo tempo. Tanti errori tecnici, tante letture sbagliate e giocate con sufficienza, anche se da Udine a Torino, l'unica vera conferma sia Conceicao. In questo momento il portoghese è un motorino perpetuo, una scheggia impazzita che crea sempre qualcosa quando sgasa sulla fascia. Suo l'assisti in contropiede per Yildiz, decimo gol in campionato, e sue tutte le giocate offensive della Juve. Continua però a mancare freddezza e precisione nelle conclusioni. Nel secondo tempo il Sassuolo comincia a giocare con più qualità e precisione, sfruttando una trequarti all'insegna dell'estro e della fantasia. Volpato e Berardi preparano l'azione, Pinamonti la finalizza bruciando Bremer in anticipo sul primo palo. Poi Spalletti, forse un po' troppo tardi, inserisce le torri, e sono due grandi ritorni: entrano Vlahovic (assente da tre mesi) e Arek Milik, fuori da quasi due anni. Con il doppio attaccante è subito un'altra squadra. La pulizia degli appoggi di Milik migliora la manovra offensiva, mentre a Vlahovic basta un pallone per portare i bianconeri dal dischetto. Dopo David e Yildiz, con tutti gli attaccanti in campo chi tira? Spalletti sceglie Locatelli, che l'anno scorso portò la Juve in Champions con un rigore segnato a Venezia. Questa volta il capitano della Juve calcia male, si fa ipnotizzare dai due metri di Muric che blocca il pallone. Nel finale qualche occasione ma Muric chiude la porta. Ancora una volta la Juve si fa male da sola con i calci di rigore, e questa volta bisogna analizzare la scelta di Locatelli: scelto da Spalletti nonostante Vlahovic, Yildiz e Milik in campo. Si può parlare di coraggio? Di prepotenza? Chi lo sa. La verità è che questo sottolinea la centralità di Spalletti in questo gruppo, e con la sosta ci si aspetta il rinnovo di contratto. Bisogna anche parlare del Sassuolo di Grosso, perché questa squadra ha un'identità forte, e un abito tattico capace di mettere in difficoltà qualsiasi squadra. Nonostante la settimana tribolata per i casi di pertosse, i neroverdi hanno lottato, costruito e faticato, ma sono riusciti a portare a casa un punto che aggiunge ulteriori onori alla grande stagione di Berardi e compagni.
Si è riavvicinata la Roma, che reagisce subito all'uscita in Europa League contro il Bologna. All'Olimpico contro il Lecce basta un gol di Robinio Vaz per riagganciare la Juve a quota 54 punti. Giallorossi che ritrovano il sorriso, con la vittoria che mancava da più di un mese, e vanno alla sosta con due settimane utili per poter lavorare e ritrovarsi dopo un mese intenso e negativo. Serata di luci e ritorni per la squadra di Gasperini: l'ottimo impatto di Vaz in campo insieme a Malen, in gol dopo meno di sei minuti. Hermoso, MVP della partita, decisivo in attacco -con l'assist per Vaz- e in difesa con un salvataggio su Pierotti. Angelino, accolto dagli applausi dall'Olimpico, al rientro in campo dopo mesi difficili. Serata anche di ombre, per la solita fatica a sbloccare il risultato, ma soprattutto per il problema al polpaccio che ha coinvolto Gianluca Mancini, uscito all'intervallo. Condizioni da monitorare anche in vista dei play-off con la nazionale, ma da Coverciano sembrano arrivare segnali positivi.
E attenzione a considerare fuori l'Atalanta. Anche la dea reagisce all'eliminazione dalle coppe europee vincendo di misura. Nel giorno in cui Bergamo celebra Marten De Roon, ufficialmente il giocatore con più presenze nella storia dell'Atalanta, la squadra di Palladino batte il Verona grazie alla rete di Zappacosta e torna a vincere dopo quasi un mese. Partita in pieno controllo da parte dei bergamaschi, anche se il mancato raddoppio ha tenuto sempre in vita il Verona, che ha rischiato di pareggiare in alcune occasioni. Sono tornati in campo De Ketelaere, pienamente recuperato, e Raspadori, ma si è fermato Scamacca, e questo problema muscolare può pesare anche in vista dei play-off visto che il centravanti è uno dei convocati di Gattuso. Buona la prova di Krstovic che continua a crescere e migliorare sotto la guida di Palladino, e ancora ottima la prova di Carnesecchi, ormai non più una sorpresa. Quattro punti separano l'Atalanta da Juventus e Roma, e nel finale di stagione occhio a considerare esclusa dai giochi la dea. Con una semifinale di Coppa Italia da giocare in casa (il ritorno contro la Lazio) e un calendario equilibrato, la squadra di Palladino può tornare ferocemente in lotta anche per la Champions League
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