Rivoluzione VAR, meno errori e più polemiche: com’è cambiato il calcio?

Rivoluzione VAR, meno errori e più polemiche: com’è cambiato il calcio?

A quattro mesi dall’introduzione del VAR, primo bilancio sul metodo di utilizzo della tecnologia: tra pareri favorevoli e polemiche, errare è umano

di Luca Bucceri

Un passo storico, tanto voluto in passato ed ottenuto nella stagione 2017-18 in Serie A, per azzerare le polemiche ed i dubbi sulla classe arbitrale.

Primi mesi di VAR nel campionato italiano, il Video Assistant Referee divide ancora tra felici e scontenti della tecnologia in campo, tra errori evitati ed altri ingigantiti dopo i check tra i direttori di gara e quelli designati per coadiuvare da video. La moviola in campo, così chiamata da coloro i quali di inglesismi non ne vogliono sentir parlare, fa discutere nel bene e nel male nel panorama calcistico, tra episodi oggettivamente indiscutibili ed alcuni interpretabili soggettivamente. Secondo il protocollo varato dall’IFAB, International Football Association Board, l’ausilio del VAR può essere richiesto (o richiamato dai VARs) in quattro situazioni, le cosiddette match-changing decisions: per verificare la regolarità di una rete, per assegnare un calcio di rigore, per valutare un’espulsione diretta e per correggere un provvedimento conseguente a uno scambio di persona.

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Nelle prime 18 giornate di Serie A, diversi sono stati gli interventi che hanno portato ad una corretta prosecuzione del match, tra gol convalidati dopo posizioni dubbie di fuorigioco (risoltesi con il check silenzioso o richiamo arbitrale al monitor), ed altri annullati per irregolarità. Altrettanti i casi in cui, per aver sicurezza di quanto visto, i direttori di gara hanno effettuato lo sprint a bordo campo per analizzare possibili condotte violente ed espellere i giocatori protagonisti in negativo, chiedere a Bonucci, De Rossi ed Immobile. Ed ancora rigori concessi o negati, esultanze doppie ed amaro in bocca. Quattro mesi di VAR che hanno portato, giornata dopo giornata, ad un perfezionamento dei tempi di attesa per la revisione degli episodi, tra silent check e on-field review. 

L’esperimento del Var procede bene, forse addirittura qualcosina meglio del previsto. All’inizio c’era un po’ di inesperienza, adesso siamo a un livello accettabile, anche in relazione alle dinamiche del calcio. Siamo abbastanza soddisfatti. Crescono il livello d’interpretazione e le comunicazioni fra arbitri

Così il designatore della CAN A Nicola Rizzoli ha commentato, quasi al giro di boa del campionato, l’uso fin qui fatto della tecnologia. “Nelle ultime giornate le statistiche dicono che l’uso del Var è calato tantissimo, ci sono stati solo dei “silent check”. Non si vedono più manifestazioni esagerate nei confronti delle decisioni degli arbitri, ci si fida del fatto che il direttore di gara possa già aver visto le immagini. Ad oggi le ammonizioni per proteste sono diminuite del 30% ed è un grandissimo risultato, meno proteste sono un passo culturale in avanti– ha proseguito Rizzoli, nel corso di un’intervista rilasciata ai microfoni di Radio Rai-. Se pensassimo che non si può crescere ancora smetteremmo di lavorare con l’intensità di adesso. La differenza la fa sempre l’uomo, colui che usa la tecnologia”. Nonostante ciò, prosegue però la battaglia tra chi difende a spada tratta la rivoluzionaria innovazione introdotta nel massimo campionato nostrano e quanti, scottati da decisioni contro, non digeriscono l’avvento della “moviola”.

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Ok VAR, ci siamo! – “Sono scomparse le proteste, con relative ammonizioni. Sono scomparse le violenze tecniche, le simulazioni”. Bilancio positivo anche per il numero uno dell’Associazione Italiana Arbitri Marcello Nicchi che, battutosi per la causa VAR, ora si gode il momento positivo della tecnologia a supporto della classe arbitrale. “Oggi si gioca e chi ha i piedi buoni non deve preoccuparsi che qualcuno gli faccia del male. Anche gli arbitri ora sono più tranquilli, possono prendere le decisioni più tranquilli e sereni”. Massima soddisfazione anche per il fischietto, ancora in carriera, Gianluca Rocchi che, intervenuto a margine della 7ª edizione degli Italian sport awards, ha fatto un primo bilancio: “I primi mesi con il Var sono assolutamente positivi, si sapeva che le polemiche sarebbero arrivate. E’ un momento decisivo per il campionato, dunque c’era da aspettarsele. Chiaramente siamo in una fase di rodaggio e il rodaggio prevede sempre qualche piccola difficoltà, che ci servirà per fare esperienza”. Errare è umano insomma, la tecnologia può solo ridurre i margine: “Purtroppo le nostre esperienze nascono e passano da alcuni errori. Bisogna che si accetti l’errore e chiaramente fare in modo che non si ripeta. L’arbitro rimane l’arbitro ed è quello che prende l’ultima decisione. Il Var, secondo me, non deve essere invasiva, ma un supporto fondamentale laddove l’arbitro non arriva, o non vede una cosa o la vede palesemente sbagliata“.

È una macchina bellissima che dà giustizia e trasparenza al calcio – così il numero uno della Fifa Gianni Infantino, felice per quanto fin qui visto in Serie A –. Al VAR in Italia darei un bel nove. Si sta facendo un lavoro eccellente, niente dietrologie o cultura del sospetto, certo il VAR va applicato non per tutti i casi ma solo in quelli chiari. Ci saranno sempre errori, ma con il Var gli episodi clamorosi si evitano al 100%, pensate al gol di Messi qualche tempo fa in Liga…”. Il riferimento del presidente Fifa è a quanto successo il mese scorso in Valencia-Barcellona: tiro di Messi da fuori area, papera di Neto palla che finisce in rete, ma con un guizzo felino lo stesso portiere dei Taronges riuscì a prendersi gioco degli arbitri buttando fuori dalla porta il pallone con conseguente mancata convalida del gol. Vedere per credere.

Parere positivo e VAR promosso a pieni voti anche dall’ex Juventus e Roma, nonché presidente della federazione polacca, Zbigniew Boniek, che non perde l’occasione per pizzicare il pubblico nostrano: “In Polonia siamo stati i primi in Europa ad adottarlo. In Italia le polemiche ci sono sempre, a prescindere. Non si conosce bene il protocollo del VAR e questo crea confusione. Ci si deve ricorrere soltanto in certe situazioni e serve per valutare correttamente certi episodi irregolari in occasione dei gol. Ho visto a Roma i tifosi gioire due volte e a Bergamo un intervento corretto del VAR“.

Polemiche da…VAR – Giornata dopo giornata, però, si infittisce la polemica sul protocollo di utilizzo, con squadre più o meno in svantaggio a causa delle decisioni VARs. Stando ad una classifica stilata da Calciomercato.it la graduatoria della A senza VAR vedrebbe in testa la Juventus con due punti in più rispetto ai reali (46 invece che 44), Napoli a 43 e Inter a 40, anche il Benevento avrebbe conquistato un punto in più rispetto alla classifica odierna, occupando pur sempre l’ultimo posto. Polemiche feroci arrivano, nelle ultime giornate, da Roma. In casa Lazio si grida al complotto dopo quanto successo nel match contro il Torino, per 1-3 all’Olimpico. Protagonisti, in negativo, il direttore di gara Piero Giacomelli e l’arbitro VAR Di Bello. La decisione di non concedere il rigore ai biancocelesti, con conseguente espulsione diretta del bomber Ciro Immobile, ha cambiato- secondo la società capitolina- le sorti del match.

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Ed ecco dunque un report dettagliato degli episodi a sfavore dei biancocelesti, dal rigore nel derby contro la Roma (tocco di Bastos su Kolarov, impercettibile col gioco in svolgimento) ai match contro Fiorentina (fallo di Veretout su Parolo, rigore non concesso dal direttore di gara Massa dopo il silent check e successivo penalty concesso ai viola per fallo di Caicedo) e Sampdoria (tocco di mano di Bereszinsky in area). Episodi sui quali recrimina la società romana, non l’unica a far presente sviste nonostante l’aiuto video.

Le voci degli scontenti –Ci voleva proprio questa diavoleria? Non era meglio rimanere al passato con tutte le perplessità che le decisioni arbitrali scatenavano?”. Così il presidente Claudio Lotito, dopo il match contro il Torino, ha mostrato il suo dissenso per quanto accaduto. Dello stesso parere anche il tecnico dei biancocelesti Simone Inzaghi irritato dalle decisioni che avrebbero potuto far vedere la sua Lazio “con una classifica migliore, più in alto del reale”. Oltre gli errori (evitati ed evitabili, secondo la critica di addetti ai lavori e appassionati), ciò che fa storcere il naso a società e giocatori sono i tempi di attesa tra silent check on-field review. 

Dai 3-4 minuti iniziali, agli attuali 2.59, l’intervento del VAR causa numerosissime interruzioni, che si ripercuotono sul flusso del gioco di una squadra. I break, per le review, potrebbero comportare un calo di attenzione per i giocatori, tempi morti comunque recuperati grazie alla concessione di ulteriori minuti di recupero. Le polemiche arrivano dal campo, tra i tanti anche Sami Khedira, consapevole dell’utilità della tecnologia, ma non con tempi di attesa cosi elevati poiché “il modo in cui viene utilizzato il Var in questo momento non è buono, sarà opportuno regolamentarne al meglio l’utilizzo”. Un disastro, emozione interrotta, sottolinea il tedesco, “gli arbitri non hanno più modo di sapere il da farsi. I giocatori non sanno più se festeggiare i loro gol o meno. Se si trova modo di applicare una regolamentazione uniforme, allora sono favorevole all’utilizzo del Var – ha aggiunto Khedira –  ma non si può stare fermi di tre minuti per decidere, noi  giocatori ci chiediamo come gestire queste situazioni.  Stiamo lì, senza fare niente,  questi tempi morti uccidono il gioco” .

Senza peli sulla lingua anche l’ex calciatore Pablo Daniel Osvaldo, contro il VAR colpevole di snaturare il calcio. Ma quel che insegnano gli episodi, tra tutti quelli di Lazio-Torino, è che il punto sulla questione sarà sempre messo dal direttore di gara che, dal silent check o dalla revisione a bordo campo, metterà la parola fine all’episodio con una decisione personale (ma da regolamento). Il VAR non è perfezione.

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