Petrachi si racconta: “Fui vicino a portare Lautaro al Torino, ecco perché saltò. Darmian e Belotti dal Palermo…”

Le dichiarazioni rilasciate dall’ex direttore sportivo di Torino e Roma

L’intervista

“In questo ruolo vivi di emozioni continue e il calcio ne regala sempre. Se vedo un giocatore che mi colpisce, mi entusiasmo”.

Parola di Gianluca Petrachi. Diversi sono stati i temi trattati dall’ex direttore sportivo di Torino e Roma, intervistato ai microfoni di ‘TuttoMercatoWeb’: dai colpi che lo hanno reso orgoglioso, al suo ruolo in Italia. Ma non solo… “L’entusiasmo è alla base del nostro mestiere. Quel coraggio, quello di prendere D’Ambrosio dalla C2, è gratificante, bellissimo. Il rapporto con tutta la squadra, col tecnico. Io sono uno molto di campo, mi confronto coi giocatori e intervengo anche”, sono state le sue parole.

METODO PETRACHI – “Quando arrivo in un club studio la struttura, i giocatori, il materiale a disposizione. In base all’allenatore che c’è, o a quello scelto, capiamo chi tenere. Mi serve un terzino sinistro? Chiedo ai miei scout di stilare una lista di cinque nomi che reputano validi e adatti e faccio io la valutazione. Mi piacciono? Andiamo in profondità. Non mi convincono? Altri cinque. Quando uno mi intriga, lo seguo più in profondità, poi faccio fare due valutazioni, da uno scout e da Cavallo. Finché potevamo, giravamo molto e lo avremmo fatto anche ora che ci teniamo aggiornati. Amo il Sudamerica in modo particolare. In Brasile se conosci il paese, il dna, cogli frutti giusti. C’è tanto talento, la gente gioca per strada, è figlia di un calcio diverso ma che va saputo curare. Il talento brasiliano è perfetto: se c’è testa, disciplina, in Italia diventa un campione. E poi l’argentino: l’argentino è più adatto al nostro campionato, è più malleabile, all’Italia ma ad ogni ambiente. E poi ha fame, ha la garra che ci piace”.

Sfoglia le schede per leggere le dichiarazioni di Petrachi.

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