Gilardino, da campione del mondo al Rezzato: “Mi ispiro a Prandelli, a Parma è nato il violino. Sodinha? Ha perso 6 kg…”

L’ex attaccante di Parma, Genoa e Palermo ha raccontato i suoi primi mesi da allenatore

Il Gila allenatore.

Immaginare, pensare e guardare Alberto Gilardino in panchina è una sensazione assai strana. L’ex centravanti, tra le altre, di Parma, Genoa e Palermo era uno che difficilmente restava fuori dal terreno di gioco. Eppure da qualche mese è guida del Rezzato, club che milita nel campionato di Serie D. Intervistato da Il Secolo XIX, Gilardino ha parlato del tecnico a cui si ispira, ovvero Cesare Prandelli: “Mi lanciò a Parma, mi ha avuto nei miei anni migliori e l’ho ripagato con tanti gol. Ci siamo fatti bene a vicenda. Sono felice che sia al Genoa, dove con Gasp ho vissuto la mia ultima grande annata. Serie D? Per fare questo mestiere devi essere pronto a tutto, questa esperienza è importantissima, mi rimarrà sempre dentro“.

L’idea di fare l’allenatore è nata da poco, ma Gilardino lo fa con la stessa passione che lo contraddistingueva quando giocava: “Dopo l’ultima stagione allo Spezia, ho fatto il corso a Coverciano in estate con Pirlo, Batistuta, Thiago Motta, Matuzalem… mi è piaciuto, mi sono buttato a capofitto. Provo la stessa emozione e adrenalina di quando giocavo. Vivo intensamente giorno per giorno, per preparare al top ogni allenamento. La cosa più importante è essere se stessi, trasmettere ai ragazzi il tuo atteggiamento, le tue idee. Siamo quarti, vogliamo restare in zona playoff, siamo forti ma Como e Mantova sono due Juventus“.

Al Rezzato il Gila può far affidamento anche alla fantasia di Sodinha, fantasista Brasiliano ex Brescia: “Ha perso 6 kg, ha fatto meno di quanto poteva in carriera, vuole recuperare, può fare ancora di più. Ma ho tanti ragazzi molto bravi, esperti e anche più giovani. Giochiamo un 4-2-3-1 che senza palla diventa 4-4-2, chiedo ai miei di provare sempre a fare gioco“.

Parma e Genoa le sue esperienze più importanti: “In gialloblu ero giovane, tre anni importanti. Lì è nato il violino, ho capito che potevo farcela, andò via Adriano ed esplosi. Mi dicevo: ‘dimostra che non è casuale, batti il ferro finché è caldo e continua a segnare’. A Genova i primi 6 mesi furono particolari: cambi di allenatore, la salvezza sofferta a porte chiuse. Poi, dopo l’anno a Bologna, il ritorno alla grande col Grifone, dove ho vissuto l’ultima annata ‘alla Gilardino’, prima con Liverani, poi con Gasp: mai lavorato tanto come con lui, ma la domenica andavo a 2000 all’ora. I ricordi più belli: l’assist a Calaiò nel derby vinto 3-0, la doppietta con Udinese, Chievo e Parma. In totale 15 reti“.

Il classe ’82, infine ha parlato dei modelli a cui si ispira: “Ne dico 4. Prandelli, per il modo di allenare, il saper essere pacato e incisivo. Gasp, animale da campo: se ha giocatori adatti al suo calcio, dà un’impronta precisa e unica alle sue squadre, le riconosci. Ancelotti, un vincente, anche lui pacato ma determinato, personalità forte. Come Lippi, anche lui grande esperienza, carisma, un super vincente, con il top del Mondiale, emblema della mia carriera“.

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