PENSIERI E PAROLE IN LIBERTÀ La partita di Siena e gli errori dellarbitro Gava

La rubrica del giornalista-tifoso e scrittore Benvenuto Caminiti. Questa settimana, protagonista di “Pensieri e parole in libertà” è la partita di Siena e i clamorosi errori.

La rubrica del giornalista-tifoso e scrittore Benvenuto Caminiti. Questa settimana, protagonista di “Pensieri e parole in libertà” è la partita di Siena e i clamorosi errori dellarbitro Gava di Conegliano Veneto. di Benvenuto Caminiti Di solito, prima di buttar giù i miei settimanali “Pensieri e parole in libertà” aspetto un giorno e talvolta anche due. Ed è un’attesa strategica perché mi consente di riordinare le idee e tenere a freno gli slanci troppo impetuosi. Nel bene e nel male. Ma ieri ho faticato parecchio a resistere senza subito dire, anzi urlare, la mia sulle malefatte dell’arbitro Gava e le successive, viste e ascoltate sui vari canali televisivi. Ho detto “faticato” ma avrei dovuto dire “sofferto”: io non lascio mai la partita del Palermo prima del triplice fischio finale, non l’ho mai fatto (tranne quella volta dello 0-7 in casa contro l’Udinese , ma lì fu una questione di… dignità più che di amor proprio: dovetti scappare via per la vergogna), eppure ieri … Perché? Che strana domanda! Un tifoso, un tifoso vero, non può fare altrimenti; un tifoso vero resta perché in cuor suo spera sempre, spera pure nell’impossibile. Che so? Stai perdendo 3-0 a cinque minuti dalla fine e te ne resti lì, impavido, a occhi spalancati e col cuore che sembra scoppiare, perché speri sempre, almeno nel pareggio. Assurdo, lo so, ma è così e d’altronde la passione questo ti combina: ti fa sragionare, ti fa vagabondare nel mondo dell’ignoto, dei sogni, delle meteore. E sperare di recuperare il risultato sul 3-0 per l’avversario, quando manca solo una manciata di minuti alla fine, è tipico dei sognatori folli. E allora? Cosa c’è di più bello in una passione dell’immaginarsi tutto il bello che esiste al mondo e scacciar via tutto il brutto. Senza queste “stranezze” che passione sarebbe? Per ragionare c’è sempre tempo e certo non puoi farlo davanti alla tua squadra del cuore, che le sta prendendo di brutto e tu non sai proprio che fare per aiutarla. Non sai che fare tranne … sognare, augurarti l’impossibile, sperare in un miracolo. E siccome ogni tanto il calcio di cose strane ne combina, tipo stai perdendo due a zero a due minuti dalla fine e poi vinci tre a due, ecco che resti lì e bevi sino all’ultima goccia in un calice che quasi sempre sa solo di veleno . (Ricordo una “Champion’s” vinta dal Manchester United sul Bayern per 2-1 e alla fine mancavano solo un paio di minuti: ebbene, in quei due minuti i rossi anglosassoni, che avevano attaccato inutilmente per tutta la partita, fecero due gol e si portarono a casa l’ambito trofeo). Questo è il calcio, un mistero ad un tempo affascinante ed inestricabile, perché è tutto e il suo contrario; una volta dà, un’altra toglie, ma ti lascia sempre e comunque col fiato sospeso. Amato da tutti, belli e brutti, ricchi e poveri, scienziati e analfabeti: senza distinzioni, davanti al calcio, alla sua alchimia misteriosa, siamo tutti uguali, tutti disarmati, tutti alla sua mercé. E chi, invece afferma, anzi proclama, che per lui il calcio è solo uno svago della domenica, mente sapendo di mentire e lo fa solo per istinto di conservazione. Come a dire: “Tu mi vuoi fregare, ma io non sono come gli altri, io ti controllo e sono sempre io a decidere quando dire la parola fine!” Sciocchezze! Il tifo è sempre, e per tutti, una questione di cuore, la ragione arriva dopo, qualche volta in tempo ed altre fuori tempo massimo. Il tifoso non decide mai niente che non sia in sintonia con i destini della squadra amata. Ho visto intellettuali raffinatissimi perdersi in dispute da taverna solo per contestare un tifoso di parte avversa; li ho visti scendere sino a livelli impensabili per menti raffinate come le loro. Perché, se parliamo di calcio, non vale nulla avere tre lauree e frequentare i salotti buoni: se la tua squadra le ha buscate devi abbassar la testa davanti al fruttarolo, tifoso dell’ ”altra” squadra, che ti mortifica pure e ti dice con tono canzonatorio: “Chi cuorpa nn’aiu iu si lei tifa p’on squatra scarsa? Talè, pi stavuota ci fazzu pur’u scuntu!” Per questo ed altro ancora, ieri ho tenuto duro ed ho rinviato di 24 ore il momento dei commenti. Che tali non sono, per non accodarmi inutilmente alla sequela di lamentazioni seguite alle malefatte di Gava. Gava? Chi è costui? Forse un discendente di un onorevole democristiano della prima repubblica? Boh, non credo proprio, anche perché quello era di Castellammare di Stabia e questo viene da Conegliano Veneto: No, non voglio intingere anch’io la penna nel curaro delle maledizioni, già dette e ripetute su tutti i siti, rosanero e non. Anche perché non servirebbe a nulla. Abbiamo già preso atto del punto di vista del presidente dell’AIA, Nicchi, che con aria di sufficienza e un’insopportabile punta di fastidio (come a dire: “Ma che vogliono questi terroni, stanno sempre a lamentarsi!”) ha recisamente convalidato tutte le decisioni prese da Gava. A cominciare dall’espulsione di Balzaretti. Quindi, a che vale dannarsi l’anima? Sarebbe come combattere contro i mulini a vento e noi, tifosi rosanero, per quanto romantici sognatori di un calcio che non c’è più, non possiamo permettercelo, perché sabato arriva il Milan e, per sperare di batterlo, dovremo essere tutti uniti, tutti sugli spalti a tifare e gridare insieme, dal primo al novantesimo minuto: “Forza Palermo!” . E dovrà essere un grido così forte da stordire gli avversari, fossero pure i più forti del campionato. Com’è successo tante volte nel recente passato, che abbiamo capovolto tutte le previsioni della vigilia e rimandato con le pive nel sacco ora la Juve, ora il Milan (appunto!), ora l’Inter. Quindi, io dico: tifosi rosanero, che nel cuor mi state: coraggio! I Gava – e quelli come lui – passano, vanno gettati più velocemente possibile nel dimenticatoio, come non fossero mai esistiti, perché noi abbiamo un solo obiettivo: star vicini alla squadra ed aiutarla a superare l’impasse. Come abbiamo fatto mille volte nel passato, vicino e lontano, uscendone sempre da vincitori, perché noi, finché restiamo vicini al nostro Palermo, vinciamo sempre e comunque.

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