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Roma, l’ex Palermo Pastore scopre le carte: “Tutto sul mio futuro. Ho un sogno”

MILAN, ITALY - APRIL 20:  Abel Hernandez (R) of Palermo celebrates with mates after scoring his team's second goal during the TIM Cup semifinal match between AC Milan and US Citta di Palermo at Stadio Giuseppe Meazza on April 20, 2011 in Milan, Italy.  (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

Le dichiarazioni dell'ex jolly offensivo del Palermo

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Parola a Javier Pastore.

Pallone incollato tra i piedi, preziosismi e qualità sopraffina. Javier Pastore è stata una delle pedine fondamentali del Palermo targato Delio Rossi che sfiorò l'impresa della Coppa Italia esattamente dieci anni fa. Il trequartista classe 89' ha deliziato gli appassionati di questo sport nel tandem composto con Josip Ilicic, adesso calciatore dell'Atalanta di Gasperini. Ai microfoni di Tiempo de Juego, il Flaco si è raccontato a 360°. Di seguito, le sue dichiarazioni.

 PALERMO, ITALY - NOVEMBER 14: Javier Pastore (L) of Palermo celebrates after scoring the opening goal during the Serie A match between Palermo and Catania at Stadio Renzo Barbera on November 14, 2010 in Palermo, Italy. (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

CONDIZIONE FISICA- "Ad agosto del 2020 mi sono sottoposto ad un intervento chirurgico, sono rimasto fuori fino allo scorso gennaio 2021, quando sono entrato a far parte della squadra. Il campionato era già a metà e mi ci è voluto molto per conquistarmi il posto. L’importante è che l’operazione sia andata a buon fine”.

FUTURO- "Se non ricevo una chiamata da altre squadre, resto un giocatore della Roma. Se vogliono che me ne vada, vedremo se riusciremo a trovare un club con cui proseguire per altri due anni in Europa. Sogno il ritorno al Talleres. Lo preferirei all’Huracan, potrei stare più vicino alla mia famiglia. Comunque non si sa mai, dico due anni ma forse sarà l’anno prossimo. Me lo diranno il calcio e la mia voglia di continuare a competere ad alti livelli. Il Talleres sta crescendo molto, questo mi fa venire ancora più voglia di tornare".

MORTE DI MARADONA- "L’ho vissuta come la perdita di un familiare. Guardi il calcio e ci pensi, vai in Italia e ci pensi. Ho tanti ricordi. Ho una sua maglia autografata. Gliela chiese mia madre perché io morivo dalla vergogna. Ripenso ancora ai suoi discorsi ai Mondiali; lui non pensava mai, faceva solo quello che sentiva. A mezzanotte bussava alla tua porta per raccontarti qualche aneddoto dell’Italia. Sono cose che non ti aspetti. Era molto umano, aveva un cuore molto grande, era molto consapevole e attento a ogni dettaglio”.

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