Roma, l’addio di De Rossi: “Ho ancora voglia di giocare, è presto per mettermi in giacca e cravatta”

Il centrocampista giallorosso dirà addio a fine stagione dopo diciotto anni di fedeltà assoluta: non è arrivata la proposta di rinnovo da parte del club

Dopo diciotto anni tra giovanili e prima squadra, Daniele De Rossi lascia la Roma.

Il trentacinquenne centrocampista romano lo ha confermato nell’odierna conferenza stampa, nella quale ha ammesso di voler continuare a giocare e di non aver alcuna intenzione di appendere gli scarpini al chiodo. La dirigenza giallorossa, con l’a.d. Fienga in primis, aveva proposto a De Rossi un ruolo da dirigente dal quale il capitano non è stato attratto.

“Negli anni i tifosi hanno dimostrato di tenere a me. Non li ho cambiati mai per qualche ipotetica coppa. Ho avuto 3-4 anni per andare in squadre che possono vincere più della Roma, ma ci siamo scelti a vicenda. Ho 36 anni, il mondo del calcio l’ho vissuto e avevo capito che senza aver ricevuto una chiamata non sarebbe arrivato un rinnovo. Non volevo creare rumore che potesse distrarre la Roma e tutti quanti. Per il futuro, ringrazio l’amministratore delegato per l’offerta e grazie anche a Massara, mi hanno sempre dimostrato affetto e stima. Ero convinto che questa squadra potesse arrivare in Champions fino al pareggio di Genova. Io mi sento un calciatore e ho ancora voglia di giocare a pallone. Penso di farmi un grande torto se smettessi adesso”.

Una carriera spesa per la Roma, l’unica calciatore che può reggere il paragone con un mostro sacro quale è Francesco Totti.

“La consapevolezza del mancato rinnovo è cresciuta man mano durante l’anno. Monchi mi aveva rassicurato, poi andato via lui io non sono andato a chiedere nulla a nessuna. La sensazione ce l’ho sempre avuta. Il 27 maggio? Alle 15 ho un aereo e andrò in vacanza, ho bisogno di un po’ di tempo per non pensare al calcio e magari trovarmi una squadra. Devo parlarne a casa con la mia famiglia, poi col mio procuratore: per me è una cosa totalmente nuova. Ho cercato di prepararmi mentalmente all’addio, non ho mai pensato ai modi. Di certo non sarebbe stato bello nemmeno se avessi scelto io. La differenza di vedute c’è perché io avrei voluto giocare, per loro no invece. Però non c’è alcun tipo di rancore né con Fienga né con Massara, magari un giorno parlerò col presidente. Devo accettare questa cosa, sennò mi faccio male da solo. Fienga dice che sono un bravo dirigente, ma io se fossi stato dirigente me lo sarei rinnovato il contratto perché nello spogliatoio non creo problemi e dal punto di vista tecnico penso di aver giocato abbastanza bene”.

 

 

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