Vecchio Palermo: nell’inchiesta spunta anche “Diabolik”, il boss ultrà della Lazio

L’ultrà della Lazio è stato ucciso il 7 agosto 2019 a Roma

Nell’inchiesta relativa al fallimento del vecchio Palermo spunta anche “Diabolik”.

Una notizia che rende “ancora più torbido il contesto nel quale si muovevano i Tuttolomondo” e che “getta ombre sulle provenienza dei soldi (pochi) che avevano a disposizione”. Scrive così l’edizione odierna del ‘Giornale di Sicilia’. Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, è l’ultrà della Lazio ucciso il 7 agosto 2019 a Roma, ritenuto al centro di un grosso traffico di droga.

Tre mesi dopo, nel corso della maxi operazione “Grande Raccordo Criminale”, è stato arrestato Adamo Castelli, ritenuto vicino alla banda di narcotrafficanti capeggiata proprio da Diabolik, e uno degli interlocutori di Salvatore Tuttolomondo. Alcune telefonate sono state registrate dai finanzieri. “Una di queste riguarda praticamente gli unici soldi che i Tuttolomondo avrebbero sborsato nella vicenda del Palermo e cioè i 45 mila euro che erano stati anticipati per la fideiussione necessaria all’iscrizione per il campionato di Serie B”, si legge.

La fideiussione, però, era un imbroglio: i soldi al broker bulgaro che doveva fornire la garanzia non furono mai versati ma. E quei 45 mila euro non torneranno più indietro. Castelli e Tuttolomondo parlano proprio di questo: “Adesso ci ridanno i soldi nostri”, “rivendicando dunque la paternità dei 45 mila euro. Siccome Castelli è stato di recente arrestato nell’indagine della Dda di Roma, sorgono ulteriori dubbi sulla liceità della provenienza dei soldi investiti nella Us Città di Palermo”, scive il gip.

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