Vecchio Palermo, il fallimento e le spese folli dei Tuttolomondo: pacchi di caffè e una vacanza in Spagna con i soldi del club

Salvatore e Walter Tuttolomondo sono finiti in carcere lo scorso 4 novembre

Bollette della luce e del telefono, pacchi di caffè e una vacanza in Spagna.

I finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo – scrive “La Repubblica” – stanno esaminando minuziosamente tutte le spese fatte dai fratelli Salvatore e Walter Tuttolomondo, arrestati lo scorso 4 novembre, con i soldi del Palermo. Tanti i reati che gli sono stati contestati dalla Procura della Repubblica: bancarotta fraudolenta, indebita compensazione di imposte con crediti inesistenti, autoriciclaggio e reimpiego di denaro, falso e ostacolo alle funzioni della Commissione di vigilanza sulle società di calcio (Covisoc) della Figc. E gravi gli illeciti nell’acquisizione e nella successiva gestione del club rosanero da parte dei due fratelli, approdati in Sicilia per salvare il vecchio Palermo, poi miseramente fallito nel 2019 a seguito della mancata iscrizione della squadra al campionato di Serie B.

Come ha scritto il gip Lorenzo Jannelli nel suo provvedimento, Tuttolomondo “ha un’alta pericolosità”, e “ha chiaramente manifestato una personalità criminale preoccupante per la padronanza tecnica in materia societaria unita a singolare scaltrezza, capace di radunare una serie di soggetti pronti a mettere a disposizione le loro professionalità per raggiungere le finalità illecite”. E su Walter Tuttolomondo: “E’ legato a doppio filo al fratello Salvatore nel suo percorso criminale e con un importante ruolo di supporto nella realizzazione delle condotte delittuose”.

Le spese finite al centro dell’indagine coordinata dai sostituti procuratori Dario Scaletta e Andrea Fusco sono quelle seguite a una consulenza (finta secondo i pubblici ministeri) assegnata dai Tuttolomondo alla società “Struttura srl”, che ufficialmente avrebbe dovuto stilare una proposta di concordato con il tribunale. L’ennesimo pretesto, dice l’accusa, per distrarre altri soldi dalle casse della società di viale del Fante.

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