Palermo-Venezia 1-1: Struna evita la beffa, i rosa in dieci riacciuffano i lagunari

Palermo-Venezia 1-1: Struna evita la beffa, i rosa in dieci riacciuffano i lagunari

Palermo che domina in lungo e in largo gli avversari ma va sotto alla prima conclusione del Venezia, fortuitamente deviata da Haas. L’espulsione di Trajkovski sembrava aver compromesso irrimediabilmente la gara ma il coraggio dei rosanero e le mosse audaci di Stellone evitano in extremis la sconfitta

Commento

di Leandro Ficarra

Il calcio è materia beffarda e complessa. Affascinante contesa, dipanata sul filo di valori tattici, tecnici, fisici e mentali, il cui corso è soggetto ad un’infinita serie di variabili, spesso di matrice episodica e dinamica estemporanea, in grado di stravolgere radicalmente un epilogo all’apparenza scontato.

Il Palermo ha menato le danze e dominato la scena per larghi tratti contro un avversario scorbutico, tignoso ed estremamente sparagnino. La compagine di Stellone, pur non brillando per fluidità ed incisività di manovra, ha tenuto fin da subito in mano il pallino del gioco, cercando pazientemente di scardinare il dispositivo tattico, accorto ed estremamente prudente, coniato per l’occasione da Walter Zenga. Baricentro basso e grande densità da parte dei lagunari che si raccoglievano in maniera tale da inibire profondità, interspazi ed ampiezza ai padroni di casa. Accennando appena qualche sporadica ripartenza. Pur con poche direttrici di passaggio e senza sciorinare trame particolarmente acute sul piano del gioco, i rosanero hanno asfissiato in un forcing costante i lagunari per un’ora buona, creando, con conclusioni dalla media distanza e qualche fraseggio sfumato di un’inezia, almeno un paio di nitide palle gol.

Poi, come d’incanto, Segre, gettato nella mischia da Zenga, si alzava dalla panchina e trovava la gamba di Haas a rendere velenoso un destro senza troppe pretese. Pescando dal mazzo gioia personale e vantaggio per i suoi. Nel cuore della ripresa, cambiava punteggio e quadro psicologico di una gara che il Palermo pareva avere saldamente in pugno. Dopo una manciata di secondi, mutava anche il canovaccio tattico con Trajkovski, eccessiva foga ed altrettanta ingenuità nella circostanza, che entrava in modo duro ed incauto su Di Mariano, sulla trequarti difensiva veneta, vedendosi sventolare in faccia il cartellino rosso dal direttore di gara.

Dopo due sberle del genere sul piano psicologico, il timore che la squadra di Stellone si abbandonasse ad una mesta e preventiva resa serpeggiava sinistro sugli spalti del “Barbera”. Invece, proprio le mosse del tecnico rosanero esaltavano carattere, coraggio e spirito di reazione di un Palermo indomito.

Falletti per Fiordilino, Murawski per Haas e, infine, Moreo per Bellusci, Con tanto di ennesimo restyling strategico per l’ultimo scorcio di gara. Audacia premiata da un finale di partita in crescendo sul piano dell’intensità e del gioco. Decisamente a senso unico. Il Palermo è stato capace di creare almeno quattro nitide palle gol, prima di trovare il pari con Struna e sfiorare addirittura il successo in un arrembante extra-time, con una splendida stoccata di Nestorovski che meritava miglior sorte.

Personalità, spessore agonistico e caratteriale, potenziale offensivo, seppur ancora non totalmente tarato ed espresso, costituiscono valori aggiunti di rilevo da forgiare e sui quali costruire il prosieguo della stagione.

Condizione dei singoli, coralità ed intesa tra i reparti, fluidità ed automatismi nello sviluppo della manovra restano elementi di criticità sensibilmente migliorabili. Aspetti su cui il tecnico dovrà ancora lavorare molto per consentire alla squadra di esprimere tutto il suo potenziale. Ciò nonostante, si intravedono, in modo tangibile e piuttosto evidente, i tratti caratterizzanti, in termini di impianto di gioco, mentalità e filosofia calcistica, che il tecnico romano sta progressivamente instillando nella rosa a sua disposizione.  L’aver rimesso in piedi, una gara che stava inopinatamente per scivolarti dalle mani, con una reazione veemente, arrembante, in fondo anche lineare sul piano del gioco, è motivo di grande soddisfazione.

Le modalità con cui è stato riequilibrato un match parzialmente compromesso, comunque in salita in relazione alle contingenze, costituiscono un’ulteriore infusione di autostima. A prescindere dal risultato finale e dalla comprensibile delusione per non aver centrato la terza vittoria di fila in una gara comunque alla portata della compagine rosanero.

Il 4-3-1-2 schierato da Stellone in avvio di gara ha cozzato spesso sul muro eretto dalla compagine veneta che Zenga ha disposto di fatto con un 4-3-3 mascherato, che sapeva tanto di 4-5-1 in virtù della votata abnegazione al ripiegamento dei due esterni alti, Falzerano e Di Mariano, in fase di non possesso.

Tuttavia, il Palermo ha fatto la gara fin dal primo minuto, pagando una manovra a volte farraginosa e fin troppo articolata, trovando poco l’ampiezza con i due esterni bassi, non sempre brillanti e puntuali in sovrapposizione, faticando ad sollecitare la vena un Trajkovski poco ispirato tra le linee. Provando sovente ad imbucare in verticale per innescare le due punte, dinamiche e generose ma francobollate dai diretti marcatori, che quasi mai hanno trovato tempo e lucidità per battere a rete. Merito anche della impeccabile e coriacea fase difensiva di un Venezia, accorto e sempre molto coeso tra i reparti a protezione della propria area, in grado di coprire bene gli spazi ed attuare raddoppi sistematici, togliendo interspazi e profondità alla formazione di Stellone.

Pur senza incantare, i rosanero sono riusciti a creare nella prima frazione almeno tre occasioni da rete, sforbiciata di Nestorovski, Trajkovski che perde tempo ed equilibrio ad un metro da Vicario ben assistito da Puscas, un paio di interessanti conclusioni dalla media distanza firmate Haas (fuori bersaglio) e Jajalo, con il nazionale bosniaco che ha trovato pronto alla deviazione l’estremo difensore lagunare.

La ripresa era partita ancora meglio per la compagine siciliana, con Nestorovski che sfiorava il palo con una rasoiata dal limite e Puscas che si girava prontamente e calciava secco con il destro, chiamando Vicario ad un intervento non semplice.

Quando sembrava che gli uomini di Stellone potessero sbloccarla da un momento all’altro, la doccia fredda del gol di Segre, il cui destro veniva reso beffardo e vincente dalla sciagurata deviazione di Haas.

Come se non bastasse, giungeva a ruota l’espulsione di Trajkovski per un intervento incauto, rude quanto inutile, su Di Mariano nella metà campo veneta. A quel punto è stato Stellone, con mosse perentorie e coraggiose in corso d’opera, a suonare la carica e scuotere i suoi uomini dall’impasse.

L’ingresso di Falletti per Fiordilino ha mantenuto alta la cifra tecnica e l’impronta offensiva, accrescendo ritmo, qualità ed indice di pericolosità della squadra. Pur in inferiorità numerica, il Palermo ha spinto forte, cercando di imbastire trame lineari, pazientando nella circolazione della sfera, in attesa di verticalizzare e trovare spazio e tempo per battere a rete. Senza ricorrere al lancio lungo senza costrutto, sperando magari nell’ausilio della sorte, facendosi divorare dalla frenesia figlia del risultato e del cronometro. Il trequartista uruguaiano è entrato con l’argento vivo addosso, pressando come un ossesso, creando superiorità numerica ed imprimendo un cambio di passo tra le linee: prima ha offerto un assist al bacio ad Haas che lo svizzero ha letteralmente divorato, quindi ha calciato con straordinaria rapidità d’esecuzione dalla distanza, facendo corre un brivido a Vicario.

Puscas ha fatto a sportellate con i centrali avversari, sfornando un paio di ottime sponde aeree e provando a più riprese la conclusione, Nestorovski è venuto spesso incontro, al fine di proporsi per il fraseggio sullo stretto e stanare la retroguardia di Zenga. Proprio da un’incornata del macedone, sempre più vicino alla migliore condizione per ferocia e intensità, è nato il meritatissimo pari firmato Struna.  Poco prima, un elettrico e volitivo Moreo era subentrato a Bellusci per aumentare ulteriormente il peso offensivo, fornendo un contributo di corsa ed atletismo notevole in entrambe le fasi, a conferma del buon momento di forma.

Il Palermo, sulle ali dell’entusiasmo, ha rischiato anche di vincerla in pieno recupero, quando Nestorovski, al culmine di sei minuti vibranti ed arrembanti di extra-time, ha sfiorato l’incrocio con un bel sinistro a giro dal limite dell’area.

Non sono arrivati i tre punti ma l’applauso del pubblico al triplice fischio la dice lunga su prestazione e spirito di questa squadra. Piace l’indole gagliarda, coraggiosa, a tratti temeraria di questo Palermo. Una squadra letteralmente trasformata dall’avvento di Roberto Stellone. Sotto il profilo tattico, concettuale e dello spirito. Al netto di risultati, deficit di condizione dei singoli, ampi margini di miglioramento in materia di armonia e coralità nello sviluppo della manovra. Filosofia calcistica, forma mentis,  capacità di interpretare e leggere la gara sembrano idonee a nutrire ambizioni di vertice.

Il piglio e la ferocia agonistica sfoderata anche dai subentranti costituiscono emblema eloquente di un feeling profondo e proficuo tra calciatori ed allenatore. Base imprescindibile per raggiungere qualsiasi traguardo.

La retroguardia, a prescindere dal modulo di partenza, pare aver trovato sincronia e solidità confortanti.

In mezzo al campo sussistono consistenti margini di crescita in sede di qualità, dinamismo, e tempi di inserimento.

Il reparto, a cui manca notoriamente un po’ di fosforo in fase di impostazione, ha in Mato Jajalo un leader tecnico e carismatico indiscusso. Nel complesso, la linea mediana sembra fornire discrete garanzie per gli standard, certamente non eccelsi, di questa categoria.

Affinando condizione ed intesa tra i singoli, il roster offensivo sembra poter esprimere un potenziale di notevole spessore.  Strappi, cambi di passo e soluzioni di qualità in rifinitura sono nelle corde di Falletti e Trajkovski.  Puscas e Nestorovski, lavorando duro alla ricerca di condizione e reciproca compatibilità,, possono conferire peso specifico, densità e risolutezza in the box. Peculiarità spesso mancate alla squadra nella stagione precedente. Senza dimenticare Moreo, le cui caratteristiche tecniche possono risultare preziose ed integrarsi bene con entrambi i compagni di reparto, sia dal primo minuto che a gara in corso. In attesa di recuperare alla causa anche Embalo e Lo Faso. Toccherà a Stellone coniare tracce e temi offensivi ideali ad esaltare affinità e caratteristiche di tutti gli elementi a disposizione nel reparto.

La strada intrapresa sembra quella giusta ma il traguardo appare ancora molto lontano. Bisognerà crescere in cinismo e concretezza, senza mai specchiarsi troppo, alimentando costantemente quello spirito gladiatorio e feroce che ha caratterizzato l’alba del nuovo corso di Roberto Stellone in Sicilia.

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