Palermo, Vanello si propone: “Il Barbera è un gioiello, io saprei come ristrutturarlo. La A sfumata fu colpa mia”

Le dichiarazioni rilasciate dall’ex calciatore del Palermo, oggi architetto

“Mi dispiace che con Zamparini sia finita così. So che i nuovi proprietari sono vicini parenti di Renzo Barbera, spero che ci mettano la sua stessa passione”.

Lo ha detto Sandro Vanello, intervistato ai microfoni del ‘Giornale di Sicilia’. Nato a Tarcento il 18 giugno 1948, l’ex mezzala del Palermo ha vestito la maglia rosanero per ben cinque stagioni, dal 1970 al 1975. E oggi è un architetto apprezzato. “Sento parlare spesso di un nuovo stadio a Palermo. Da ex calciatore e da architetto penso sia una follia. Il ‘Barbera’ è uno degli stadi più belli d’Italia e non andrebbe mai mandato in pensione, sono disponibile a un rendering (il disegno tridimensionale che precede il progetto, ndc) gratuito. Partendo dal prospetto che andrebbe tutelato e valorizzato. Si potrebbe rifare senza spese faraoniche come hanno fatto a Udine. Diverrebbe un gioiellino. Gli stadi in città sono i più belli e il contesto ambientale del ‘Barbera’ è unico”, ha dichiarato Vanello, che si è proposto per “ristrutturare” il “Renzo Barbera”.

DALL’INTER AL PALERMO – “Certo non fui contento quando l’Inter nell’estate del 1970 mi cedette al Palermo. Anzi, non volevo venire proprio. Avevo vent’anni, due anni prima avevo debuttato in A col Verona segnando nel corso della stagione quattro gol, uno proprio all’esordio. Poi un campionato all’Inter. Mai avrei pensato al Palermo. Ma a quei tempi la volontà dei calciatori non contava nulla, l’Inter doveva prendere Giubertoni e Pelizzaro dal Palermo e in cambio andammo io, Landini e Girardi. Bastò meno di una settimana per capire che ero arrivato nel posto giusto. Renzo Barbera mi accolse come un figlio, mi alloggiò a Villa Igiea, suo figlio Ferruccio, mio coe taneo, mi prese in custodia. Uscivamo tutte le sere e conobbi il volto più bello della città. Molti amici, come Giacomo Sinagra, li frequento ancora. E Palermo mi sembrò subito bellissima. Oggi è ancora più bella, riesce a stupirmi tutte le volte che torno, ma già cinquanta anni fa aveva un grande fascino”.

LA MANCATA PROMOZIONE – “Villa Barbera il ‘centro di gravità’ di quel Palermo? Per noi calciatori era la seconda casa anche se non erano tempi floridi per il club. Del resto non c’erano diritti televisivi e con i soli incassi a Palermo non si faceva molto. Restammo anche cinque mesi senza stipendi, ma mai nessuno lo fece pesare a Renzo Barbera, sapevamo che avrebbe fatto di tutto per onorare gli impegni. Presidenti così, con i suoi tratti di umanità e la sua signorilità, nel calcio non ne esistono più. Ormai è solo business. Forse l’ultimo è stato Mantovani, il presidente della Samp scudettata. Sono stati anni molto intensi, molte gioie e qualche amarezza ma per me è stata tutta una favola. Giocavo, mi divertivo, ebbi rapporti positivi con tutti, anche col tecnico Viciani nonostante si sia detto spesso il contrario e mi laureai in architettura a Palermo. È vero, avevo qualche… debolezza: quando volevo tagliarmi i capelli andavo a Roma dal mio barbiere di fiducia, era un mio vezzo non lo nego. L’unico rimpianto forse è legato all’ultima stagione. Quando eravamo vicinissimi al ritorno in serie A. Mi assumo tutte le responsabilità perché nel finale di campionato ebbi un forte calo di rendimento. Senza il quale il Palermo sarebbe tornato nella massima serie”, ha concluso.

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