Palermo, parla Giammarva: “Deferimento? Non capisco una cosa. Rifarei tutto e vi spiego perché”

Palermo, parla Giammarva: “Deferimento? Non capisco una cosa. Rifarei tutto e vi spiego perché”

Le dichiarazioni rilasciate dall’ex presidente del Palermo, deferito insieme al club di viale del Fante, Maurizio Zamparini e Anastasio Morosi

Lo scorso 29 aprile l’ufficialità.

Il Palermo Calcio e Maurizio Zamparini sono stati deferiti al Tribunale Federale Nazionale-Sezione Disciplinare per una serie di irregolarità gestionali ed amministrative. In particolare, la società di viale del Fante è stata deferita per responsabilità diretta e per responsabilità oggettiva.

Le indagini condotte fanno riferimento ai bilanci relativi agli anni 2014, 2015, 2016 e 2017, nonché alle operazioni Mepal e Alyssa. Inoltre, sono stati deferiti anche Giovanni Giammarva e Anastasio Morosi, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione e presidente del collegio sindacale.

Intervistato ai microfoni di Trm nel corso di ‘Zona Vostra’, l’ex presidente del Palermo si è espresso a tal proposito.

“Sono stati presi i capi d’imputazione, o meglio d’incolpazione, perché siamo solo indagati e non imputati, della Procura ordinaria, che mi coinvolgono per le comunicazioni che ho dato alla Covisoc sugli stati patrimoniali chiusi il 31 dicembre 2017 mi pare. Io ora vorrei dire una cosa: i bilanci di una società di calcio si chiudono al 30 giugno ogni anno, i bilanci del 2016 e del 2017 sono stati approvati da un precedente consiglio d’amministrazione dove io non c’ero. Il bilancio del 30 giugno 2018, il terzo bilancio di cui si parla, non è stato nemmeno approvato da me perché io a luglio ero andato via”, sono state le sue parole.

“Il problema è sempre il soluto credito di 40 milioni, la causa di tutti i mali, stesso motivo per cui è stato chiesto il fallimento, poi non accettato. Questo credito, secondo la Procura ordinaria e federale, continua ad essere definito non vero, un credito ora passato da 40 a 20 milioni. Ora io mi chiedo una cosa: come avrei fatto io a non trasmettere i dati alla Covisoc e non facevo iscrivere la società al campionato solo perché c’è un’ipotesi di credito non vero. E se poi esce una sentenza, come è già successo con la fallimentare, che dice che tutto era regolare, si faceva un danno alla società e alla città ed io mi assumevo una responsabilità morale, oltre che civilistica, che avrei dovuto vedere come risolvere. Nella situazione in cui sono stato lo rifarei. Ho dato un aiuto alla città assumendomi una grossa responsabilità, ma era giusto che fosse così. Poi cosa vuol dire deferirmi? Non sono più presidente e tesserato. Non capisco nemmeno cosa significa deferire il presidente del Consiglio Sindacale. Se il credito viene saldato si dovrebbe chiudere tutto, perché il credito si azzera. Parlo per dati tecnici ed aziendali, poi se c’è dell’altro io questo non lo so. Quindi se la nuova proprietà paga il credito dovrebbe chiudersi tutto positivamente. E poi dopo un anno e mezzo la società non è ancora fallita, si trova in una situazione economica difficile, ma non è fallita, continua a barcamenarsi. Sono successe tante altre cose da quando l’ho lasciata io”, ha proseguito.

“Io sono del parere che i processi si fanno nelle aule giudiziarie, non si fanno in altre sedi. Io non ho detto che quello che ha detto la Procura ordinaria è carta straccia, e nemmeno che la Procura federale ha preso gli atti della Procura ordinaria. Questo non lo dico io, ma l’atto di deferimento. Ma sono le stesse carte della Procura ordinaria. Quando finirà questa storia del deferimento? La Giustizia Sportiva è più veloce rispetto a quella ordinaria, ma non si può concludere giorno 10, perché poi ci sarà un appello ed il terzo grado al Coni”, ha concluso Giammarva.

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