Palermo-Licata 2-1: rosa brillanti, spreconi e vincenti! Felici e Santana illuminano il Barbera…

Palermo-Licata 2-1: rosa brillanti, spreconi e vincenti! Felici e Santana illuminano il Barbera…

Un Palermo intenso e brillante rimonta lo svantaggio iniziale e si impone su un buon Licata: prestazione convincente sul piano del gioco ma troppe le occasioni sprecate dagli uomini di Pergolizzi. Perle balistiche firmate Felici e Santana, qualche sbavatura con annessi brividi nel finale…

di Leandro Ficarra

Intenso, volitivo, brillante.

Il Palermo incastona l’ottavo tassello del suo pregiato mosaico. Forse il più significativo e prezioso tra quelli collocati e lucidati in questo primo scorcio di stagione. Inedito e speciale per forma e lucentezza. Per la prima volta, con tale caratura e continuità, la compagine di Pergolizzi è riuscita a conciliare qualità del gioco ed importanza del risultato. Successo dall’inestimabile peso specifico al cospetto di un avversario di acclarato valore sotto il profilo della cifra tecnica e dell’organizzazione di gioco.

Un ottimo Palermo ha avuto ragione di un bel Licata. Esercizio di sintesi che esplicita lignaggio e godibilità di una sfida che ha espresso contenuti complessivamente degni di ben altre categorie. I padroni di casa hanno inanellato l’ottava vittoria consecutiva del  campionato, consolidando una leadership trasversale ed indiscussa che legittima a pieno titolo l’ambizione di immediato ritorno nell’emisfero del calcio professionistico. Un Palermo che ha mostrato un volto diverso, al cospetto di un avversario che ha accettato di buon grado la sfida frontale, senza ricorrere a particolari speculazioni conservative sul piano tattico e dell’atteggiamento. Il Licata ha provato a giocarsi le proprie carte, non ha mai rinunciato a proporsi, ha sofferto l’incedere tambureggiante di un Palermo oggettivamente superiore, cercando comunque di mantenere nervi saldi e indole propositiva.  In presenza di maggiori interspazi e profondità, il Palermo ha esaltato doti tecniche, proprietà di palleggio, levatura delle proprie individualità. Compagine rosanero tonica, intensa, aggressiva. Padroni di casa armoniosi e straripanti nella tessitura della propria manovra, capaci di raggiungere picchi di fluidità e qualità nel fraseggio, sul piano balistico e squisitamente estetico, oggettivamente inediti rispetto a quanto visto nelle uscite precedenti. La squadra solida, cinica e concreta, non bella ma vincente, ammirata tendenzialmente nelle prime sette giornate, ha lasciato il posto ad una formazione brillante, manovriera e dominante. Un complesso ispirato e tracimante, in grado di creare un numero imprecisato di trame offensive ed altrettante palle gol. Alto l’indice di pericolosità, non altrettanto la percentuale di realizzazione. Il match non ha tradito le attese, le due squadre si sono reciprocamente affrontate a viso aperto, denotando indole propositiva e buona linearità nell’imbastitura della manovra. A marcare una netta supremazia territoriale è il Palermo di Rosario Pergolizzi. Corta, reattiva ed elettrica, la compagine rosanero ha imposto subito ritmi intensi e vertiginosi al match. Martin ha dettato tempi e tracce con la solita maestria, Kraja e Martinelli entrambi voraci in pressione sulla sfera e preziosi nella cucitura delle trame, Doda e Vaccaro hanno spinto e sovrapposto con continuità sulle corsie, Santana e Felici hanno mostrato da subito effervescenza e brio dei giorni migliori. Tre clamorose chance nei primi venti minuti, con Santana, Lancini e Ricciardo, maldestramente fallite e pagate poco dopo a caro prezzo. Come da canonica legge del calcio, cinica ed inesorabile, il Licata ha colpito il gigante sprecone con la zuccata di Maltese. Pelagotti si era superato qualche secondo prima su Assenzio, su quello che risulterà essere un beffardo preludio al vantaggio ospite.  L’aspetto che, per l’ennesima volta, ha colpito pubblico e addetti ai lavori è stata l’immediata e veemente capacità di reazione della capolista. Se punto e stuzzicato nell’orgoglio, questo Palermo sbrana l’avversario con ferocia e rapidità sorprendenti.  Autostima e consapevolezza dei propri mezzi moltiplicano energie ed input motivazionali. Come a Biancavilla, ai rosanero bastano  appena un paio di giri d’orologio. Lasso di tempo esiguo ma sufficiente ad annacquare le velleità della contendente di turno. Ricordando a tutti chi comanda sul rettangolo verde in questa categoria. Due perle balistiche di rara bellezza per ripristinare punteggio e gerarchie. Il primo acuto concreto in Sicilia del talento di Felici, dribbling secco sul diretto marcatore e diagonale chirurgico, ristabilisce la parità. Santana ferma il tempo e mozza il fiato di chi ama il calcio qualche secondo dopo: Mario uncina con il mastice della sua classe cristallina il lancio con il contagiri di Lancini, carezza leggiadro la sfera, sussurrando con il mancino un lob, dolce e beffardo, che gonfia la rete e il cuore di un Barbera estasiato dal talento immarcescibile dell’argentino.

La seconda frazione è stata altrettanto vibrante e gradevole, con la compagine di Pergolizzi che ha continuato in avvio a produrre una notevole mole di gioco, tessendo trame incisive e ficcanti, sfiorando il tris a più riprese.  Santana ha lasciato il campo a Sforzini, godendosi il meritato tributo di uno stadio intero. Il Palermo ha dovuto rinunciare, giocoforza, anche a Martinelli, toccato duro, e con l’ingresso di Ambro si è disposto con un classico rombo: 4-3-1-2 con Felici alle spalle del tandem composto dall’ex Avellino e Giovanni Ricciardo. Le occasioni per il terzo gol si sono susseguite in serie: Ambro, Ricciardo, Felici, tutti vicinissimi alla realizzazione ma leziosi o imprecisi al momento di concludere. Tuttavia armonia e coralità di manovra non sono state pari alla prima frazione di gioco. Folate improvvise, sprazzi dardeggianti ma intermittenti. Prestazione fornita nella ripresa non comparabile, in termini di ritmo ed intensità, a quella sciorinata dai rosanero prima dell’intervallo. Un paio di distrazioni difensive rischiano di costare molto care alla formazione di Pergolizzi.  Errori individuali, letture incaute e movimenti non sempre sincroni tra i reparti in fase di non possesso. In più di un’occasione la squadra si è fatta trovare lunga e disarticolata, prestando il fianco alle ripartenze avversarie, dovendo gestire un gol di vantaggio.  In una prima circostanza gli ospiti cincischiano troppo, non trovando l’attimo giusto per battere a rete, quindi, nel finale, è Doda ad immolarsi, eroicamente e con successo, sulla conclusione a botta sicura di Convitto. L’ultimo scorcio di match regala le consuete interazioni strategiche dalla panchina di un Pergolizzi desideroso di portare a casa l’intera posta in palio. L’ingresso di Peretti per Ricciardo disegna un 5-3-2 coperto e blindato per limitare al minimo i rischi. Gli ulteriori cambi nel finale, Langella per Kraja, Mauri per Martin, servono a spezzare il ritmo avversario e guadagnare secondi nella fase convulsa del recupero. Il triplice fischio è cadenzato dalla gioia del pubblico di casa che abbraccia idealmente i propri beniamini. L’ottava nota della sinfonia rosanero è fin qui la più dolce e armoniosa dello spartito. Il Palermo visto contro il Licata ha vinto e convinto, eccezion fatta per alcune sbavature difensive su cui il tecnico avrà modo di lavorare. La strada è ancora lunga, non bisogna abbassare di un minimo l’asticella della tensione e dell’attenzione. Tuttavia, i numeri sono eloquenti e parlano chiaro. Ad oggi, la compagine di Pergolizzi è padrona incontrastata di questo campionato.

 

 

 

 

 

 

 

 

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy