Palermo, la grande sfida di Pasquale Marino: la scheda del profeta del calcio spettacolo made in Sicily

Palermo, la grande sfida di Pasquale Marino: la scheda del profeta del calcio spettacolo made in Sicily

Tecnico di concetto, esperto e capace di caratterizzare fortemente le sue squadre sul piano del gioco e dell’identità. Pasquale Marino, cultore di un calcio audace e propositivo, proverà a conciliare a Palermo spettacolo e risultati…

Evitato l’incubo della retrocessione in serie C,  il Palermo proverà per il terzo anno consecutivo l’assalto a quella promozione in serie A che, al momento, sembra essere stregata. Per spezzare tale sortilegio, il direttore generale del club rosanero, Fabrizio Lucchesi, ha scelto di affidare la rosa ad uno dei profili di maggior esperienza del campionato cadetto. Pasquale Marino, liberatosi dallo Spezia e pronto a prendere il posto di Delio Rossi, è ormai in procinto di consumare quel matrimonio professionale con il Palermo più volte sfiorato in diverse circostanze .

A guidare la compagine rosanero sarà dunque un uomo che non ha mai nascosto il suo amore per la sua terra: “La Sicilia è tutto per me e quando sto fuori non vedo l’ora di tornare. Quando sono lontano l’apprezzo di più”. Proprio nell’Isola, Marino muove i primi passi da calciatore, non riuscendo mai però a compiere il definitivo salto di qualità e chiudendo la sua carriera con la maglia del Catania. Alla guida degli etnei, il tecnico originario di Marsala inizia ad ottenere i più grandi risultati nelle vesti da allenatore: dopo alcuni anni di gavetta nelle categorie inferiori, Marino si guadagna la panchina dei rossazzurri nella stagione 2005-2006, riuscendo subito a compiere un vero e proprio miracolo calcistico. Grazie ad un gioco spettacolare e alla terza differenza reti migliore del campionato (dietro soltanto all’Atalanta capolista e al Torino), Marino guida i suoi uomini fino al secondo posto in classifica, conquistando la promozione diretta in serie A dopo 23 anni dall’ultima apparizione del Catania in massima serie. L’anno dopo si ripete e riesce ad ottenere un’insperata salvezza, vincendo lo scontro diretto contro il Chievo ed attirando le attenzioni di Giampaolo Pozzo che gli offre in quel frangente l’occasione più grande della sua carriera: Marino accetta le lusinghe del patron friulano e diviene il nuovo tecnico dell’Udinese. La stagione successiva il tecnico siciliano disegna il suo piccolo, grande, capolavoro, conquistando la qualificazione in Coppa Uefa. Alla sua prima esperienza sul  palcoscenico europeo, Marino costruisce un tridente delle meraviglie composto da Alexis Sanchez, Fabio Quagliarella e Floro Flores, che lo spinge fino a raggiungere addirittura i quarti di finale della competizione: il cammino dell’Udinese si interrompe con non pochi rimpianti ad un passo dalle semifinali, dopo uno spettacolare doppio confronto con il Werder Brema (6 a 4 il risultato complessivo).

Dopo l’esperienza con i bianconeri, inizia un periodo turbolento per  la carriera di Marino. Un momento grigio e di involuzione a livello di risultati, fatto di piazzamenti negativi, incomprensioni ed esoneri. Non riuscendo a trovare fortuna con Parma, Genoa e Pescara, il tecnico torna in serie B per tentare di ritrovare sé stesso.

Il 30 ottobre del 2014 firma con il Vicenza, che in quel preciso momento si trovava al ventesimo posto in classifica, e trascina la sua nuova squadra fino al terzo posto in graduatoria siglando una clamorosa rimonta. Una volta conquistati i playoff, soltanto il Pescara gli impedisce di portare a termine un’altra storica promozione. La maledizione dei playoff si ripete anche sulla panchina del Frosinone e infine, nella stagione appena terminata, su quella dello Spezia, eliminato al primo turno dal Cittadella.

Nel corso della sua carriera Marino ha abituato i suoi tifosi ad un calcio estremamente propositivo, all’insegna di ritmi vertiginosi e propensione alla verticalizzazione. Marino cova il gusto ed il culto della qualità e dello spettacolo, senza perdere mai di vista equilibrio, concretezza e ricerca del risultato.  I numeri rivelano palesemente il verbo calcistico del tecnico marsalese, il quale predilige curare con ricercatezza ed attenzione schemi e tracce della fase offensiva: con 53 gol fatti, il suo Spezia è stato il quarto miglior attacco del campionato anche se hanno certamente pesato le 46 reti subite. Come all’Udinese, anche con gli Aquilotti Marino ha dimostrato la sua grande capacità di creare gran feeling tra i giocatori in campo e di rimodellare le loro caratteristiche pur di non rinunciare al suo 4-3-3, modulo che gli ha permesso di ottenere grandi risultati nel corso della sua carriera. David Okereke (10 gol e 10 assist) e Emmanuel Gyasi sono i due esempi più lampanti delle abilità del tecnico siciliano: nati entrambi come centravanti di ruolo, i due hanno quest’anno giocato rispettivamente nel ruolo di estremi offensivi di un tridente, agendo larghi sul fronte d’attacco e mettendo costantemente in difficoltà le difese avversarie con tagli interni e traversoni diretti sul secondo palo. Marino ha anche il grande merito di riuscire a trasmettere la sua idea di calcio ai suoi centrocampisti, plasmandoli a sua immagine e somiglianza e riuscendo a creare una sintonia inossidabile.

Da calciatore, sul terreno di gioco, Marino era un regista che prediligeva le geometrie e la qualità della giocata. Corsa e duttilità tattica, abbinate ad una dose di sano agonismo, non devono mai venir meno. Ma è la limpidezza, unitamente a pulizia e lignaggio nell’esecuzione dei fondamentali, che finisce sempre per fare la differenza.

Questa la mentalità che il tecnico è sempre riuscito ad inculcare ai suoi uomini. Giulio Maggiore è simbolo anche della sua grande capacità di far crescere e valorizzare i giovani: il classe ’98 è diventato uno dei pilastri dello Spezia insieme a Matteo Ricci e Luca Mora. Elemento fondamentale per ottimizzare i principi cardine del credo calcistico di di Marino è  quello di avere a disposizione versatili e poliedrici sul piano tattico, possibilmente dotati di tecnica e padronanza sul piano squisitamente balistico con entrambi i piedi: queste caratteristiche permettono di imbastire un gioco rapido, dinamico e difficilmente leggibile, grazie a dinamismo ed intercambiabilità delle pedine sul terreno di gioco.

Pasquale Marino potrebbe essere l’uomo perfetto per riportare al Renzo Barbera un’idea di calcio, nell’accezione più pura e spettacolare del termine, in grado di far ritrovare ai tifosi del Palermo l’entusiasmo progressivamente eroso dalle deludenti performance della squadra rosanero nelle ultime stagioni. Un calcio che, alcuni anni fa, l’Unione ha definito “Il calcio migliore d’Europa” e che lui stesso continua a professare con religiosa convinzione: “Ho fatto dalle elementari all’ università sempre cercando l’ equilibrio e un calcio propositivo che piace alla gente. Preferisco un 3-3 a uno 0-0. Probabilmente per gli specialisti uno 0-0 è segno d’ equilibrio, ma allo spettatore un 3-3 piace molto di più. Allo stadio l’ emozione più grande è il gol anche se è chiaro che ti diverti di più quando vinci. Come si vince? Con la forza del collettivo e la voglia di divertirsi. Il bello del calcio, è giocare la palla, non rincorrerla. È noioso e deprimente inseguire gli altri per ’90 minuti”.

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