Palermo in Serie C: le motivazioni della Cassazione dietro alla conferma dei domiciliari per Zamparini

Palermo in Serie C: le motivazioni della Cassazione dietro alla conferma dei domiciliari per Zamparini

Le ragioni della Cassazione dietro alla conferma degli arresti domiciliari per l’ex patron rosa. Il commento di Giovanni Giammarva: “Non capisco come si possa pensare che io fossi un prestanome”

Che l’era inglese del Palermo non fosse destinata a durare lo avevano già capito i giudici della Cassazione con almeno un paio di settimane d’anticipo

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Con queste parole si apre l’edizione odierna de Il Giornale di Sicilia, che spiega come e per quali ragioni lo scorso 24 gennaio la Suprema Corte abbia deciso di confermare gli arresti domiciliari per l’ex patron del club rosanero Maurizio Zamparini, che andrà a processo il prossimo 2 luglio accusato di false comunicazioni sociali e falso in bilancio. Una decisione dovuta al rischio “concreto e attuale” di reiterazione dei reati, per la “pervicacia e il totale dispregio della legge dimostrati dall’indagato“, il quale”ha agito in modo continuativo per occultare la verità e perseguire i propri interessi nonostante le verifiche in corso da parte sia del giudice civile che penale, anche al fine di eludere le stesse, attraverso l’uso di società e soggetti di comodo“.

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Non è di fatto bastata per convincere la Suprema Corte la precedente cessione delle quote societarie a Sport Capital Group, avvenuta con “condizioni rispetto all’esecuzione dell’operazione, il cui avveramento resta da definire“. Anche perché solo il 14 febbraio la proprietà inglese ha lasciato la società siciliana senza immettere un euro nel capitale del Palermo Calcio. Secondo la Cassazione, dunque, l’ordinanza con cui il Tribunale del Riesame di Palermo ha disposto la misura cautelare per l’ex patron rosanero sarebbe da considerare adeguata, vista e considerata “l’irrilevanza delle formali dimissioni dell’indagato dall’amministrazione della società, evidenziando che lo stesso ha continuato la sua attività di gestione tramite altri“. Il riferimento è chiaramente agli altri due soggetti che proprio con l’imprenditore friulano “condividono” il deferimento da parte della Procura della Figc, vale a dire Anastasio Morosi e Giovanni Giammarva, definiti come dei veri e propri “prestanome“.

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Secondo i supremi giudici, inoltre, Maurizio Zamparini avrebbe “esercitato il controllo tramite tali soggetti per un tempo prolungato e continuativo” e ciò “evidenzia una spiccata tendenza a reiterare gli illeciti“. Affermazioni che per Giovanni Giammarva, sentito telefonicamente dal noto quotidiano regionale, hanno bisogno di una precisazione: “Sono stato presidente solo per otto mesi, nei quali non sono stati approvati bilanci. Mi si può addebitare solo la trasmissione alla Covisoc dei dati relativi al saldo del credito Alyssa, ma la Cassazione in un’altra sentenza lo ha già considerato non fittizio. In più sono andato via perché certe cose non erano di mio gradimento. Non capisco come si possa pensare che io fossi un prestanome“.

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