Palermo in Serie C, Giammarva: “De Angeli? Non faceva gli interessi del club, ecco perché sono andato via”

Palermo in Serie C, Giammarva: “De Angeli? Non faceva gli interessi del club, ecco perché sono andato via”

L’ex presidente è tornato sulle motivazioni che lo hanno spinto al divorzio dal club rosanero nell’agosto scorso

Un cammino condiviso per 8 mesi, dal novembre 2017 all’agosto 2018, poi un divorzio che ha fatto rumore.

Dopo aver aiutato il Palermo ad uscire da un iter processuale che ha visto minacciato il club per un possibile fallimento, la strada dei rosanero e quella di Giovanni Giammarva hanno preso due direzioni differenti, salvo poi riunirsi nei mesi scorsi. Balzato alla cronaca per processi che lo vedevano direttamente interessato per possibile corruzione nell’ambito della decisione sul mancato fallimento del club, il commercialista palermitano è stato assolto grazie alla sentenza della Cassazione che ha annullato il procedimento della Procura di Caltanissetta che aveva tra l’altro richiesto la custodia cautelare del 61enne.

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Giammarva è tornato nuovamente sul divorzio dal club di viale del Fante, scelta motivata da alcuni scontri con l’attuale direttore amministrativo dei rosa Daniela De Angeli: “Quando sono andato via avevo messo i conti in sicurezza: avevamo risolto i problemi con l’Agenzia delle Entrate, ridotto i debiti, incassato un grosso pezzo del credito Alyssa e lì avevo preteso un accantonamento di 5 milioni, a protezione di questo credito, che poi è stato tolto quando è stato approvato il bilancio il 30 giugno 2018. Sono andato via per diversità di vedute con la responsabile amministrativa De Angeli, che ritengo non facesse gli interessi dalla società. Lei si sentiva molto legata a Zamparini che preferì tenere lei, piuttosto che fare rientrare me“.

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Quando ho preso questo incarico, dopo un attentissimo esame dei flussi finanziari dell’azienda, si diceva che ero un presidente di garanzia, più che altro mi sentivo di garanzia per la Procura, quasi un guardiano, perché nell’ipotesi di operazioni non opportune con me non si sarebbero portate avanti. Non potevo immaginare di affrontare anche un procedimento dalla Procura di Caltanissetta per il quale si chiedeva, addirittura la mia custodia cautelare in carcere, risolto poi con sentenza di Cassazione che ha annullato tutto. Il danno economico-professionale e d’immagine è stato forte”.

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