Il Palermo crolla in casa contro il Venezia. Tre gol subiti e zero fatti. La formazione di Eugenio Corini è ufficialmente in crisi di risultati e prestazioni, che rischia di compromettere la corsa alla Serie A.
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A cura di Anthony Massaro
I due gol di Pohjanpalo e la rete di Gytkjær hanno aperto una crisi che era già nell’aria. Il Palermo ha vinto, stentando, una partita (contro il Lecco ultimo) delle ultime cinque gare e adesso rischiano di diventare 10 i punti di distanza dal secondo posto (attualmente 7). Tanta, troppa distanza per una squadra che ha obiettivi e pulsioni da prima fascia. Difficoltà strutturali, fragilità mentale, involuzione atletica e tattica, insofferenza e disagio generale. Numeri non all’altezza e conclamata difficoltà a trovare identità, coralità ed equilibri nelle due fasi di gioco. Le altre che corrono veloci ed il fantasma di una stagione deludente. Il Palermo è nell’occhio del ciclone tra assenza di gioco e dissenso esteso da parte di critica e pubblico.
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I numeri, al ribasso, del Palermo di Corini
Due di queste 3 sconfitte sono maturate al Barbera. Il fattore casalingo è azzerato. Il Palermo fatica terribilmente anche davanti al suo pubblico. 2 gol fatti e 6 subiti. Con il tris calato dai lagunari sono ben sei le partite senza punti ottenuti davanti al proprio pubblico. Dati da caduta libera se paragonati a quelli del frangente tra fine 2023 e inizio 2024. Soltanto un mese fa, il Palermo veleggiava in terza posizione, a meno uno dalla Cremonese seconda. Dalla cocente rimonta subita dopo l'intervallo del big match dello Zini, in vantaggio di due gol ed un uomo e virtualmente secondo in classifica, il Palermo ha smarrito tracce, autostima, brillantezza e convinzione. Corto circuito trasversale in casa rosa, squadra che ha perso la rotta ed annaspa in balia delle onde. Guidata da un tecnico che sembra faticare non poco a ritrovare le giuste coordinate ed a raddrizzare la barca. Bisogna invertire il trend e serve farlo in fretta. Ad oggi pensare di riprendere il duo Venezia - Cremonese sembra fantascienza. Provare a stare davanti a Catanzaro e Como, invece, sembrerebbe più alla portata della squadra di Corini. Riprendersi, almeno quel quarto posto utile a giocarsi con concrete aspirazioni i playoff. A patto di una profonda e serena autocritica che focalizzi l'origine del dilaniante malessere che ha ridotto ai minimi termini questa squadra. Valutazioni franche e ricerca di soluzioni e accorgimenti risolutivi ed efficaci che possano cambiare un'inerzia ed un livello di rendimento, in campo e sulla panchina che precludono il raggiungimento di qualsiasi traguardo.
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L’analisi del campo e le difficoltà dei singoli
O meglio, il trend teoricamente è rimasto invariato ma gli interpreti, nella fase pratica, faticano ad esprimere l’idea di calcio del Genio. Vanno in questa direzione le ultime prestazioni di un attacco poco coinvolto nella manovra e sterile negli ultimi trenta metri. Ma anche il centrocampo non riesce più a brillare come in precedenza. Sì, perché il Palermo visto da dicembre e fino a metà febbraio era una giostra che girava bene. Una giostra che proponeva tutti i pro ma anche i contro del calcio di Corini. Ad oggi, invece, si evidenziano marcatamente lacune e difetti, sotto il profilo corale e dei singoli, che rendono i rosa estremamente leggibili e vulnerabili sul rettangolo verde. Una squadra scolastica, spesso lunga e slegata tra i reparti poco tonica ed esplosiva, ordinaria e per nulla creativa nel suo incedere. Senza dimenticare una fase difensiva disastrosa condita da errori di reparto e topiche individuali. Non a caso i rosanero sono la squadra che concede più tiri del campionato. Palermo sfaldato e in ginocchio? Come può una rosa di tale valore esprimere prestazioni tanto modeste e controverse e mutare radicalmente volto nel giro di una ventina di giorni? Il crash test di ieri contro il Venezia rende legittimo il quesito e suscita più di una riflessione.
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