Palermo-Catania 1-1: cuore da derby, i rosanero più forti del Covid conquistano un pari che sa di vittoria

Palermo autore di una prestazione gagliarda e volitiva nonostante la rosa decimata dal Coronavirus

palermo

Commento

Un punto denso di molteplici significati.

Orgoglio, carattere, determinazione. Abnegazione e caparbietà, coraggio e senso di appartenenza. Un concentrato virtuoso di plus alla base di una prestazione gladiatoria. Intensità, coesione, spirito di gruppo. Formula magica che ha sortito un pari dal valore inestimabile.

Un Palermo lodevole che ha dato un senso ad un derby monco e strampalato. Mortificato dall’assenza forzata del pubblico sugli spalti, causa misure restrittive legate all’emergenza Covid-19, stravolto nella sua logica e nei suoi equilibri dalla situazione critica, per certi versi paradossale, venutasi a creare in casa rosanero. I cicli di tamponi effettuati tra domenica e lunedì che falcidiavano una rosa già fortemente rimaneggiata, alla luce di ben sette acclarati casi di positività al Coronavirus ad implementare la già nutrita cerchia degli indisponibili. Boscaglia che ha quasi chiuso gli occhi, assegnando le maglie ai superstiti tra i 18 giocatori originariamente convocati. Il disagio profondo di affrontare una sfida talmente delicata, sul piano tecnico, motivazionale, emotivo, senza un solo giocatore di movimento in panchina. Incredibile ma vero.

Da vittima sacrificale sull’altare di un discutibile regolamento, la compagine rosanero si è letteralmente superata sul rettangolo verde sfoderando una performance gagliarda, vorace ed encomiabile sotto l’aspetto agonistico e caratteriale. Il Palermo ha avuto l’ardire di aggredire la partita ed il destino avverso, brillando per compattezza, ritmo, vigoria e dinamismo. Furore canonico da derby che ha sortito un primo tempo di rimarchevole veemenza, condito da pressing alto, supremazia atletica e territoriale, vantaggio meritato ed un paio di propizie chance per il raddoppio.

Il Catania pareva come irretito e sorpreso dall’ardore di un avversario oggettivamente ridotto ai minimi termini dall’incubo Covid-19.

La formazione etnea, forse complice un’ inconscia sottovalutazione dell’avversario, ha trotterellato per l’intera prima frazione a ritmo fin troppo cadenzato. Rossazzurri scolastici e smunti, divorati dalla fame palese di gioia e di gloria di un Palermo ferito e tracimante d’amor proprio.

La zampata di Kanoute ha come rotto un sortilegio in casa rosanero. Un gol che pareva potesse assurgere a salvifico spartiacque per i padroni di casa.

Una diga di demarcazione netta ed invalicabile, capace di segnare il confine tra ciò che è stato e quello che sarà.

Coralità ed abnegazione della squadra rosanero nell’applicazione di entrambe le fasi di gioco sono state davvero apprezzabili. Corsa, dinamismo, volontà di ripiegare in sede di non possesso, di raddoppiare una marcatura, di coprire la falla aperta dal movimento errato di un compagno, di proporsi come opzione di scarico in un momento di difficoltà da parte del possessore della sfera. Indole indomita e coriacea, a fare da virtuoso contraltare ad una modestia sul piano dei contenuti tecnici piuttosto evidente. Per analizzare limiti, criticità tattiche e margini di crescita di questa squadra vi sarà modo  e tempo prossimamente. In un derby talmente delicato e sentito, caratterizzato da premesse problematiche e condizioni di estremo disagio, al Palermo di Boscaglia era impossibile chiedere di più. Saraniti e Valente hanno avuto chance importanti nella prima frazione che avrebbero potuto cambiare le sorti di questa sfida. Un eventuale raddoppio rosanero avrebbe probabilmente messo una seria ipoteca sulla conquista dei tre punti.

Nonostante con il trascorrere dei minuti il Palermo pagasse progressivamente dazio in termini di lucidità ed energie residue, il Catania nella ripresa non aveva creato significative apprensioni alla retroguardia di Boscaglia. La supremazia territoriale etnea era inerziale, ma la compagine rosanero, con attenzione ed applicazione massima nella fase di non possesso, ha gestito con disinvoltura il vantaggio. Il poker di cambi in casa etnea ha ulteriormente acuito il gap sotto il profilo della brillantezza ed il forcing degli ospiti è costantemente cresciuto sul piano di intensità e incisività.

Pecorino si è preso la scena: prima ha incornato rubando il tempo ai due centrali e sfiorando il palo, quindi ha trovato il pari a nove minuti dal novantesimo. Anticipato nella circostanza da Marconi, l’attaccante di Raffaele ha sfruttato una carambola della sfera che ha probabilmente impattato il suo braccio, scatenando le proteste dei giocatori di casa. Il finale è stato pirotecnico: Rauti ha impegnato Martinez che ha respinto d’istinto il suo mancino in diagonale, Biondi ha fatto correre un brivido sulla schiena di Pelagotti proprio all’ultimo instante del recupero concesso dal direttore di gara.

Il punto conquistato non fornisce obiettivamente grande slancio alla classifica del Palermo che resta estremamente deficitaria in relazione ad ambizioni ed obiettivi stagionali. Così come la prestazione tosta fornita nel derby contro la formazione etnea non ha fornito rilevanti spunti di novità o progresso in termini squisitamente tecnici e di fluidità dell’impianto di gioco. Tuttavia, l’essere rimasti in partita ed aver tenuto il campo con assoluto grado di competitività, viste defezioni e tormenti dell’immediata vigilia, costituisce un merito non trascurabile e conferma quanto già constatato a Catanzaro.

Questo Palermo, ridotto all’osso e preso in contropiede dalla ripartenza fulminea del Covid-19, non solo è rimasto graniticamente in piedi ma ha tenuto in scacco il Catania per un’ora di partita, ne ha gestito la reazione con equilibrio, compattezza e grande spirito di sacrificio, ha concesso le briciole alla compagine di Raffaele subendo il gol del pareggio al culmine di un’azione viziata da una probabile irregolarità. Un Palermo impossibilitato ad effettuare sostituzioni per l’indisponibilità in panchina di giocatori di movimento che ha fatto per larghi tratti la voce grossa, riuscendo a reggere l’urto fino all’ultimo respiro.

Questo è un gruppo di calciatori che ha dimostrato carattere e determinazione, orgoglio e voglia di emergere.

Una squadra innegabilmente in possesso delle risorse morali e motivazionali utili a superare un momento di innegabile difficoltà sotto ogni punto di vista.

Questa costituisce certamente un’ottima base da cui ripartire e cercare di ottimizzare quanto prima identità, automatismi e condizione generale.

Proseguendo sulla falsa riga tracciata nelle ultime due uscite, l’appuntamento con la prima vittoria per gli uomini di Boscaglia è probabilmente soltanto rimandato a breve.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy