Palermo-Bisceglie 3-1: l’eterno Santana dipinge calcio e suona la sveglia! Doppio Lucca e Luperini firmano il riscatto rosanero

Il Palermo torna alla vittoria grazie ad una performace di livello di Mario Alberto Santana

santana

Fenomeno Santana

di Leandro Ficarra

La prestazione di una squadra di calcio è regolarmente vivisezionata al microscopio in mille e opinabili sfaccettature che trovano luogo e valenza in disamine di ogni ordine e grado. Alchimie tattiche, equilibri tra i reparti, aspetti psicologici e caratteriali, fattori nervosi e motivazionali.

Condizione fisica e prestanza atletica, moduli più o meno funzionali alle caratteristiche dei calciatori in organico. Filosofie talvolta attendiste, altre marcatamente audaci,  ad alimentare il verbo del tecnico di turno. Elementi che hanno tutti un peso specifico rilevante e sostanziale, con variegato grado di incidenza in relazione al singolo caso preso in esame. Una serie di dati rivelatori la cui analisi ed elaborazione sono alla base di valutazione di addetti ai lavori ed operatori dell’informazione specializzati.

Poi c’è una verità, per quanto all’apparenza banale e semplicistica, vecchia come il mondo ma sempre attuale.

Assioma calcistico che il rettangolo verde ribadisce spesso con ineluttabile puntualità. I più bravi devono giocare. Sempre.

O, quantomeno, bisognerebbe prodigarsi per creare coniare un contesto tecnico-tattico tale da metterli in condizione di esprimere al meglio le proprie qualità. Fornendo, in virtù di talento, carisma, personalità e doti balistiche, un contributo decisivo e funzionale alle esigenze della squadra. Anche part-time o in proporzione al livello di autonomia, fisico e mentale, di cui dispongono.

Mario Alberto Santana è un giocatore che non c’entra nulla con l’attuale categoria di pertinenza del Palermo.

Un marziano catapultatosi, per amore e scelta di vita, nel ginepraio angusto e complesso della Lega Pro passando per gli inferi calcistici del dilettantismo. Il suo background racconta di un profilo autore fin qui di una carriera prestigiosa e di ben altro lignaggio.

Percorso costruito faticosamente, in modalità step by step, in cui un talento divino ha trovato respiro e luce, alimentato da caparbietà e determinazione feroce di  un ragazzo in poetica simbiosi con quella magica sfera di cuoio. Compagna volubile e non sempre fedele, ma dal fascino irresistibile.

Condotta da Mario con cura ed eleganza, pettinata con amorevole leggiadria dalla suola, ruffiana e ammaliatrice, del suo piede di velluto.

Chievo dei miracoli, Palermo da favola, la Fiorentina formato Europa, Torino e il mito magnetico della storia granata, Quindi Napoli e Genoa.

La Serie A come humus naturale per un interprete estroso e geniale, dotato di una tecnica individuale pura e cristallina, fregio di pochi eletti nell’olimpo del panorama calcistico nostrano nell’era moderna. Mago di orpelli e  virtuosismi sullo stretto, luminare del dribbling e della giocata ad effetto.

Prodigi balistici d’autore, ricami preziosi e ricercati. Talvolta talmente narcisi e spettacolari da risultare circensi. Comunque mai banali, spesso efficaci. Letali per difensori e portieri di turno, vitali e salvifici per i puristi della materia. Desiderosi di un lampo,  un sussulto, un fremito. Un bagliore acceccante ed istantaneo che squarci il grigiore del calcio moderno. Spesso ridotto a solfa tutta muscoli e formule cicliche e seriali. La Pro Patria romantico elisir di calcistica giovinezza, il Palermo  perfetto anello di congiunzione tra calcio e vita, Chiudere il cerchio da protagonista dove tutto è iniziato a grandi livelli nel firmamento calcistico italiano. Una progressione poderosa, esaltante e inarrestabile. Una carriera specchio di quella cavalcata epica contro la Roma sotto la gradinata del “Barbera”, quando una pioggia battente non bastò a spegnare l’ardore di Mario, straripante ambasciatore di gloria ed assist vincente per la zampata ferale di Toni.

Capitano trascinatore e trascinante. Leader e guida, dentro e fuori il rettangolo verde, del Palermo di Hera Hora che ha salito di slancio il gradino della Serie D per riaffacciarsi nel calcio professionistico. I numeri, le giocate, i gol. I sorrisi, i consigli per i compagni, la voglia di metterci sempre e comunque la faccia. Cuore grande e spalle larghe. Piedi fatati ed attributi. Tempra, saldezza e forza interiore dell’uomo nel momento più duro. La rottura del tendine d’achille in seguito all’impatto infausto patito nel match contro l’Acireale della scorsa stagione.

La possibile fine rivoltata un un nuovo esaltante inizio. Mentre c’era chi preparava tributi e cerimonie da calcistico commiato, Mario lavorava con indomabile intensità per scrivere un epilogo diverso.

L’ennesimo traguardo il talento argentino l’ha tagliato brillantemente. Contro ogni previsione. Mario è tornato abile e arruolabile nel Palermo di Boscaglia. Uomo bandiera sì, ma pronto a sventolare ancora in campo. Il resto è storia recente. Gli infortuni, il Covid, la lenta e faticosa ripresa della condizione atletica alla sua veneranda età. In campo si è visto poco. Ma la sua figura ha continuato a pesare tanto. Riferimento imprescindibile, faro e guida per i compagni. Bacino inesauribile di esperienza, conoscenza, qualità. Tecniche, umane e morali.

Mario ha masticato amaro. Giocandosi con professionalità, voglia e veemenza anche gli scampoli sporadici di partita concessi dal tecnico in questa travagliata stagione.

Atteggiamento sempre costruttivo. Perfettamente in linea con il ruolo che il suo spessore complessivo imponeva in seno a questa squadra.

La straordinaria voglia di dare una mano e due piedi al suo Palermo, suo malgrado, repressa dalle scelte tecniche di Boscaglia.

La capacità di commutare rabbia calcistica ed umana delusione in energia da riversare sul campo. Oggi Santana ha dimostrato che può ancora essere decisivo con il suo talento e la sua intelligenza calcistica. Plus di un altro pianeta per gli standard medi di questa categoria.

Nel ruolo,  non suo, di mezzala nel 4-3-3 si è gestito con parsimonia e raziocinio sul piano fisico. Correndo il giusto in relazione alla sua autonomia attuale ma sempre in modo oculato. Dispensando polvere di stelle sul prato del “Barbera”.

Due assist vincenti per Lucca e Luperini, una serie di leccornie balistiche per i cultori della tecnica individuale. Una presenza di personalità e notevole levatura  nel cuore delle trame rosanero che ha chiaramente messo in soggezione gli avversari. A quasi quarant’anni, imponendo il suo ritmo alla partita anziché subirlo, il numero undici rosanero ha letteralmente spostato gli equilibri della sfida contro il Bisceglie. Facendo marcatamente la differenza.

Chiaramente, i limiti strutturali di questa squadra,  gli errori gestionali e programmatici, le pecche del club in sede di allestimento e valutazione dell’organico, i risultati deludenti del Palermo edizione 2020-2021 non sono certo riconducibili allo scarso impiego dell’esperto calciatore argentino.

Non è lecito pensare che Santana possa disporre di energie fisiche e brillantezza atletica tali da essere un titolare inamovibile da novanta minuti a partita.

Tuttavia, è difficilmente spiegabile come in una rosa così a corto di soluzioni performanti e spendibili in chiave offensiva, un giocatore della sua classe non sia stato minimamente preso in considerazione per l’intero corso del campionato. Il messaggio lanciato sul campo del capitano è forte e chiaro. Fa piacere e rumore. Chissà che questo match non rappresenti uno spartiacque per la stagione di Santana e del Palermo.

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