Nola-Palermo 0-1: la testa di Lancini e una tempra d’acciaio, ok la prova del nove! I rosa continuano a volare…

Nola-Palermo 0-1: la testa di Lancini e una tempra d’acciaio, ok la prova del nove! I rosa continuano a volare…

Match brutto e spigoloso, estremamente arido sul piano dei contenuti tecnici. Il Palermo non incanta, lotta, resta compatto e non si tira indietro in una contesa principalmente di muscoli e nervi. La testa di Lancini premia carattere ed attributi della capolista…

di Leandro Ficarra

Brutta, sporca, non cattiva ma spigolosa. Pergolizzi non sarà Beethoven, ma il Palermo compone ed esegue, senza sbavature, la sua nona sinfonia. Performance non certo trascendentale in termini di qualità, ricercatezza ed armonia, priva di acuti calcisticamente mirabili e degni di qualsivoglia rilievo. Tuttavia, come rammenta settimanalmente la classifica, i punti pesano più delle parole. A Nola la compagine rosanero ha prevalso ancora una volta senza incantare. Capitalizzando al meglio una palla inattiva, blindando con equilibrio, solidità e carattere il vantaggio giunto in avvio di ripresa. Una gara tosta, fisica, dai toni agonistici pronunciati. Oggettivamente arida sul piano concettuale e calcistico, desolatamente povera in quanto a contenuti tecnici proposti su entrambi i versanti. Densità, squadre corte e strette, furore in pressione sulla sfera, voracità e raddoppi sistematici in marcatura. Di trame lineari, fluide e geometricamente razionali, nemmeno l’ombra. Tendenza al lancio lungo per eludere il pressing avversario, poi via di contrasti aerei e lotta caotica sulle seconde palle. Il Nola ha provato a far leva su intensità, aggressività e ritmo, finché gambe ed energie lo hanno sorretto. Il Palermo ha cercato di tessere qualche ripartenza in modo più articolato ed incisivo, potendo contare su un tasso tecnico marcatamente superiore rispetto ai padroni di casa. Alla fine, di calcio, inteso nell’accezione più pura e nobile del termine, se n’è visto davvero poco. Un match certamente indigesto ai palati fini della materia. Lotta di muscoli, nervi e attributi senza quartiere. Nonostante le sue prerogative preponderanti siano ben altre, la squadra di Pergolizzi non si tira indietro quando c’è da correre forte, mangiare polvere, fare a sportellate. Anzi, l’indole pugnace e gladiatoria della compagine rosanero è almeno pari alla sua caratura  tecnica e balistica. In diverse e brevi porzioni di match, in questo strepitoso primo scorcio di stagione, il Palermo ha arrancato, stentato, sofferto. Al triplice fischio, però, non c’è mai stato un solo punto lasciato per strada. Anche nelle giornate di luna non proprio fulgida, calcisticamente poco ispirate. Un dato ineluttabile ed eloquente che certifica la superiorità complessiva di questa squadra rispetto a tutte le contendenti del girone. La banda Pergolizzi non è forse la più bella, ma certamente la più forte e concreta del campionato di pertinenza. Ventisette punti in nove gare, unitamente ad un margine di otto punti sulla più immediata inseguitrice, non ammettono repliche di sorta.

Il tecnico rosanero ha cambiato qualcosa in materia di singoli interpreti a fronte del medesimo spartito tattico. Il modulo di partenza è il collaudato 4-3-3: Pelagotti tra i pali, Doda e Vaccaro esterni bassi, Lancini-Crivello tandem di centrali difensivi. In zona nevralgica la prima novità: Juan Mauri ha la sua chance da intermedio in luogo dell’acciaccato Martinelli, Martin è il playmaker, Kraja l’altra mezzala con licenza di inserimento. Confermati gli estremi del tridente offensivo, Santana e Felici, al centro dell’attacco maglia da titolare a Sforzini con annesso turno di riposo per il bomber Ricciardo. I sussulti da segnalare, trasposti in reali e nitide occasioni da rete, latitano per l’intera prima frazione. Una chiusura monstre di Crivello evita guai a Pelagotti sulla percussione a campo aperto di Cappiello. Un sinistro a giro di Kraja avrebbe certamente meritato miglior sorte. Foga e nerbo dei campani, in sede di aggressione sulla sfera e accerchiamento plurimo in marcatura, complicano non poco la tessitura della manovra in casa rosanero. In assenza di tempo e spazio per articolare in modo più fraseggiato la propria manovra, si cerca spesso la sciabolata in profondità per esaltare le doti dei tre tenori davanti. La testa di  Sforzini potrebbe innescare con qualche spizzata i tagli e la qualità di Santana da una parte, la gamba elettrica di Felici dall’altra. Tema concettualmente efficace, ma vizi di dosaggio ed attenzione dei padroni di casa in fase di non possesso rovinano i piani della formazione di Pergolizzi. Il Nola è ordinato sul piano tattico, disciplinato nel mantenere coesione e giuste distanze tra i reparti,  particolarmente vivace in termini di dinamismo e vis agonistica.Un paio di palloni gettati nel mucchio, alcuni tentativi velleitari dalla distanza che non centrano il bersaglio. La proposta offensiva dei campani è flebile e piuttosto scarna. Il Palermo della prima frazione non è obiettivamente in grado di fare di meglio rispetto ai padroni di casa. La ripresa racconta qualcosa di leggermente diverso. Il Nola prende coraggio e si allunga un po’, il Palermo riparte in modo più fluido e pericoloso, trovano inediti interspazi tra le linee della formazione di Esposito. Il tirocross di Felici taglia l’area e non trova per un soffio la zampata di Sforzini. Sul ribaltamento di fronte, il Nola guadagna un corner e disegna bene lo schema, la conclusione a colpo sicuro di Cardone trova il muro rosanero che salva Pelagotti. Sforzini viene incontro e lavora la sfera da centravanti vero, facendo salire la squadra e giocando bene di sponda. Un cross dell’ex Avellino non riesce a pescare un Santana pronto a colpire nel cuore dell’area, versione centravanti. Il Palermo cresce, il Nola non riesce più a restare corto e a pressare in modo sincrono e veemente. Crivello innesca una percussione poderosa di Doda sul binario destro che si arena solo sull’intervento falloso di un giocatore avversario. Martin pennella la solita, calibrata, parabola in area, Sforzini la pettina e Lancini la gira in torsione aerea sul secondo palo. Gol pesantissimo su cui il Palermo costruirà, sulla base di una vigorosa ed attenta gestione del risultato, l’ennesimo successo. Pergolizzi non muta assetto tattico ma predica attenzione ed innesta linfa vitale dalla panchina. Langella rileva Kraja, Ficarrotta fa rifiatare Santana. Il Palermo si fa guardingo, sornione e gagliardo. Il Nola cerca di imbastire una reazione nervosa. Corre forte, duella di fisico, gioca sui nervi la formazione campana. Getta nel mucchio una quantità industriale di palle lunghe e pedala forte, nell’auspicio di trovare una giocata, un flipper, una sfera vagante dalle parti di Pelagotti che regali al pubblico di casa una domenica da ricordare. Un forcing più caotico ed impetuoso che calcisticamente razionale, comunque apprezzabile per determinazione e coraggio. Il Palermo non teme l’atmosfera da arena e mette a sua volta muscoli, esperienza, giusta cattiveria agonistica. Bando a stile e geometrie, palla sparacchiata lontano quando la situazione lo richiede. Le entrate vigorose, a volte sopra le righe, non mancano su entrambi i fronti. Esagera Catavere che si becca il rosso diretto per un intervento a palla lontana su Doda. In dieci, la salita diventa ancora più ripida, quasi impossibile da compiere, per la formazione di casa. Pergolizzi  richiama Sforzini e lancia Lucera nel finale.  I padroni di casa protestano in maniera vibrante per un contatto tra Crivello e Cappiello in the box che il direttore di gara non ritiene di dover sanzionare. Cardone non sfrutta una buona opportunità per qualche indugio di troppo. Todisco si ritrova sui piedi l’occasione del pari, ma calcia centrale tra le mani di Pelagotti. I minuti di recupero si esauriscono senza ulteriori emozioni. Il Palermo vince ancora e viaggia spedito verso il perseguimento del suo obiettivo stagionale.

 

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