Mafia, 20 fermi a Palermo: “Contrasti tra ultras regolati da mafia per evitare scontri al ‘Barbera’”

La Procura di Palermo ha disposto il fermo di venti persone

I commercianti del quartiere Borgo Vecchio di Palermo hanno deciso di ribellarsi al racket, denunciando gli estorsori mafiosi.

La Procura di Palermo ha disposto il fermo di venti persone tra boss, gregari ed esattori del clan, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, ai furti e alla ricettazione, tentato omicidio aggravato, estorsioni e danneggiamenti. Oltre venti le estorsioni accertate nel corso dell’indagine. Ma non solo; l’inchiesta dei carabinieri, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal Procuratore Francesco Lo Voi, ha fatto emergere anche un retroscena sul tifo organizzato. Cosa nostra, infatti, avrebbe tentato di evitare gli scontri tra i gruppi ultras del Palermo.

“Le indagini – scrivono gli investigatori – hanno delineato un significativo quadro di rapporti fra le tifoserie calcistiche palermitane e Cosa nostra. Non è emerso, però, alcun coinvolgimento della società che gestisce la squadra”. I vertici della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio, nel dettaglio, “hanno mostrato un pressante interesse affinché i contrasti fra gruppi ultras organizzati del Palermo fossero regolati secondo le loro direttive, evitando spiacevoli scontri fra ultras all’interno della struttura sportiva, ritenuti da un lato dannosi per lo svolgimento delle competizioni e dall’altro fonte di possibili difficoltà per uno storico capo ultras rosanero, elemento di contatto fra cosa nostra e il variegato mondo del tifo organizzato cittadino”.

Infine, tra i fermati vi è anche il boss Angelo Monti, ritenuto il reggente della “famiglia” del Borgo Vecchio.

“Grazie agli imprenditori che hanno denunciato il pizzo e che si sono fidati di noi – dichiara il generale Arturo Guarino, Comandante Provinciale dei carabinieri di Palermo – Ci hanno messo la faccia e noi li abbiamo tutelati. Grazie anche alle associazioni antiracket, noi siamo a fianco di chi denuncia”.

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