Juve Stabia-Palermo 1-2: Saraniti la sblocca, Floriano la chiude. Primo sorriso targato Boscaglia

Un Palermo solido ed autorevole si impone al Romeo Menti

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Commento

di Leandro Ficarra

Tre punti che sanno di  vera e propria liberazione.

Tra ritardo di condizione, infortuni, criticità tecnico-tattiche e incubo Covid-19, l’avvio di stagione del Palermo di Boscaglia è stato a dir poco tormentato. Il blitz del “Romeo Menti” potrebbe costituire un crocevia estremamente significativo nel campionato della compagine rosanero.

Già al Ceravolo di Catanzaro erano arrivati primi confortanti segnali sotto il profilo mentale e caratteriale, con l’epica rimonta in extremis in doppia inferiorità numerica, nonostante la zavorra psicologica figlia di decisioni arbitrali a dir poco discutibili. Tempra e scorza della squadra sono emerse in modo tracimante nel derby surreale giocato contro il Catania, con la rosa decimata dal Coronavirus e l’impossibilità di disporre anche di un solo cambio in panchina tra i giocatori di movimento.

Tra le pieghe del primo successo della stagione sono affiorati tangibilmente valori che vanno ben oltre la mera matrice agonistica e motivazionale.

Il Palermo ha mostrato identità, personalità, equilibri e trame codificate. Una prestazione significativa sul piano corale e concettuale, al netto degli errori sotto il profilo tecnico ed individuale, dei fisiologici momenti di flessione in termini di applicazione e intensità, dei notevoli margini di miglioramento sul piano dell’esecuzione e della qualità delle giocate.

Il processo di assimilazione di principi, dettami ed automatismi del credo calcistico di Boscaglia sembra ben instradato. La squadra pare progredire con cadenza graduale ma costante.

Il 4-2-3-1 visto oggi ha denotato funzionalità, duttilità ed efficacia nell’applicazione di entrambe le fasi di gioco. Piace la sfrontatezza della squadra nel tenere volutamente alto il baricentro, linee corte, alte e aggressive, sempre pronte ad accorciare con fare sincrono e sequenziale sulla sfera.

Nel vigore del pressing alto portato da prima punta e tridente offensivo a sporcare il primo possesso dell’avversario c’è tutta la voglia e l’indole di questa squadra di andarsi a prendere sfera ed inerzia dell’azione.  Anche oggi, finché è stato in campo, Martin ha fornito un plus di fosforo, linearità e senso geometrico alla manovra, formando con Odjer e Broh, che fungeva da guastatore tra le linee, un reparto di qualità e ben assemblato in relazione alle peculiarità dei singoli.

La catena di destra con Almici e Kanoute ha garantito dinamismo, intercambiabilità e spinta propulsiva, Rauti ha spesso spaccato la densità campana sull’altro fronte con strappi in percussione degni di nota.

Un plauso lo merita certamente Andrea Saraniti. Subissato da critiche, talvolta legittime ma fin troppo forzate nei toni e nella forma, l’attaccante palermitano ha dato una risposta di spessore sul rettangolo verde. Già encomiabile nel derby per abnegazione, spirito di sacrificio ed energie profuse in sede di ripiegamento, l’ex Vicenza ha avuto il merito di sbloccare il match con una bella incornata in sospensione sul palo opposto.  Non solo la firma del vantaggio, su splendido cross dosato con il contagiri da Kanoute, ma un lavoro sporco in sede di sponda e copertura della sfera fondamentale nell’economia dello sviluppo della manovra. La sua gioia è stata smorzata dal problema all’adduttore che lo ha costretto a lasciare il campo nella prima frazione, rilevato da Lorenzo Lucca.

Una volta in vantaggio la squadra di Boscaglia ha rischiato poco o nulla, raccogliendosi in un serrato 4-4-2 in fase di non possesso, inaridendo con letture semplici ma puntuali ogni sbocco, sia in ampiezza sia in profondità, delle trame stabiesi. La compartecipazione di tutti gli effettivi in sede di pressing e raddoppio ha ridotto al minimo spazi e tempi di giocata per i padroni di casa, i due centrali difensivi, Marconi e Palazzi hanno svolto con relativa serenità l’ordinaria amministrazione. Pelagotti ha vissuto un primo tempo senza correre particolari rischi. La ripresa  si è dipanata con il medesimo canovaccio, una conclusione da fuori di Mastalli che sfiora il palo prima delle mosse di Roberto Boscaglia dalla panchina. Accardi e Floriano rilevano Almici e Martin e la squadra resta disposta con il 4-2-3-1.

Il difensore palermitano agisce da esterno basso di destra, Broh scala da interno puro al fianco di Odjer, Rauti prende posto nel cuore del tridente alle spalle di Lucca, lasciando il binario mancino a Floriano. L’ex Bari ha l’argento vivo addosso e scalda subito le mani a Tomei con il sinistro. L’ingresso di Bubas vivacizza un po’ la manovra dei padroni di casa, Boscaglia risponde con Peretti per Odjer. L’ex Hellas Verona si piazza nel ruolo di centrale a fianco di Marconi, Palazzi si riappropria del suo ruolo di interno di centrocampo. La duttilità dei singoli consente a Boscaglia di mutare pedine ed interpretazione della gara in virtù delle contingenze, pur mantenendo identico l’assetto tattico.

Il Palermo la chiude con la gamba dei suoi contropiedisti. La poderosa percussione di Rauti e figlia di un pressing insistito sul portatore di palla, l’assist per Floriano ben dosato, la stoccata del numero sette rosanero chirurgica. Pelagotti blinda il doppio vantaggio con due buoni interventi su incornate di Mastalli e Fantacci. Il finale racconta di un Palermo che sfrutta le voragini aperte dalla compagine di Padalino che si allunga inevitabilmente alla ricerca di una disperata rimonta.  Chances non concretizzate da Lucca e Rauti prima del rigore realizzato da Mastalli allo scadere dei cinque minuti di recupero.  

Forse, al “Romeo Menti”, è ufficialmente nato il Palermo di Roberto Boscaglia.

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  1. spargi49 - 2 settimane fa

    Bella vittoria,mi piace il gioco impostato da Boscaglia basato sulle verticalizzazioni e sulla velocità di esecuzione ,forse secondo me un trequartista che possa gestire il possesso in attesa dell’imbucata per la punta che si smarca sarebbe opportuno.

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