Italo Cucci: “Giustizia è fatta. Paga la società, non la città. Palermo ha vinto”

Italo Cucci: “Giustizia è fatta. Paga la società, non la città. Palermo ha vinto”

“Ho creduto nella riparazione di un danno esiziale per la città e lo sport non perché io sia indovino o autorevole – come si dice spesso dei maneggioni – ma perché ho sempre avuto fede nella più banale delle virtù: il buonsenso”

Giustizia è fatta“.

Inizia così il commento di Italo Cucci in merito alla sentenza arrivata ieri dalla Corte Federale d’Appello: il Palermo mantiene la categoria, nessuna retrocessione in Serie C. Sulle colonne de Il Corriere dello Sport, l’esperto giornalista ha espresso il suo parere su tutta la vicenda che ha visto coinvolto il club rosanero: “Lo tenevo da parte, il più frusto dei luoghi comuni, perché la verità può avere voce anche più distinta, ma mi hanno insegnato la semplicità: giustizia è fatta. Ha vinto Palermo, la città di Palermo, quella capitale – la Sicilia è un mondo – che nei decenni ha avuto nobili costruttori di una nobile realtà calcistica, dal principe Lanza di Trabia al nobilissimo Renzo Barbera. Ho creduto nella riparazione di un danno esiziale per la città e lo sport non perché io sia indovino o autorevole – come si dice spesso dei maneggioni – ma perché ho sempre avuto fede nella più banale delle virtù: il buonsenso. Anche nel ricevere la lettera della moglie di Maurizio Zamparini, Laura Giordani, ho capito che era uno sfogo disperato non tanto rivolto alla (non richiesta) riabilitazione del consorte quanto un ulteriore gesto generoso nei confronti della città“.

Cucci si è poi soffermato sui tifosi rosanero e sulla sua amicizia con il sindaco del capoluogo siciliano, Leoluca Orlando: “Qualche ultrà del pensiero debole protesterà per la Serie A perduta un attimo prima della fine del campionato ma diciamo la verità: giustizia vuole anche che gli errori si paghino, e il modo non offende; l’offesa era stata lo schiaffo della retrocessione. Poi, se il cuore ha altre pretese, chi vuole continui la lotta. Ma mi si permetta di dubitare: dopo il mio primo veemente intervento in difesa del Palermo (per il quale ho ricevuto anche dolenti paternali che mi hanno fatto sorridere, essendo io un nonno ottuagenario) non ho registrato altre voci di protesta, se non improvvisati tumulti di popolo (lontani dai vespri siciliani) e quella, importante se Dio vuole, di Leoluca Orlando che mi onora della sua amicizia anche se siamo d’accordo su tutto… anzi a metà, anzi solo sul buon uso dell’attività cerebrale che in questo caso corrisponde al succitato buonsenso ma anche alla orgogliosa passione per il giusto. A prova d’errore, naturalmente. Parlo di giustizia alla vigilia dell’attesa riforma: mi direte che il Caso Palermo è un’altra storia, ma per me, semplificatore, è un buon inizio“.

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