Inchiesta Procura di Caltanissetta: emergono nuove intercettazioni, Sidoti e Giammarva…

Inchiesta Procura di Caltanissetta: emergono nuove intercettazioni, Sidoti e Giammarva…

Le microspie dei finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno svelato alcune conversazioni tra il giudice Sidoti e l’ex presidente rosanero Giovanni Giammarva

Emergono dei nuovi dettagli relativi al caso che ha aperto la Procura di Caltanissetta in merito all’inchiesta per corruzione, fuga di notizie e presunto “scambio di favori” fra il giudice Giuseppe Sidoti e l’ex presidente del Palermo Giovanni Giammarva nel corso dell’iter fallimentare che ha coinvolto la società rosanero nei mesi scorsi.

Come riportato da Live Sicilia, sono venute fuori delle nuove intercettazioni che “descrivono come sarebbe stata pilotata la sentenza sul fallimento del Palermo Calcio – scrive Lo Verso sul portale on-line -; dall’altro ricostruiscono un sistema di favori e regali che finisce per coinvolgere anche la macchina della Giustizia”.

Le Fiamme Gialle del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza hanno perquisito proprio ieri lo studio legale di Vincenza e Francesco Palazzolo, scoprendo così la rete di scambi di favori in questione.

Sidoti:”Hanno prodotto reclami?”. L’allora presidente rosanero Giovanni Giammarva rispondeva così: “No, comunque non è arrivato nulla… era scritta troppo bene”. Sidoti: “Vabbè si vede che hanno riflettuto”.
Il pubblico ministero di Caltanissetta, Claudia Pasciuti, è convinta che tutto sia stato studiato per favorire il Palermo. Infatti spuntano le intercettazioni recuperate attraverso le microspie dei finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria . Su Livesicilia si legge inoltre che: “Sidoti raccoglieva le perplessità di uno dei consulenti nominati dal Tribunale, Daniele Santoro, e li avrebbe girati a Francesco Paolo Di Trapani, uno dei legali del collegio difensivo della società”.

Lo stesso consulente parlando con il giudice affermava: “Il bilancio che sia, diciamo falsato, falsato da questa operazione (quella di Alyssa,) io non è che ho dubbi… però questa componente è gonfiata sicuramente. Noi abbiamo detto: possiamo entrare nella valutazione di Gasda? No. Possiamo entrare sulla solvibilità di Zamparini? No. Possiamo entrare nella Alyssa? No, e lì il problema in questo perimetro che ci siamo dati. Sidoti lo interrompeva: “Non è che ce lo siamo dati… è che non è connaturato al procedimento per la dichiarazione di fallimento”.

Sidoti sulla vicenda relativa al Palermo ne parla anche con Raffaella Vacca, altro giudice del collegio: “Io l’altro giorno a coso, a Di Trapani gli feci capire, ma sta fidejussione, io fidejusso te, tu fidejussi me, dico, a che cosa deve arrivare?, no dice, si lo so, me ne rendo conto, io ho spinto più volte dice lui”. Di Trapani, il 16 gennaio, spiegava a Sidoti che  “… allora entro venerdì viene fatto un bonifico di quattro milioni di euro di rientro dal pagamento del prezzo da parte di Alyssa in favore del Palermo Calcio… il presidente Zamparini rilascia una fidejussione a garanzia del prezzo che Alyssa deve pagare al Palermo Calcio. Ci stiamo obiettivamente anche grazie al vostro stimolo uniformando e dando dei segnali”.

Una posizione che non convinceva lo stesso Sidoti: “… però questo passaggio non ve lo potere permettere perché sino a tre mesi fa l’attuale presidente (Giammarva, ndr) andava dicendo ‘i bilanci sono tutti a posto’ non si può andare a dire grazie al vostro stimolo”. Il 16 gennaio le microspie captarono il giudice delegato mentre diceva alla collega Vacca : “… arrivaru i picciuli”. Si riferiva ai 4,5 milioni di euro, tanto che Vacca concludeva: “Prepara il rigetto”.

“Il 19 marzo le microspie avevano iniziato a raccogliere le presunte prove di quello, che secondo il pm, – come scrive Livesicilia – sarebbe stato il prezzo della corruzione. Tutto ruota attorno alla figura dell’avvocato Vincenza Palazzolo”, anche lei sotto inchiesta: “Io non me ne andrò fino a quando non avrò completato questo mio percorso, cioè di vederti realizzata per come ti meriti in quella funzione”, diceva Sidoti alla donna. Il giudice avrebbe anche avviato i contatti con Giammarva che provava a trovare un incarico alla donna: … mi farebbe piacere conoscerla… come società noi avremmo anche necessità di coprire alcune funzioni. “… mi ha proposto di fare parte del comitato etico etico dell’organismo di vigilanza… gli ho detto subito sì”, spiegava la Palazzolo a Sidoti. “Ma almeno tutte ste attività sono retribuite? Assolutamente sì”. L’incarico prevedeva un compenso di 6 mila euro. Ancora Gimmarva alla donna: “Mi sono scordato, se suo fratello, lei, suo marito, non so volete venire allo stadio lunedì sera c’è la partita, mi faccia avere nomi, cognomi date di nascita e vi faccio avere i biglietti per la tribuna vip”.

Infine sempre Sidoti chiese a Giammarva due favori, in primis far entrare la scolaresca del figlio nell’aula bunker per ricordare la strage di Capaci e poi una raccomandazione per il fratello della Palazzolo. “Ancora ti parli con tua suocera? (Maria Falcone, ndr)…non è che sarebbe possibile fare partecipare la classe… Giammarva dispone e Maria Falcone esegue, giusto?: “Esatto, esatto così funziona”, rispondeva. “Un picciottello scende di casa convinto che gli sta cambiando la vita, sta cinque ore sotto il sole e se ne torna a casa, brutto è”.

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