Di Donato-Mediagol: “Ascoli e Palermo tatuate sul cuore. La mia favola rosanero e la sfida con Delio Rossi. La corsa per la A…”

L’intervista esclusiva realizzata dalla redazione di Mediagol.it a Daniele Di Donato, ex centrocampista e attuale tecnico dell’Arzignano promosso in C, militato sia nel Palermo (dal 200 al 2004) che nell’Ascoli (dal 2007 al 2013)

trapani

di Andrea Geraci

Due tatuaggi raffigurano il suo legame con le città, Ascoli e Palermo, legate nella sfida di sabato da un filo conduttore. L’anello di congiunzione è Daniele Di Donato, quattro stagioni in rosa (2000-2004) e sei in bianconero (2007-2013). “Nel mio cuore -svela l’ex centrocampista- ho appunto questi colori tanto che ho sentito il desiderio di tatuarli nel braccio. Dieci anni della mia vita passati in due posti dove mi sono trovato benissimo, provando affetto per entrambe le squadre”.

In rosa, campionati formidabili, culminati con la promozione in A: “L’esperienza di Palermo è stata stupenda, indimenticabile. Ho vissuto forse gli avvenimenti più belli, dal vecchio al nuovo, quelli della rinascita, passando dalla C alla A. Tra i compagni ricordo Cappioli, il primo a dare, una mano a quel ragazzo appena arrivato, nel campionato che ci riportò in B. Poi nomi che non si possono dimenticare: Toni, Zauli, Corini, Grosso, ma è perfino riduttivo fermarsi a questi giocatori, quella era una formazione fortissima. Purtroppo non ebbi occasione di godermi la A, almeno a Palermo. Venni ceduto, non rientravo nei piani della società così scelsi altri lidi. Il destino però ha voluto che fossi al Barbera, anche se da avversario con il Siena, proprio alla prima di campionato. Alla festa c’ero, ma con un’altra maglia”.

L’ultima perla di Palermo … “La cavalcata in A, il delirio, il sogno raggiunto. Segnai anche tre gol, proprio io che non ne facevo tanti. Uno più bello dell’altro: con la Fiorentina, quello della vittoria con l’Albinoleffe e contro il Vicenza addirittura da fuori area”. Ascoli, la sua penultima esperienza calcistica, durata ben sei anni, duecento presenze superate, più di quattrocento in B se aggiungiamo anche Torino, Arezzo, Palermo e Cittadella. “Ascoli è stato il periodo della maturità, intenso, con risultati miracolosi basti pensare alle salvezze ottenute anche con punti di penalizzazione”.

Da uno che, da tecnico, ha trionfato in D con l’Arzignano, dedicando la vittoria al padre scomparso recentemente, al più famoso Delio Rossi costretto alla stessa impresa, la promozione, ma dalla B alla A. Il Palermo può farcela? “Resta un posto, finché i giochi non sono chiusi è giusto provare e sperare. Con convinzione. Il Lecce è naturalmente avvantaggiato e ha il destino nelle proprie mani, come i rosanero qualche partita fa. Alla lunga, paghi le vicende societarie. Intanto il Palermo, dovrà vincere ad Ascoli e non è facile, i pareggi consecutivi gli hanno un po’ tagliato le gambe. Però, mai dire mai. Il Lecce affronta lo stesso avversario che ha fermato i rosa. Tutto può accadere. Certo, il calcio è strano. Ancora il Lecce sulla strada del Palermo. Noi, il primo anno di Zamparini, fallimmo la promozione proprio a Lecce, contro Delio Rossi!”.

L’Ascoli cercherà di chiudere in bellezza; per i rosa una partita da dentro o fuori. “Se l’Ascoli non ha più nulla da chiedere al campionato, il Palermo deve cercare i tre punti per alimentare le speranze di A diretta o comunque per difendere il terzo posto in vista dei play off. Non chiedetemi per chi tifare, non me la sento. Che vinca il migliore. Si dice così? Certo mi sarebbe piaciuta una sfida tra Ardemagni e Nestorovski, ma anche con Puscas le cose non cambiano”.

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