Il Corriere dello Sport propone un’ampia intervista ad Antonio Palumbo, uno dei simboli della crescita del Palermo, oggi imbattuto da 14 partite e in piena corsa promozione. Un dialogo tra passato e presente, con lo sguardo fisso su quella Serie A solo assaporata e mai davvero vissuta.
L'Intervista
Corriere dello Sport: “Palumbo: «Palermo senza fine»”
Si dice che la sua storia cominci con una bocciatura del Napoli. È così?
«Feci un provino a 16 anni. Più che una bocciatura fu un “le faremo sapere” che non ebbe seguito. Ma a quell’età non pensavo davvero di poter fare il calciatore».
Quando ha iniziato a crederci davvero?
«Alla Primavera della Ternana. All’inizio volevo solo tornare a casa, a Scampia. Poi mi offrirono un contratto e mi sono sentito quasi obbligato a restare. Da lì ho cominciato a crederci e sono arrivato in prima squadra».
Chi si accorge di lei dopo l’esordio a Terni?
«Carlo Osti mi porta alla Sampdoria. Poi diversi prestiti: a Trapani con Calori feci bene, a Salerno invece fu un anno difficile perché non giocavo. La svolta è stata il ritorno a Terni grazie a Luca Leone, che non finirò mai di ringraziare».
In mezzo c’è anche la Serie A con la Sampdoria e Claudio Ranieri. Perché non è rimasto in quella categoria?
«Mi fece esordire Ranieri a Firenze. Ma quella Samp era piena di grandi giocatori, da Audero a Bereszynski, Augello e Verre. Scelsi di andare a giocare con continuità. La A? Spero di fare ancora in tempo a riconquistarla».
Oggi il Palermo lotta per la promozione. Che significato ha per lei questa maglia?
«Quando mi ha voluto il Palermo non ho avuto dubbi. Mi ha cercato Inzaghi, la società ha fatto un investimento importante su di me: significa che ci credono. E una piazza così non si rifiuta».
Nove assist stagionali: si aspettava questo impatto?
«All’inizio ho fatto fatica, ero fuori condizione e qui la pressione è alta. Ma è una pressione positiva, ti impone di non accontentarti. Sono affezionato all’assist di Bari per Pohjanpalo: Joel è unico negli smarcamenti, in area ha una cattiveria incredibile. Io guardo e cerco “il biondo”. Però voglio fare anche più gol».
Domenica il Pescara, poi gli scontri diretti. Che campionato è?
«Segniamo tanto, ma se pensiamo che sia tutto facile rischiamo brutte sorprese. In B nessuno ti regala nulla. Il Pescara ha qualità, vietato abbassare l’attenzione».
Che allenatore è Inzaghi?
«È incredibile vedere uno che ha vinto tutto avere ancora questa fame. Nei momenti difficili ci ha chiesto qualcosa in più, ma sempre parlando di gruppo. E abbiamo risposto».
Palermo è diventata casa?
«Vivo a Mondello con Elena e i miei figli. È un paradiso, speriamo di restarci a lungo. A Napoli torno appena posso. E ho una scaramanzia: al Barbera entro in campo solo quando parte “Io che amo solo te”».
Dal provino mai richiamato con il Napoli alla rincorsa alla A con il Palermo, l’intervista del Corriere dello Sport racconta un Antonio Palumbo oggi più maturo e consapevole, deciso a prendersi ciò che finora ha solo sfiorato.
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