Il Corriere dello Sport dedica un ritratto approfondito a Jesse Joronen, sottolineando come il portiere del Palermo incarni ancora, per certi versi, l’idea romantica dell’estremo difensore “diverso dagli altri”. Alto 197 centimetri, il finlandese ha conquistato in poco tempo la piazza rosanero, mostrando una personalità che va oltre gli stereotipi nordici: non freddo e distante, ma sorridente, socievole e capace di separare nettamente professione e vita privata.
Rassegna Stampa
Corriere dello Sport: “Il Palermo nelle mani di Joronen”
Fuori dal campo, racconta il quotidiano, Joronen è un appassionato di letteratura classica, tanto da aver studiato perfino la Divina Commedia, scelta non banale per uno straniero. Il suo legame con l’Italia nasce nel 2019, quando il Brescia lo acquista per una cifra importante, e si consolida negli anni trascorsi al Nord prima dell’approdo in Sicilia, accettato con entusiasmo.
Determinante, nella scelta di vestire rosanero, anche la presenza di Joel Pohjanpalo: i due sono amici di lunga data, compagni di scuola in Finlandia, uniti persino dall’hockey su ghiaccio. Dopo essersi ritrovati al Venezia, dove hanno centrato la promozione, sognano di ripetersi a Palermo. Vivono entrambi in centro città, condividendo un percorso che il giornale definisce “a filo doppio”.
Sul piano sportivo, la stagione di Joronen è quella del riscatto. Dopo essere stato accantonato dal Venezia in Serie A e aver chiuso l’esperienza senza rinnovo, sembrava destinato a cambiare aria. Invece il caos estivo tra i pali del Palermo gli ha offerto un’occasione inizialmente vista come temporanea, in attesa dei rientri di Gomis e Bardi. Da seconda giornata in poi, però, si è preso la titolarità con prestazioni decisive, collezionando interventi che hanno portato punti alla squadra di Filippo Inzaghi.
Il Corriere dello Sport evidenzia la sua reattività “clamorosa”, capace di trasformare parate difficili in gesti apparentemente semplici. Contro l’Entella è stato determinante in più occasioni, chiudendo con il dodicesimo clean sheet stagionale: metà delle partite giocate senza subire reti. Se con i piedi non eccelle, evita rischi inutili e preferisce soluzioni più dirette, scelta che ne aumenta l’affidabilità.
La città lo ha adottato, con tifosi in fila per un autografo, e la dirigenza – si legge – avrebbe già impostato il rinnovo del contratto oltre la scadenza del 2026, anche se l’ufficialità arriverà più avanti. Intanto resta un dato simbolico: l’unico a batterlo al Barbera, sabato scorso, è stato Edoardo Inzaghi, il figlio di quattro anni dell’allenatore, nel tradizionale rigore di fine partita. Un dettaglio che chiude con leggerezza il ritratto di una “saracinesca” tornata protagonista.
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