Cittadella-Palermo 0-0: rosa abulici, modesti ed evanescenti. Gol e gioco i grandi assenti

Cittadella-Palermo 0-0: rosa abulici, modesti ed evanescenti. Gol e gioco i grandi assenti

La sorte non sorride agli uomini di Tedino costretti a rinunciare a Szyminski, Dawidowicz e Nestorovski complice una stucchevole serie di infortuni. Non certo un alibi utile a spiegare una prestazione di una pochezza desolante sul piano dell’intensità e dei contenuti tecnici.

Commento

di Leandro Ficarra

Lo stato di convalescenza del Palermo di Tedino prosegue.

Nessun rilevante segnale di ripresa. Al contrario, i sintomi assumono sempre più i contorni di una preoccupante cronicità. Il punto strappato d’inerzia al volenteroso Cittadella è un brodino che assurge a debole palliativo, ma i cui effetti si dissolvono al cospetto di una prestazione di una modestia deprimente.

La difformità tra i propositi baldanzosi e gladiatori che caratterizzano ogni vigilia ed il riscontro impietoso del terreno di gioco lascia piuttosto interdetti.

Idee poche ed estremamente confuse, per una squadra che al “Tombolato” si è trascinata sull’altare delle poche energie nervose e caratteriali di cui dispone al momento.

Nemmeno l’ombra di un impianto di gioco tangibile in novanta e passa minuti. Zero gol, un tiro ( Trajkovski da palla inattiva) nello specchio della porta avversaria. Approssimazione e smarrimento, palla lunga e pedalare o quasi. Con foga lodevole, ma senza alcun costrutto né una parvenza di raziocinio e ancor meno qualità.

Gli infortuni in serie costituiscono certamente un’ulteriore fonte di criticità che ha complicato non poco la serata della compagine di Tedino. Prima Szyminski in prossimità del match, quindi Dawidowicz e Nestorovski nel cuore della prima frazione.

Circostanze sciagurate che hanno originato cambio di modulo e sostituzioni forzate. Scompaginando magari il piano tattico originario del tecnico rosanero. Tutto vero.

Le bizze della dea bendata non bastano però a spiegare nel suo complesso una performance così deludente. In una gara che doveva fungere da crocevia fondamentale per la corsa alla promozione diretta, segnando ineluttabilmente il destino del suo allenatore, era lecito attendersi dalla squadra una prestazione di ben altro spessore. Sul piano della ferocia, dell’intensità, dell’armonia e della qualità. Il Palermo, spiace sottolinearlo, ha davvero deluso su tutti i fronti.

Il punto sta, probabilmente, anche stretto al Cittadella.

Seppur non esprimendo un’eccelsa cifra tecnica complessiva, la formazione di Venturato ha sciorinato compattezza, spirito, identità e oleati automatismi nelle due fasi di gioco.

Nulla di trascendentale ma abbastanza per colpire un palo, chiamare Pomini a due difficili interventi, creare un altro paio di palle gol. Senza strafare ha spaventato, spesso messo sotto, un avversario ben più quotato. Purtroppo, con il Palermo visto nelle ultime settimane ci riescono in tanti.

Il 4-3-2-1 coniato da Tedino per fronteggiare emergenza e forfait dell’ultima ora non ha sortito gli effetti sperati.

Palermo piuttosto lungo e sfilacciato. Distanze oceaniche e scarsa connessione tra i reparti, con il terminale offensivo, prima Nestorovski poi La Gumina, sempre irrimediabilmente isolato. Centrocampo che accompagnava poco l’azione offensiva, accorciava male e in ritardo sulle seconde palle, soffriva tremendamente il pressing degli uomini di Venturato.

Jajalo visibilmente affaticato e di conseguenza poco lucido, Gnahoré e Murawski generosi in fase di interdizione ma poco brillanti con la palla tra i piedi.

Coronado e Trajkovski a girare a vuoto, quasi mai trovati con una transizione pulita tra le linee. Manovra di conseguenza compassata e farraginosa, ricorso costante al lancio lungo da parte di centrali difensivi ed esterni bassi, alla ricerca di una fantomatica profondità che nessuno in questo momento è in grado di garantire.

Palermo privo anche di quel senso geometrico in costruzione, magari basico, ma lineare e razionale, alla base del laborioso sviluppo della sua manovra. Esterni bassi preoccupati di guardarsi le spalle, sprovvisti dell’esplosività necessaria per dare ampiezza e sfogo sulle corsie.

Così, con Coronado chiaramente sottotono, la squadra di Tedino non ha cavato un ragno dal buco. Risultando a tratti davvero soporifera ed inguardabile.

Nel primo tempo il Cittadella ai punti avrebbe meritato senza dubbio qualcosa in più.

Nella ripresa non è cambiato moltissimo. Quando ritmo ed energie della compagine di Venturato sono venute meno, il match si è, se possibile, impoverito ulteriormente sul piano tecnico.

Per dieci minuti i rosanero, subodorando il debito d’ossigeno degli avversari, hanno alzato il baricentro e provato a balbettare qualche trama palla a terra. Buona volontà, ma nulla più.

L’unica volta in cui Coronado ha acceso la lampadina, liberando la corsa pesante di Aleesami, il norvegese ha sbagliato tempo ed esecuzione di un comodo assist per La Gumina.

Il Palermo ha ribadito di attraversare un fase di profondo appannamento sotto il profilo atletico.

La squadra sembra estremamente imballata e pesante in quasi tutti gli effettivi, condizione che inficia l’armonia e la fluidità delle manovra e di ogni singola giocata. Rendendo la fase di impostazione macchinosa, priva di cambi di ritmo, complicando ogni duello nell’uno contro uno, inibendo i concetti di dinamismo, verticalità e profondità.

La sensazione più sgradevole che lascia in dote questa sfida è quella di una squadra piuttosto svuotata dal punto di vista nervoso e motivazionale. Come avvolta da un trend di inerziale e rassegnato torpore. Palermo che stancamente si trascina, ma fatica a reagire, ad imporsi.

Non riesce ad accendersi e ritrovarsi. Quasi conscio di non disporre, allo stato attuale, delle risorse tecniche, tattiche e fisiche per giocarsi alla pari le sue chance con le contendenti.

Sussistono ancora piena sintonia ed identificazione nel credo calcistico e nella gestione dell’attuale allenatore? Può un cambio di guida tecnica generare la classica scossa e sortire una svolta che inneschi un’inversione di tendenza? Interrogativi che dovrà porsi Maurizio Zamparini di concerto con il suo staff dirigenziale. La panchina di Tedino ha traballato già sabato scorso.

La prestazione fornita dal Palermo questa sera potrebbe anche fornirgli un ulteriore, forse decisivo, scossone.

L’ultimo scorcio di gestione dell’ex allenatore del Pordenone è certamente stato caratterizzato da alcuni errori di matrice strategica e qualche scelta infelice in termini di turnazione ed impiego dei singoli.  Pressione, infortuni ed assenza di risultati stanno acuendo un quadro che lo vede in oggettiva difficoltà. Non pare più riuscire a trasmettere al gruppo input strategici e motivazionali proficui e decisivi. Tuttavia, scrutando in profondità spirito, lucidità e stato di forma di gran parte dei calciatori più rappresentativi, la squadra sembra vivere una sorta di crisi di identità che va oltre l’aspetto meramente tecnico-tattico.

Il match contro il Cittadella lascia in dote un fardello molto pesante sotto il profilo psicologico.

Gli infortuni di Szyminski, Dawidowicz e Nestorovski costituiscono tegole durissime in una fase cruciale della stagione. Le squalifiche di Jajalo e Gnahoré rendono concretamente problematico l’allestimento di un undici equilibrato e competitivo in vista della sfida di sabato contro l’Avellino.

Il Frosinone è tornato secondo da solo, proprio grazie ad un blitz esterno al “Partenio”.

I rosa scivolano a due lunghezze, appaiati al Parma con cui sono in svantaggio nel computo degli scontri diretti. La strada per il Palermo si fa ripida ed estremamente in salita. La panchina di Tedino terribilmente calda.

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  1. Sergio Cinà - 1 anno fa

    Gol e gioco assenti per i notevoli infortuni. La colpa però la dò al tecnico che in passato non ha sftuttato al meglio le situazioni tecniche e le sconfitte in casa con Novara e Cittadella da coglione. In cambio tecnico può servire per dare entusiasmo ed esperienza per potere iniziare a fare vittorie consecutive quello che Tedino non è capace

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  2. mistero - 1 anno fa

    Impossibile pensare di andare in serie A con una squadra demotivata e priva di idee e con un allenatore di scarso spessore in perenne stato confusionale. Le colpe sono figlie di chi pensava di vincere con 10 punti di distacco e che invece di puntellare la squadra a gennaio l’ha depotenziata. Il paracadute non si ottiene sperando che le cose ti vanno bene non facendo nulla.

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