Cessione Palermo, Ponte-Mediagol: “Provarono nuovamente a coinvolgermi nel progetto con gli inglesi. Richardson, Platt e White…”

Cessione Palermo, Ponte-Mediagol: “Provarono nuovamente a coinvolgermi nel progetto con gli inglesi. Richardson, Platt e White…”

Il finanziere svizzero spiega, in esclusiva ai microfoni di Mediagol.it, quelle che sono state le motivazioni che lo hanno indotto a fare un passo indietro nella corsa all’acquisizione del Palermo calcio…

Non solo Sport Capital Group.

Nei mesi antecedenti la cessione del 100% del pacchetto societario del Palermo Calcio al gruppo inglese, diversi sono stati gli investitori interessati all’acquisto del club rosanero. Diversi tavoli di trattative nel quale l’ormai ex patron Maurizio Zamparini si è seduto per delineare il futuro del Palermo, ad avere la meglio però è stato proprio il gruppo inglese, reclutato dall’advisor Financial Innovations di Maurizio Belli ed Emanuele Facile. Tra i soggetti interessati  a rilevare il club di Viale del Fante, anche un gruppo di investitori i cui interessi erano rappresentati dal finanziere svizzero Antonio Ponte che, nei mesi scorsi, si è fatto portavoce di una proposta rifiutata dallo stesso Zamparini.

Intervistato in esclusiva dalla redazione di Mediagol il proprietario del fondo Raifin ha spiegato quelle che sono state le motivazioni che lo hanno portato compiere un definitivo passo indietro e restare irremovibile al cospetto dei tentativi di persuasione di Facile e Belli che cercarono di coinvolgerlo nell’operazione di acquisizione del club in compartecipazione con la nuova proprietà inglese: ” Dopo qualche mese da quella prima riunione, incontrai nuovamente Facile e Belli i quali, una volta individuata la società inglese come soggetto idoneo a completare l’iter d’acquisizione del club, mi presentarono il management britannico nel tentativo di convincermi a compartecipare all’operazione. Conobbi in quella situazione, tra settembre e ottobre, Clive Richardson, David Platt, poi sostituito da Holdsworth, ed ebbi modo di conversare telefonicamente con White e Treacy. Ma le mie perplessità in merito alla bontà del loro progetto rimasero tali e rifiutai qualsiasi forma di coinvolgimento convinto che quel piano non avesse i presupposti per andare felicemente a buon fine. Inoltre ogni qualvolta ho chiesto di avere oggettivo riscontro in merito all’evidenza dei loro capitali non ho mai ricevuto risposte convincenti”.

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