Biancavilla-Palermo 1-2: Ricciardo-Santana, ribaltone lampo! Pelagotti blinda la settima gioia…

Biancavilla-Palermo 1-2: Ricciardo-Santana, ribaltone lampo! Pelagotti blinda la settima gioia…

Partita godibile, intensa e complicata per la capolista, che ha scritto in quattro minuti canovaccio ed epilogo: i rosa vanno subito sotto ma la ribaltano in un’inezia con Ricciardo e Santana. Il Biancavilla reagisce con veemenza e costringe i rosa sulla difensiva ma Pelagotti blinda il successo

di Leandro Ficarra

Tutto e subito. Duecentoquaranta secondi per scrivere la storia di un match intenso, vibrante e godibile. Sfida shakerata bruscamente dalla crisi tecnica deflagrata in casa Biancavilla alla vigilia. L’inatteso ed estemporaneo esonero di Pidatella, l’approdo lampo di Mascara sulla panchina etnea. Sconquasso nervoso e psicologico inevitabile di cui il Palermo non vedeva l’ora di approfittare. La compagine di Pergolizzi brama per mettere in fila la settima meraviglia del suo brillante avvio di campionato. Partita bella, dal canovaccio anomalo per la categoria. Non solo per ritmo, intensità e qualità di alcune giocate, ma anche per dinamiche ed evoluzione della sua intrigante trama. Niente attendismi preliminari, indugi strategici e fasi di studio. Al contrario, un avvio pirotecnico e scoppiettante. Sequela lampo di sussulti,  ribaltamenti di fronte, gol. Botte e risposte. A mille all’ora, sue entrambi i fronti, la gara viaggiava da subito a velocità folle. Bruciando attese e le lancette del cronometro. La deviazione di Crivello sul cross di Maimone pareva preludere alla stesura di un copione ben diverso rispetto alle puntate precedenti in casa rosanero. I tempi di reazione della banda Pergolizzi sovrastavano l’embrione del rammarico. La testa di Ricciardo era già proiettata oltre, verso la parabola scoccata con il contagiri da Malaury Martin. Tre minuti scarsi e due gol, uno per parte. L’ego tronfio della capolista, che non vuole contemplare neanche l’ombra del timore, tracima in verticale circa sessanta secondi dopo. Santana infierisce sul disagio della linea difensiva di casa, intenta a rimuginare su quanto accaduto poco prima, e piazza una stoccata chirurgica alle spalle di Genovese. Quattro minuti per immaginare una partita e viverne subito un’altra. Istanti fugaci e decisivi, sulla cui scia costruire l’ennesima vittoria, figlia dei medesimi ingredienti. Il Biancavilla si è mostrato avversario di valore, squadra organizzata, brillante sotto il profilo atletico, dotata di identità tattica, caratterizzata da un impianto di gioco tangibile e propositivo.

Il Palermo ha sofferto forcing e supremazia territoriale dei padroni di casa per larghi tratti. La compagine rosanero ha prevalso con quelle che, ad oggi, sono risultate essere le sue prerogative preponderanti. Equilibrio tattico, solidità difensiva, vis agonistica, caratura tecnica di alcune individualità in grado di fare la differenza. Coralità, armonia e fluidità di manovra, varietà e lignaggio della proposta offensiva non sono al momento attitudini insite nel bagaglio calcistico della formazione rosanero. Forse determinati sincronismi  potranno rodarsi strada facendo, forse l’indole di questa squadra sarà sempre pragmatica ed operaia. Poco importa, se teniamo lo sguardo fisso su classifica ed obiettivo stagionale. Varcare di slancio la soglia del calcio professionistico è l’unica cosa che conta. Ogni considerazione di carattere estetico, tecnico e concettuale, in questa categoria, lascia il tempo che trova. Serve vincere per tirarsi fuori da questo ginepraio. Il Palermo lo sta facendo. Come si conviene, probabilmente, ad ogni compagine che ambisce a primeggiare in questo campionato. Scudo, elmetto e sciabola. Guardia alta, muso duro e denti stretti. Il lavoro sporco e impagabile della diga manovale valorizzato dall’acuto illuminato di qualche artista confuso tra i gregari. Lampi di genio di chi passa da lì quasi per caso, ti prende per mano e ti porta con sé, dove non vedi l’ora di tornare.

Ventuno i punti totalizzati dal Palermo di Pergolizzi in sette gare di campionato. Primato solitario, passo spedito, numeri da record.  A livello di cronaca sostanziale c’è poco altro da aggiungere. Ogni considerazione su modalità di ottenimento del risultato, filosofia calcistica, qualità del gioco espresso, caratura delle prestazioni in termini squisitamente tecnici, è certamente legittima e rispettabile. Non fa però classifica, né muta ad oggi lo stato inconfutabile delle cose. In quanto estremamente sofferta, la vittoria odierna assume rilievo e peso specifico particolare. Far punti sul campo del Biancavilla sarà impresa ardua per qualsiasi compagine di categoria cercherà fortuna da quelle parti.

Il 4-3-3 coniato da Pergolizzi ha riservato qualche sorpresa rispetto alle previsioni della vigilia. Pelagotti tra i pali, linea difensiva canonica con Doda-Vaccaro esterni bassi, Lancini-Crivello tandem di centrali. Martin solito schermo e playmaker in zona nevralgica, con Martinelli al suo fianco c’è la novità Langella in luogo di Kraja. Niente rombo ma subito Santana largo nel tridente offensivo, Felici è l’altro aculeo, Ricciardo la boa centrale.

Pronti via, il Palermo va sotto. In modo istantaneo e fortuito. Crivello beffa Pelagotti deviando nella sua porta il cross di Maimone. Martin calibra su palla inattiva una parabola arcuata che taglia fuori tutta la difesa di casa, Ricciardo ci mette subito la testa e frena gli ardori degli uomini di Mascara. Lo shock della linea difensiva etnea si protrae per altri sessanta secondi: Santana taglia alle spalle della retroguardia di casa su una palla sporca e batte con freddezza implacabile Genovese. Due lampi folgoranti della capolista che cambiano radicalmente il risultato. Non l’inerzia della contesa. Il Biancavilla si ricompone e riprende a tessere la sua tela. Viglianisi ed Ancione imprimono intensità e geometria alla manovra in mezzo al campo, i padroni di casa lavorano bene sulle catene laterali,  alternano la ricerca dell’ampiezza all’attacco alla profondità. Il Palermo è compatto, ordinato e coeso, ma finisce per schiacciarsi senza riuscire a ripartire in maniera organica ed incisiva. Rabbeni timbra la traversa in acrobazia, Pelagotti vola a togliere la conclusione di Ancione dai pressi dell’incrocio. Maimone testa ancora un paio di volte i riflessi dell’estremo difensore rosanero che risponde presente.

Genovese guarda ammirato il collega per il resto della frazione senza dover più compiere interventi degni di rilievo.

La ripresa offre un quadro leggermente diverso sul piano del ritmo e dei rapporti di forza sul terreno di gioco. Il Biancavilla ha speso molto nella prima frazione sul piano fisico, il Palermo sembra prendere le misure e coprire gli spazi con maggiore disinvoltura. Sull’ultimo sussulto dei padroni di casa, incornata perentoria sugli sviluppi di un corner, è ancora Pelagotti a sfoderare una prodezza che vale tre punti. La girandola dei cambi sembra premiare maggiormente la squadra di Pergolizzi. Prima Kraja conferisce linfa e dinamismo in mezzo al campo rilevando LangellaSforzini fa rifiatare Santana, l’ingresso dell’ex Avellino è il preludio ad un marcato cambio di pelle sul piano tattico. Puntuale arriva infatti, ad un quarto d’ora dal termine, la doppia mossa del tecnico rosanero che pare togliere definitivamente abbrivio e direttrici di passaggio alla compagine di Mascara. Ambro e Accardi subentrano a Ricciardo e Vaccaro. Il Palermo si sistema con un rombo elastico in fase di possesso che si trasforma  talvolta in un 4-4-1-1.  Ambro è una sorta di finto trequartista, deputato a togliere metri e fiato in pressione al playmaker avversario. Accardi parte quarto basso a sinistra, ma stringe all’occorrenza a fianco di Lancini e Crivello componendo una difesa a tre quando Martinelli si abbassa in ripiegamento sul binario mancino, con Doda quinto a destra.  Al netto di alchimie tattiche e scalate annesse, il Palermo riesce a coprire meglio il campo, prendere più alto l’avversario e complicare la manovra del Biancavilla alla sorgente, fin dal primo giro palla difensivo. Rischi quindi ridotti al minimo fino al triplice fischio, recupero compreso. Anzi, è Sforzini ad arpionare un lungo lancio e coordinarsi per un diagonale che non finisce troppo lontano dal palo alla destra di Genovese.  L’ultimo cambio, Ficarrotta che rileva Martinelli, è utile per spezzare il ritmo dei padroni di casa nel convulso finale. Un paio di ripartenze rosanero si dissolvono sull’altare di superficialità ed imprecisione nella gestione della sfera. Poco male, il triplice fischio sancisce l’ennesimo bottino pieno della stagione. Primato consolidato e margine sull’Acireale che raddoppia in vista della sfida al “Barbera” contro il Licata.

 

 

 

 

 

 

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