Avellino, D’Angelo: “Io, il Palermo e quel gol al Barbera. Pastore è il mio idolo. Ho un rimpianto”

Le dichiarazioni rilasciate dal centrocampista palermitano dell’Avellino

Lo scorso settembre ha firmato il contratto che lo legherà all’Avellino per i prossimi due anni.

Stiamo parlando di Santo D’Angelo, detto Sonny. Nato a Palermo il 5 ottobre 1995, è approdato alla corte di Piero Braglia a titolo definitivo dal Livorno, diventando uno degli uomini copertina della compagine campana. Intervistato ai microfoni di ‘Prima Tivvù’ nel corso della trasmissione ‘Un lupo in famiglia’, D’Angelo – accostato anche al club di viale del Fante durante la sessione estiva di calciomercato – è tornato a parlare della rete messa a segno contro gli uomini di Roberto Boscaglia fra le mura dello Stadio “Renzo Barbera”. Ma non solo…

“Ho iniziato la carriera a Palermo, dove ho fatto tutta la trafila nel settore giovanile. Il mio unico rimpianto è quello di non aver mai esordito in prima squadra con il club della mia città. Ho iniziato a Campofranco in Eccellenza, poi in Serie D a Noto dove arrivammo sesti. Il primo contratto tra i professionisti l’ho firmato a Matera, il primo anno che hanno fatto la Serie C, con Auteri come allenatore. Avevo 18 anni. Sono cresciuto moltissimo anche grazie ad Auteri. Penso che sia stato l’anno più importante della mia carriera”, sono state le sue parole.

AVELLINO – “Ho perso 10 anni di vita per quella trattativa. Siamo partiti in ritiro a Livorno sia io che Agostino Rizzo. Poi un giorno mi chiama il procuratore e dice, andiamo ad Avellino. Non è che mi chiede, me lo dice proprio con certezza, sapendo che io avrei fatto subito le valigie. Siamo arrivati al Partenio, eravamo in pochi ma si respirava aria di una grande piazza. Mister Braglia si vedeva che era un vincente sin dal primo giorno e l’ambizione di questo club si è subito percepita”.

RUOLO E GOL AL PALERMO – “Il ruolo in cui più mi esprimo meglio è la mezz’ala dove copro meglio il campo. La mia caratteristica migliore è quella dell’inserimento. Ho fatto anche il play davanti alla difesa a Matera. Quando siamo entrati in campo e ho visto il Barbera vuoto mi ha fatto male il cuore. Io sono nato e cresciuto in quello stadio, vedevo le partite in curva, facevo il raccattapalle e ricordo sempre 40.000 spettatori. Vederlo vuoto, come lo è il Partenio e tutti gli stadi d’Italia, fa molto male. Sulla partita ho poco da dire, sono un professionista, ho segnato, non ho esultato per rispetto, ma se dovevo fare 3-4 gol in quella partita li avrei fatti. Vedere il Palermo in questo momento, fa male, con tutte le difficoltà che hanno; auguro una risalita dove meritano”.

DA DIANA A BRAGLIA – “Il tecnico che più mi ha dato in carriera è stato Aimo Diana alla Sicula Leonzio. Ci dava tantissima serenità anche in settimana, mi sentivo proprio bene con lui. Sono esploso grazie a lui. Braglia? E’ uno spettacolo. E’ un sergente quando deve farlo ma è anche un tipo scherzoso, fa battute, ti dice le cose in faccia. Ti manda a quel paese se deve. Non si tiene nulla. Però lo adoro, è un vincente. Sa scindere il momento dove bisogna lavorare e dove bisogna fare sul serio”.

L’IDOLO – “Pastore: il mio 27 è anche perchè era il suo numero a Palermo. Lo adoravo, per me è il giocatore più forte al mondo. Mi piaceva la sua eleganza, il suo talento. Quanto ho goduto con lui, Ilicic, Miccoli. Che spettacolo. A Palermo, come in tutto il Sud, si vive di calcio, io giocavo a calcio da quando ero piccolo per strada. Sogni nel cassetto? Arrivare al massimo”, ha concluso D’Angelo.

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