Aspettando l’Ascoli. Il mitico Tonino Carino e la “rabona” di Cocò. Moreo e Falletti col vento in poppa

Aspettando l’Ascoli. Il mitico Tonino Carino e la “rabona” di Cocò. Moreo e Falletti col vento in poppa

Stellone, sorriso da leader, Trajkovski l’impossibile. La rubrica del giornalista Alessandro Amato tra aneddoti, ricordi ed opinioni

Di Alessandro Amato

Alessandro Amato, giornalista PalermoLa pareggite. Se non ci fossero stati i pareggi casalinghi con Benevento e Livorno, avremmo certamente apprezzato in modo diverso l’1-1 di La Spezia.

Garanzia portieri. Pomini contro il Livorno, Brignoli contro lo Spezia. Nelle ultime due partite i portieri sono stati i migliori in campo. Buona notizia (tra i pali abbiamo delle garanzie). Ma è anche una cattiva notizia, perché significa che abbiamo dato agli avversari troppe occasioni per fare gol.

Rozzi ma vincenti. L’Ascoli ha avuto il suo periodo magico a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, giocando sette stagioni di fila in serie A: una volta arrivò addirittura quarto, una volta sesto, quattro volte decimo. Il patron era il mitico Costantino Rozzi. Era arrivato in società nel ’68: il programma prevedeva una gestione da traghettatore, appena sei mesi. Rimase 26 anni e fece grande l’Ascoli.

Il mito di Carino. L’Ascoli a grandi livelli portò in auge anche Tonino Carino, volto e voce della Rai per le partite dei marchigiani. Personaggio pittoresco. Tonino Carino da Ascoli è stato un mito di “90° minuto”.

Sali e scendi. Il borsino delle quotazioni indica in netta crescita le azioni della coppia Moreo-Falletti (assist e gol bellissimi a ruoli invertiti nelle ultime due gare) e in evidente discesa quelle di Puscas e Trajkovski. Quest’ultimo prova a dribblare pure se stesso e non ci riesce.

Non parlo italiano. Lo striscione degli ultras nel giorno dell’arrivo di Mr. Richardson al Barbera era stato chiaro: “Benvenuti in questa città che pretende rispetto e sincerità”. Dovevano scriverlo in inglese, però. Perché Clive e gli altri, finora, hanno dimostrato di non aver capito il significato di quella richiesta.

L’umiltà in panchina. Vincenzo Vivarini, tecnico dell’Ascoli, fu bomber del Caltagirone in serie D (20 gol, nel 1996). Carriera umile: Lugo, Gualdo, Ferentino, Isola Liri, San Severo e Narnese da giocatore. Angolana, Chieti, Aprilia, Teramo, Latina ed Empoli (in B per cinque mesi) da tecnico. La sua squadra, però, è ostica: occhi aperti.

Il sorriso in panchina. Mi piace il suo coraggio, mi piace come gestisce il gruppo, mi piace (soprattutto) come sta in panchina: trasmette serenità, sorride, non ha mai un’espressione sofferta. Stellone è un leader che riporta il calcio sul binario del divertimento.

Vai con la rabona. Giovanni Roccotelli, detto Cocò, giocò nel grande Ascoli. Era un’ala destra, passata alla storia perché fu il pioniere della “rabona”. “I tifosi mi fermavano per strada e mi chiedevano di rifarla anche la domenica successiva. E io non li deludevo”. Spettacolare.

I 30mila della serie C. Maggio 2001, Palermo-Ascoli 1-0 (Maggiolini). Si tornò in B in modo clamoroso. Ricordate l’incrocio di emozioni con Avellino-Messina fino al 95’? Allo stadio 30mila cuori palpitanti. In serie C il popolo c’era, ci credeva.

Quattro amici al bar. Palermo-Pescara, la partita più affollata (si fa per dire) con 9.222 spettatori. Palermo-Cosenza, quella con meno presenze (4.513). A quale dei due dati andremo più vicini con l’Ascoli? Comunque sia, saranno sempre numeri tristi (ma si può sempre migliorare). Forza Palermo.

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  1. Crazyhorse - 10 mesi fa

    Per le ultime due osservazioni datti anche una risposta, caro Amato

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