Superlega, Abete: “Chiaro segnale di debolezza da parte di alcuni club! Progetto che non mi piace”

L’ex presidente della FIGC ed ex commissario della Lega di Serie A, Giancarlo Abete

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Terremoto in Serie A.

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L’annuncio della nascita della Superlega, avvenuto questa notte con un comunicato congiunto dei 12 club fondatori, ha fatto tremare il mondo del calcio. La fondazione di una nuova lega, scissa dalla UEFA, rappresenta un cambiamento senza precedenti destinato a stravolgere potenzialmente per sempre il mondo del pallone e portando anche allo scontro istituzionale. Giancarlo Abete, nel corso della sua lunga carriera, ha ricoperto diversi e importanti ruoli nell’ambito della politica del calcio. Per sette anni presidente della FIGC, per cinque vicepresidente dell’UEFA ed infine commissario della Lega Serie A, è stato oggi raggiunto dai microfoni di TMW, per commentare la novità di giornata sul progetto che sta.

La Superlega le piace? Assolutamente no. Ma aggiungo che non penso che alla fine arriverà a compimento. Se ne parla da tanto tempo, ora c’è stata questa sorta di ufficializzazione: credo che dietro un’accelerazione di questo tipo si nasconda una situazione di grande complessità sul versante dei conti economici di molte società di prima fascia. Probabilmente si sono rese conte che anche la modifica della Champions non avrebbe potuto portare gli introiti che ritengono necessari e che soprattutto risultano tali visto l’impatto economico della pandemia”.

I CLUB TEDESCHI FUORI – “È un segnale che dà conferme in questo senso. In Germania c’è la logica dell’equilibrio di bilancio e non ci sono situazioni in cui si chiude con esposizioni debitorie molto elevate. Senza entrare nel merito dei bilanci dei club italiani, basti pensare a tutto il dibattito sulle difficoltà economiche del Barcellona che ha circondato le ultime elezioni in casa dei catalani. Il fatto che i club tedeschi non partecipino alla Superlega testimonia le situazioni di difficoltà delle società che partecipano. Parliamo di una competizione che nasce con società di solo tre Paesi, e quindi molto più debole senza l’adesione dei tedeschi. Ci sono molte riflessioni da fare: come detto questa accelerazione è stata ritenuta necessaria, ma una comunicazione di questo tipo risente dell’assenza di grandi Paesi come Germania e Francia, nonché dei grandi club che li rappresentano”.

PIU’ UNA GUERRA DI POTERE  – “Vedo una sfida, rispetto alla quale mi sembra che FIFA, UEFA e le Federcalcio abbiano manifestato la loro posizione con chiarezza. Ma dall’altro lato vedo una posizione di grande difficoltà sul versante degli equilibri economici e prospettici dei grandi club. Io spero che non accada, e la mia posizione di politica sportiva arriva dopo un’attività pluridecennale: non posso che essere contrario. Detto questo, non bisogna essere tifosi: tutti vogliamo che prevalga il merito sportivo, che ci sia l’equilibrio tra il rispetto del bacino d’utenza e la capacità dei piccoli club di fare miracoli. Però bisogna cercare di interpretare quello che accade, senza essere faziosi. E in questo annuncio ci vedo una manifestazione di difficoltà e di debolezza”.

ASSEMBLEA DI LEGA SENZA JUVENTUS, INTER E MILAN – “Credo sia naturale che a ogni azione corrisponda una reazione. L’azione è stata importante, quindi credo serva una reazione adeguata a quella che è stata una comunicazione da prima pagina, persino in un momento in cui il nostro interesse da cittadini non è sul calcio. Però penso anche che bisogna ragionare bene: si può assumere una posizione fortemente critica, e da questo punto di vista mi sembra che le posizioni contrarie siano trasversali. Quindi bisogna confermare che, se si vorrà portare avanti questo discorso, ci sarà una reazione proporzionata. Al contempo bisogna anche evitare rotture vere e proprie, perché queste portano solo sconfitti e nessun vincitore”.

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