Schillaci, l’eroe di Italia ’90: “Penso ancora a quei Mondiali, sbagliato giocare al San Paolo con l’Argentina. Palermo? Mi piacerebbe collaborare”

Schillaci, l’eroe di Italia ’90: “Penso ancora a quei Mondiali, sbagliato giocare al San Paolo con l’Argentina. Palermo? Mi piacerebbe collaborare”

“Vicini mi disse vai e fai quello che sai fare… tranquillamente. Io mi sentivo sicuro, avevo la testa leggera. A pensarci adesso Vicini fu davvero coraggioso a puntare su di me”

Non c’è giorno che non pensi ai Mondiali del 1990, a quei giorni incredibili in cui tutto mi andava benissimo e che mi cambiarono la vita“.

Inizia così la lunga intervista rilasciata ai microfoni de Il Giornale di Sicilia da Totò Schillaci, eroe di Italia ’90 con la maglia azzurra. L’ex attaccante palermitano ha raccontato il suo percorso, 12 mesi prima dell’inizio del Mondiale giocava in B col Messina: “Se pensavo alla Nazionale? Assolutamente no. Ma alla Juve feci bene, segnai ventuno gol nella stagione. Mi veniva tutto facile e la stampa pressava molto perche Vicini mi inserisse nella lista definitiva. Ma solo quando il direttore sportivo Morini entrò nello spogliatoio con la lista dei giocatori juventini convocati ci credetti davvero e mi sembrò di toccare il cielo con un dito. Quel giorno chiamai tutti, parenti, amici, andavo davvero al Mondiale“.

All’esordio subito in gol: “Vicini mi disse vai e fai quello che sai fare… tranquillamente. Io mi sentivo sicuro, avevo la testa leggera. A pensarci adesso Vicini fu davvero coraggioso a puntare su di me. Da lì in poi segnai sempre, a parte la partita con gli Stati Uniti e alla fine vinsi la classifica di capocannoniere del Mondiale. Sconfitta in semifinale? Peccato perché eravamo una grande squadra e se fossimo andati in finale avremmo vinto il titolo. Non so cosa accadde. Io ai rigori arrivai stremato, non stavo bene, e non volli calciare. Oggi direi che avrei dovuto farlo. L’errore fu giocare quella partita a Napoli. Non dico che il pubblico tifò Argentina, ma certamente parte del pubblico voleva che Maradona non perdesse. Era umano. Non fu questa la causa della nostra sconfitta, ma il tabellone doveva assolutamente escludere la possibilità che l’Italia affrontasse l’Argentina al San Paolo“.

Per Schillaci cambiò però tutto nel giro di poco tempo con l’arrivo di Sacchi sulla panchina azzurra: “Presto non trovai più spazio. Però glielo dissi un giorno a Sacchi: mister, se mi avesse portato ai Mondiali del 1994 in America li avremmo vinti. E lui mi disse che forse avevo ragione“.

A 29 anni lo storico trasferimento in Giappone, allo Jubilo Iwata: “Fu anzitutto una scelta di vita. Volevo provare un’esperienza all’estero e a quei tempi le frontiere in Europa erano chiuse. Con le regole di oggi magari sarei andato in Premier League o in Spagna. Il Giappone mi offrì tanti soldi per allora, ma adesso quell’ingaggio lo prende un medio calciatore di A. E volli provare. In Giappone sono stato bene, sono stato amato e apprezzato, per loro ero ancora l’eroe del Mondiale del 1990 e col tempo mi sono abituato anche alle loro regole di vita. Poi ho cominciato a soffrire con la schiena ed ho dovuto rescindere il contratto nel 1999. Ma avrei voluto giocare fino a quaranta anni“.

L’eroe di Italia ’90 si è anche soffermato sull’attuale momento che sta vivendo il mondo del calcio, fermo a causa dell’emergenza sanitaria: “Io ho giocato in Giappone in estate e si può fare. Due mesi di stop sono pesanti, ma si potrebbe riprendere con una nuova preparazione, giocare in estate e ricominciare la prossima stagione dopo una brevissima pausa, non più di quindici giorni“.

Infine, un pensiero al Palermo, con la squadra rosanero che è ripartita dalla Serie D con una nuova proprietà: “Spero che vada in C, la promozione gli spetta. Ho incontrato Mirri e sono stato onorato di indossare la maglia rosanero nella partita delle glorie la scorsa estate. Sarei felice di potere collaborare, di mettere a disposizione del club il mio centro sportivo (Louis Ribolla, ndr)”, ha concluso Schillaci.

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