San Tommaso-Palermo 1-1: l’acuto di Langella non basta, rosa opaco al “De Cicco”. La capolista frena e delude…

San Tommaso-Palermo 1-1: l’acuto di Langella non basta, rosa opaco al “De Cicco”. La capolista frena e delude…

Prima frazione modesta sul piano dei contenuti tecnici con rari e flebili sussulti. Langella sblocca il match con una giocata ed il Palermo pare poter gestire con la consueta dose di solidità e cinismo. Il pari di Alleruzzo rovina la festa e complica i piani di Pergolizzi…

di Leandro Ficarra

Frenata inattesa. Proprio per questo ancora più brusca e foriera di strascichi.

Il Palermo non riesce ad imporsi sul lodevole e mirabile San Tommaso, penultimo in classifica nel girone I del campionato di Serie D.

Tra la compagine irpina, espressione fiabesca di una realtà sportiva di quartiere, figlia di passione, sacrificio e aggregazione, e la corazzata del torneo vi era un margine alla vigilia di ben trentadue punti in classifica. Dato eloquente, specchio di un gap abissale in termini di dimensioni, ambizioni, caratura complessiva. Basterebbe questo solco numerico a fotografare quanto il risultato di oggi lasci in dote amaro in bocca e perplessità annesse in casa Palermo. Delusione ed interrogativi alimentati in parallelo dalla consapevolezza che il pari maturato, probabilmente, è anche giusto per quanto espresso dalle due contendenti sul rettangolo verde.

Partita sostanzialmente scadente, come sovente accade in questa categoria, sotto il profilo della qualità dei contenuti tecnici e dell’armonia della manovra. Ad alzare il livello, in ragione di cifra tecnica complessiva, individualità e lignaggio, avrebbe dovuto essere il Palermo di Pergolizzi. Da Cenerentola, novizia invitata al ballo della Capolista, la compagine irpina aveva da copione il compito di non sfigurare, restare corta e coesa, coprendo al meglio il terreno di gioco, togliere fiato e metri al più quotato avversario. Sperando di non perdere vis agonistica e concentrazione per arginare lo strapotere tecnico dei rosanero, non sbracare sul piano tattico e psicologico, gettando il cuore oltre l’ostacolo. Spingersi al di là dei propri limiti, senza nutrire rimpianti anche in caso di onorevole sconfitta.  La squadra di Liquidato è andata ben oltre, pur senza strafare, si è spesso riproposta con discreta intensità, ha concesso le briciole ai siciliani, riacciuffando un pari insperato ad una manciata di secondi dal novantesimo. Nel recupero ha perfino spaventato ulteriormente la capolista sfiorando il bersaglio grosso, ma forse sarebbe stato un premio eccessivo. Il Palermo ha fatto davvero troppo poco per portare a casa i tre punti.

Confuso, macchinoso e sterile nel primo tempo, equilibrato e solido una volta in vantaggio ma incapace di accelerare e chiudere definitivamente i conti. La compagine di Pergolizzi stava per costruire sull’acuto di Langella la solita vittoria cinica e sporca. Blitz esterno seriale, all’insegna di pragmatismo e abnegazione. Stavolta, la buona sorte non ha dato la solita provvidenziale mano d’aiuto nei momenti topici, e quando Alleruzzo ha schiacciato di testa in rete, dopo il palo di Konate, si è captato che l’epilogo non avrebbe sorriso alla capolista. L’ultimo scorcio di un match oggettivamente scadente è stato rocambolesco e denso di emozioni. Il Palermo ha avuto la chance di intascare i tre punti e dimenticare la prestazione con l’incornata di Sforzini a fil di palo, Konate ha graziato Pergolizzi calciando dai diciotto metri con Colucci liberissimo in un due contro uno, Ficarrotta lobbava Landi col piede debole e il portiere di casa per poco non genera un flipper rovinoso, con annessa autorete, in coproduzione con Lambiase. Nel convulso finale c’è spazio anche per il gesto di reazione, scomposto e plateale ma non cattivo, di Vaccaro che si fa sventolare in faccia il cartellino rosso dal direttore di gara. Scatto di stizza e frustrazione per un pari che ha ineluttabilmente il sapore di una sconfitta.

Non è stata una prestazione molto diversa dalle altre fornite lontano dal “Barbera”. Il più delle volte, la conquista del risultato pieno ha mitigato interrogativi e perplessità sul livello delle performance sfoderate sul piano collettivo. Difficilmente in trasferta il Palermo ha convinto per fluidità e automatismi nella tessitura delle sue trame, armonia ed intensità nello sviluppo della manovra, varietà ed incisività della sua proposta offensiva. Per larghi tratti ha subito l’incedere sotto il profilo del gioco di compagini marcatamente inferiori sul piano tecnico, spaccando il match grazie alla prodezza di uno dei suoi singoli fuori categoria, capitalizzando al meglio gli episodi, costruendo le sue vittorie su coesione, compattezza e rigorosa gestione della fase di non possesso. Le parate di Pelagotti, l’imprecisione degli avversari, l’ausilio della buona sorte. La personalità e l’esperienza dei senatori nei momenti caldi. In un modo o nell’altro, il Palermo portava la vittoria a casa. A Pratola Serra, e piuttosto sovente nell’ultimo scorcio di stagione rosanero, il finale racconta una storia diversa.  I conti non tornano più come nella prima parte trionfale del girone di andata, il Savoia ha progressivamente eroso il margine di vantaggio della capolista e adesso ha addirittura la possibilità di portarsi ad una sola lunghezza dal club siciliano.

Quando il risultato inizia a rispecchiare fedelmente la mediocrità delle prestazioni fornite, piuttosto che le ambizioni in relazione ad obiettivo e qualità dell’organico, è legittimo prodursi in una disamina più chirurgica e approfondita. Guardarsi in faccia e scrutarsi dentro, prendendo atto delle criticità trasversali che affiorano piuttosto evidenti all’interno del rettangolo verde.

Il San Tommaso ha disinnescato fonti di gioco ed inaridito i temi offensivi rosanero con la stessa ricetta, basica quanto efficace, di tante altre volenterose formazioni del girone. Ordine tattico, coesione e compattezza tra le linee, aggressività in pressing e marcature, dinamismo pronunciato e gagliardia sul piano agonistico. Il Palermo nel primo tempo ha creato appena un paio di chance sporadiche, cross di Ricciardo senza nessun compagno pronto a chiudere, Langella murato dopo un bell’assist di Felici. Colarusso ha mostrato le sue doti balistiche di rilievo chiamando ad un paio di respinte Pelagotti su parabole velenose dalla distanza. Mai, su azione manovrata, la capolista è riuscita a mandare al tiro un proprio effettivo, mai un inserimento di un intermedio premiato con il tempo giusto, un’imbucata in verticale ben dosata ad innescare l’attacco alla profondità di un compagno, poche le sovrapposizioni sull’esterno, troppi i lanci lunghi con Ricciardo regolarmente anticipato nel gioco aereo. L’infortunio di Doda, brutto trauma distorsivo al ginocchio sinistro, altra pagina nera di una prima frazione da dimenticare in fretta. Il bell’assolo di Langella, sterzata con il destro e mancino a pelo d’erba dal limite, apriva la ripresa con rinnovati auspici. Quando la strenua resistenza degli irpini poteva essere sgretolata dal gol del vantaggio, il Palermo non ha avuto brillantezza, lucidità e qualità utili a chiudere la partita. Pergolizzi ha richiamato Floriano, buoni spunti e qualità ma condizione atletica da ripristinare, per Ficarrotta. Quindi out Felici per Silipo e Ricciardo per Sforzini. Landi non ha più fatto una parata ed i rosanero si sono limitati ad una passiva e scolastica gestione del risultato. Pur disponendo di spazi e qualità a sufficienza per mettere definitivamente sulle gambe una squadra fisicamente provata e inerzialmente sbilanciata in avanti. Passività e supponenza letale che Alleruzzo ha punito, senza esitare, al minuto ottantacinque. Il festival di occasioni già descritto nell’extra-time avrebbe potuto ancora una volta celare parzialmente le magagne. Perché questa squadra stenta a trovare qualità ed armonia corale nell’imbastitura della manovra? Perché la capolista in trasferta soffre spesso in termini di dinamismo e fisicità in mezzo al campo, cedendo il pallino del gioco e smarrendo la gestione della partita? Perché Ricciardo, principale terminale offensivo, risulta spesso un corpo estraneo avulso dalla manovra e la squadra non riesce più ad innescarlo come ad inizio stagione?  Perché il Palermo fatica a produrre trame offensive varie e funzionali ad esaltare le caratteristiche dei componenti del reparto avanzato? Perché la squadra ha un indice di pericolosità così basso al  cospetto di avversari ostici e gagliardi, ma palesemente inferiori sotto il profilo tecnico? Quanti innesti strutturali di livello è opportuno portare a termine in questa sessione di mercato per potenziare adeguatamente l’organico e non mettere a rischio la promozione in Serie C?  Al fine di non compromettere l’obiettivo stagionale, è auspicabile che Pergolizzi e gli stati generali del club riescano in fretta a trovare delle risposte convincenti a questi quesiti.

 

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