Rinaudo: “Con Zamparini vissuti anni straordinari, ma adesso c’è appartenenza. Io allenatore? Preferisco fare il dirigente”

Rinaudo: “Con Zamparini vissuti anni straordinari, ma adesso c’è appartenenza. Io allenatore? Preferisco fare il dirigente”

“Fare il diesse in B e poi fare il direttore tecnico delle giovanili in D può sembrare un passo indietro. Ma io ho un obiettivo: dare una mano al Palermo”

A tutto Rinaudo.

Il direttore tecnico del settore giovanile del Palermo, intervistato da La Repubblica, si è raccontato a 360 gradi analizzando tutti gli aspetti della sua lunga carriera. Ha indossato maglie importanti: Palermo, Napoli e Juventus, raggiungendo grandi traguardi. “L’allenatore che mi ha insegnato più cose è Davide Nicola, sia tatticamente che a livello motivazionale mi ha colpito. Soprattutto per il modo in cui riesce a trasmettere le idee“.

Adesso dal campo, l’ex difensore è passato alla scrivania: “Si lavora molto di più rispetto a quando giocavo. È un ruolo che ho sempre guardato con grande interesse anche quando facevo il calciatore. Cercavo di strappare qualche segreto ai diesse perché mi piaceva il loro lavoro e mi immaginavo in questa veste. Si pensa che un diesse compra e vende giocatori, ma ci sono altre mille mansioni che non si vedono e che sono fondamentali. C’è la parte gestionale, risolvere mille problemi, il rapporto con squadra, allenatore e il suo staff“.

Allenare? No, mi ha sempre affascinato il ruolo dirigenziale e con grandi sacrifici, come quando ero piccolo, mi sono messo d’impegno, ho studiato tantissimo e, sbagliando, facendo esperienza, sto cercando di fare la mia strada. Apprezzo molto Stefano Marchetti del Cittadella. Ci sono direttori sportivi che hanno fatto e continuano a fare la storia, da Braida a Sabatini, ma anche Moggi. Però lui dimostra che anno dopo anno si possono ottenere risultati scoprendo giocatori che ogni anno continuano a stupire“.

Rinaudo vanta già alcune esperienze da direttore sportivo, ma col ritorno al Palermo è passato al settore giovanile: “Se è un passo indietro? In tanti mi hanno detto che lo è. E forse sulla carta probabilmente è così. Fare il diesse in B e poi fare il direttore tecnico delle giovanili in D può sembrare un passo indietro. Ma io ho un obiettivo: dare una mano al Palermo e ai ragazzi che si avvicinano al Palermo per coronare il sogno che è stato il mio e che sono riuscito a raggiungere“.

Infine l’ex ds del Venezia si è soffermato sul responsabile del settore giovanile, Rosario Argento, e la nuova proprietà rosanero: “Che effetto mi fa lavorare con Rosario Argento? Capisci che il tempo passa. Ci capita di pensare a quando ero piccolino. Sono le dinamiche della vita. Sono contento di averlo ritrovato, siamo ben affiatati. Differenze tra Mirri e Zamparini? Ho conosciuto poche persone nel mondo del calcio come Mirri. Tiene molto al Palermo e al progetto che ha per il club insieme a Sagramola. E questo mi stimola ancora di più. Il Palermo di Zamparini era un club forte, si stava bene, era una società organizzatissima, ma si aveva la sensazione che non c’era appartenenza. Credo che con Zamparini abbiamo vissuto anni straordinari però mancava quello che c’è ora: senso di appartenenza e dedizione, si riflette su ogni cosa per badare al rispetto che ci deve essere per questa maglia e per questa città“.

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