Pomini-Mediagol: “Palermo fase più intensa della mia carriera. Mirri? Ho la mia idea. La A sfumata e il calvario degli ultimi mesi…”

L’intervista esclusiva concessa alla redazione di Mediagol.it dal portiere del Venezia, ex Palermo, Alberto Pomini

Custodire gelosamente la porta della propria squadra e l’armonia all’interno dello spogliatoio.

Alberto Pomini, estremo difensore classe 1981, è costantemente riuscito a compiere l’impresa di eccellere tra i pali così come oltre i confini del rettangolo verde. Portiere affidabile, completo e performante, leader carismatico e punto di riferimento imprescindibile per i compagni. Una vita calcistica profondamente segnata dal lungo percorso con la maglia del Sassuolo. Ben tredici le stagioni con la casacca neroverde cucita sulla pelle, dagli inferi delle categorie minori all’escalation vertiginosa che condotto il club emiliano fino all’olimpo del panorama calcistico nazionale. Un susseguirsi di tecnici, dirigenti e calciatori in cui il profilo di Alberto Pomini era prezioso ed indispensabile denominatore comune. Spesso dodicesimo e chioccia del giovane titolare di turno da svezzare calcisticamente, titolare di fatto per capacità e rendimento. Dissidio interiore non semplice da gestire per un atleta brillante e competitivo, che l’uomo Pomini ha saputo metabolizzare nel tempo con indole equilibrata e costruttiva. Contribuendo alle fortune dei club in cui ha militato e dei giovani portieri formatisi grazie alla sua saggia e fraterna guida. I due anni di Palermo hanno costituito per l’attuale portiere del Venezia una sfida affascinante, la voglia di rimettersi in gioco al fine di avere delle risposte che il campo ha fornito ad Alberto in maniera pronta e confortante. Due promozioni in A sfiorate e sfumate sul filo di lana, in un contesto societario a dir poco critico ed instabile, un profondo legame umano instaurato con la piazza ed i tifosi rosanero. L’ex Sassuolo si racconta nel corso di un’interessante intervista esclusiva concessa alla redazione di Mediagol.it.

“La mia idea sulla nuova proprietà del Palermo? Mirri fece un intervento economico abbastanza importante anche l’anno scorso, acquisendo la concessione quadriennale di parte dei diritti della gestione pubblicitaria del club e consentendo di pagare gli stipendi ai tesserati evitando la penalizzazione in classifica quando c’ero io. L’impressione è sempre stata quella di una persona che ha fortemente a cuore, veramente, le sorti della squadra della propria città: voler rilanciare quello che rappresenta il Palermo per tutta Italia. Forse la visibilità che ti conferisce calcio è la maggiore di tutte. Quindi, sicuramente, Mirri ha mostrato e mostra tuttora grande passione. Poi penso abbia trovato in Tony Di Piazza un partner economico importante. Il progetto ritengo abbia tutte le basi necessarie per partire alla grande. Mi auguro che il Palermo possa tornare nel calcio che conta perché la città e la sua gente meritano ben altro. Dopo le delusioni degli ultimi anni, bisogna ridare entusiasmo al pubblico rosanero. La tormentata gestione societaria nell’anno della stagione poi culminata nel fallimento del club? L’anno scorso la situazione economica  precaria e quella societaria, estremamente turbolenta, si trascinavano già dal mese di novembre, dalla famosa cessione delle quote ad un gruppo di inglesi. Penso che questa atmosfera di incertezza e profonda instabilità societaria sia stata magari non decisiva ma  ha inciso pesantemente sulle vicissitudini di campo e sui risultati della squadra. A prescindere dal fatto che durante la stagione si è cercato di mettere in secondo piano l’aspetto finanziario, ma quel tipo di andazzo controverso, alla lunga, ti stanca mentalmente. Gli ultimi mesi con la retrocessione a tavolino, poi commutata in punti di penalizzazione da scontare nella stagione successiva, e la mancanza di punti di riferimento tangibili hanno costituito un dramma sportivo per tutti. Noi giocatori siamo stati i più fortunati perché ci siamo trovati comunque a ritagliarci il nostro spazio e proseguire la nostra carriera in un’altra realtà. Io sono in contatto con le tante persone che lavoravano a Palermo nella vecchia proprietà, so che è una situazione non semplice e pesante per tutti.  I miei ricordi a Palermo? A livello umano ricordo tante persone meravigliose con le quali mantengo legami di stima e affetto, non l’ho mai nascosto. Purtroppo è andata come non doveva andare. I due anni a Palermo sono stati quelli più intensi della mia carriera, sicuramente. Mi scende una la lacrima a pensarci! Le due stagioni nel capoluogo siciliano le porterò sempre nel mio cuore. Chi mi conosce lo sa. Inutile nasconderlo”.

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