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Paola Ferrari e il “vaffa” a Mino Raiola: “Non è diffamazione”

MILAN, ITALY - DECEMBER 19:  Paola Ferrari attends 'Le Spose Di Costantino' press conference on December 19, 2017 in Milan, Italy.  (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Paola Ferrari ha perso la sua battaglia legale con Mino Raiola

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Mino Raiola è stato assolto per le offese a Paola Ferrari.

A riportare la notizia è il quotidiano "Libero". La storia risale a tre anni fa, quando già allora l'ex numero uno del Milan era alle prese con il suo primo rinnovo di contratto. La conduttrice si era espressa sulla questione, con toni tutt'altro che morbidi, su Twitter. 

"Donnarumma non dovrebbe indossare la maglia della Nazionale per un anno», aveva tuonato la Ferrari. «Codice Etico? Quale peggior esempio di chi tradisce per i soldi?".

E poi: "Chi indossa la maglia della Nazionale deve essere un esempio per i giovani e lui non lo è più". 

L’agente aveva usato toni durissimi in conferenza stampa per rispondere alla giornalista e conduttrice RAI.

"Ho sentito una giornalista importante della Rai dire che Gigi dovrebbe essere tolto dalla Nazionale per un codigo (sic!) etico, perché si è venduto per soldi, una signora che ha sposato una persona che gestisce uno dei fondi… hedge fund più grandi del mondo".

Il riferimento di Raiola, come riporta "Libero", era al marito della Ferrari, Marco De Benedetti, imprenditore e corresponsabile del fondo di investimenti Carlyle. Un uomo che, per Raiola, "si sveglia la mattina e pensa ai soldi, va a letto e pensa ai soldi".

La Ferrari aveva così denunciato Raiola per diffamazione: chiedeva un risarcimento di 5 milioni di euro da destinare alla Fondazione Stefano Borgonovo per la ricerca sulla Sla.

Il tribunale, riporta Libero: "Ricomprende le affermazioni di Raiola nel diritto di critica che "può essere esercitato utilizzando espressioni anche lesive della reputazione altrui, purché siano collegate alla manifestazione di un dissenso ragionato (…) e non si risolvano in un’aggressione gratuita".

Quanto al parallelo tra Donnarumma «venduto per soldi» e la giornalista coniugata con un ricco imprenditore, non si tratterebbe di un accostamento offensivo, ma un modo legittimo di evidenziare che il marito della giornalista e Raiola perseguono il «medesimo obiettivo», e cioè la «massimizzazione dei profitti». Quanto al paragone con il terrorismo, «tale frase non accomuna» la Ferrari «ai terroristi ma appare semplicemente volta a (…) criticare il suo commento».

Ma dove il tribunale si sbizzarrisce è nell’approvazione degli insulti. Per la giudice, «“ma vattene a fare in culo” non costituisce condotta idonea a ledere la reputazione», ma rientra tra quelle «espressioni che, pur volgari, nel contesto di un generale fenomeno di impoverimento del linguaggio e del costume, sono diventate di uso comune», assumendo altri significati: «“vaffanculo” viene impiegata nel senso di “non infastidirmi”, “lasciami in pace”» cosicché il Vaffa di Raiola sarebbe servito solo «a porre fine alla querelle, sia pur con maleducata insofferenza».