Palermo-Roccella 1-0: un bivio lungo undici metri, Floriano non sbaglia e Khoris grazia i rosa…

Palermo-Roccella 1-0: un bivio lungo undici metri, Floriano non sbaglia e Khoris grazia i rosa…

Vittoria sofferta e di misura contro un avversario ostico e ben disposto in campo: Floriano si conquista e trasforma il rigore decisivo, Khoris spreca la chance del pari dagli undici metri ed il Palermo può esultare…

Commento

di Leandro Ficarra

Un bivio lungo undici metri.

La storia di Palermo-Roccella, seppur ricca di contorni, dinamiche e sfumature, si condensa nell’esecuzione dei due calci di rigore che hanno determinato il risultato. Floriano, il migliore tra i suoi, se l’è procurato con intraprendenza ed una buona dose di mestiere: l’ex Bari si è assunto la responsabilità di calciarlo, con lucidità ed implacabile freddezza, trasformandolo in modo impeccabile. Una manciata di secondi dopo, Khoris ha calciato alle stelle il penalty che il Roccella si era guadagnato al culmine di una pregevole triangolazione corale, complice una retroguardia rosanero svagata e fin troppo statica, come sovente accade nelle ultime settimane. Un’esecuzione frenetica e figlia della tensione, quella dell’attaccante calabrese, che ha compromesso le chance degli ospiti di riequilibrare il risultato, facendo tirare un consistente sospiro di sollievo a Pergolizzi. Così, una domenica che poteva acuire criticità ed interrogativi sullo stato di salute della capolista, complicando un cammino divenuto decisamente tortuoso nell’ultimo frangente di stagione, si è come d’incanto colorata di rosa. Il Palermo non solo è riuscito a tornare alla vittoria davanti al suo pubblico, ma ha addirittura ampliato il suo margine di vantaggio sul Savoia che non è andato oltre il pari al “Giraud” contro il Marina di Ragusa.

Il Roccella si è dimostrato avversario ostico, gagliardo, sbarazzino e ben organizzato sotto il profilo tattico. La capolista ha mostrato intensità e voglia di prevalere, unitamente a limiti ed incongruenze ben note ad osservatori e addetti ai lavori. L’assenza dei due esterni bassi di ruolo, Doda e Vaccaro, ha ispirato la rivoluzione tattica coniata da Pergolizzi per l’occasione: 3-4-3 di partenza con due stantuffi a tutta fascia adattati con alterni risultati. Davanti a Pelagotti, Pergolizzi ha optato per il terzetto di centrali Crivello-Lancini-Peretti, Martinelli e Langella hanno presidiato le corsie, Martin e Kraja hanno formato il tandem di interni in mediana. Floriano e Felici hanno agito da estremi di un tridente offensivo che ha proposto Ricciardo nel ruolo di terminale e stoccatore. La prima frazione ha evidenziato un Palermo intenso e volitivo, padrone del gioco e bravo a tessere la sua tela fino alla trequarti avversaria. Una squadra alta, corta ed aggressiva in pressione sulla sfera, brava a veicolare le sue transizioni in verticale alla ricerca dell’ampiezza. Floriano e Felici hanno più volte puntato e messo in crisi i diretti marcatori, ma, come di consueto, l’incedere della capolista si è sistematicamente dissolto sull’altare di frenesia ed imprecisione all’atto della rifinitura. Ricciardo si è mosso molto ma senza mai riuscire a trovare tempo e spazio per battere a rete con profitto. Fino al momento dell’uscita dal campo per infortunio, l’ex Cesena si è battuto con ardore, senza tuttavia sciorinare movimenti e guizzi consoni a liberarsi dalla morsa dei centrali difensivi calabresi. Langella ha provato a calciare un paio di volte dai venti metri senza successo, Kraja è parso spento e scolastico, timido e poco brillante in sede di inserimento. Scuffia ha effettuato l’unico intervento di rilievo su un bel destro a giro di Felici, poi ordinaria amministrazione o poco più. I calabresi hanno svolto con ordine e disinvoltura la fase di non possesso, riuscendo anche a ripartire con armonia e discreta pericolosità. Il Palermo ha confermato un certo disagio nel mantenere le corrette distanze tra i reparti, scarso filtro in zona nevralgica, spesso il Roccella ha potuto infierire sulle voragini lasciate da una squadra lunga e disarticolata, non certo irreprensibile nell’applicazione delle cosiddette coperture preventive. L’occasione più nitida del primo tempo è stata proprio costruita dagli ospiti: Pelagotti è stato provvidenziale in uscita bassa a chiudere sul taglio di Ismail, ben innescato dall’imbucata di Kamara. La ripresa si è snodata sulla medesima falsa riga della prima frazione, Palermo arrembante ma sterile, Roccella compatto e pronto a pungere, fino all’accelerazione di Floriano arenata dal tackle avventato di Ibrahime. Un’entrata decisa e incauta, che l’arbitro ha deciso di punire con l’assegnazione del penalty alla capolista. Francamente, un calcio di rigore apparso a primo acchito piuttosto generoso, su modalità e dinamica del contatto permangono ragionevoli dubbi. Floriano ha imperlato una prestazione intensa, elettrica ed operosa, calciando in modo impeccabile la massima punizione e sbloccando un match che si stava pericolosamente complicando. Una volta conquistato il vantaggio, nonostante le vibranti proteste dei calciatori ospiti, il Palermo ha commesso l’errore imperdonabile di abbassare l’asticella della tensione, concedendo una macroscopica opportunità al Roccella di rimettere repentinamente la gara in equilibrio. Troppo morbida ed ingenua la retroguardia di casa, bucata sul tempo da una triangolazione pregevole ma leggibile, Crivello si è fatto prendere alle spalle ed ha sbilanciato l’avversario con una spinta giudicata troppo energica dall’arbitro. Anche qui, qualche dubbio sull’entità del contatto, ma il direttore di gara ha indicato il dischetto senza esitazioni. Quando Khoris ha calciato alle stelle dagli undici metri, tutto il pubblico di fede rosanero ha capito che la Dea bendata era conciliante e ben disposta nei confronti della compagine di Pergolizzi. Il finale di gara ha detto poco: l’espulsione di Ibrahime ha reso la strada ulteriormente in salita per il Roccella, il Palermo ha ripreso un po’ di nerbo e vitalità in mezzo con l’ingresso di Ambro per Kraja, acquisendo contestualmente brio in avanti grazie all’intraprendenza del gioiellino di scuola giallorossa Silipo, subentrato a Felici. Due grosse chance per chiudere i conti, con Sforzini e lo stesso classe 2001 di proprietà della Roma, ma niente gol del raddoppio con annessa sofferenza fino al triplice fischio. Il tributo del Barbera a Floriano, rilevato da Mauri, l’ingresso di un Ficarrotta non certo entusiasta di aver assistito all’intera sfida dalla panchina. La fine della contesa sa di liberazione in casa rosanero: il successo e l’allungo sul Savoia mitigano criticità ed incognite persistenti tra le pieghe dell’ennesima prestazione quantomeno rivedibile.

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