Palermo, il legale di Vincenti sul suicidio: “Il giudice soffriva di depressione. L’indagine relativa al processo Zamparini non c’entra nulla”

La Camera penale di Palermo: “Il principio costituzionale di non colpevolezza, unico strumento di contrasto alla gogna mediatica, è un segno di civiltà che deve essere richiamato e ribadito in momenti drammatici come questo”

La questione dell’avviso di garanzia non c’entra assolutamente nulla con quello che è accaduto oggi. Il presidente Vincenti soffriva di depressione da un anno circa, ha tentato di curarsi ma purtroppo le cure non hanno avuto effetto“.

Così il legale dell’ex presidente dell’ufficio del gip del tribunale Palermo Cesare Vincenti, in merito al suicidio del giudice indagato dalla Procura di Caltanissetta nell’ambito della fuga di notizie nel processo Zamparini: “Ci difenderemo nel modo opportuno ma ripeto non c’è alcun tipo di collegamento – ha dichiarato l’avvocato Paolo Grillo –. Neanche con i fatti che riguardano il figlio“. Nel momento del suicidio in casa vi era la figlia che, in compagnia della moglie, è già stata sentita dai carabinieri. Secondo una prima ricostruzione il giudice sarebbe uscito dal balcone per poi immediatamente gettarsi, inutile il tentativo dei soccorsi per provare a salvarlo. I carabinieri hanno già acquisito anche le immagini di videosorveglianza del condominio.

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Anche la Camera penale di Palermo ha anche espresso il suo cordoglio e vicinanza nei confronti della famiglia Vincenti: “La Camera penale di Palermo, nell’apprendere la notizia dell’estremo gesto con cui il presidente Cesare Vincenti, da poco in pensione, si è tolto la vita, esprime il proprio cordoglio ai suoi cari congiunti, non sottacendo che questo evento costituisce la conseguenza di un perverso circuito mediatico-giudiziario che travolge vita e affetti senza alcun discernimento. La Camera Penale di Palermo ricorda il Presidente Cesare Vincenti, avendone apprezzato il tratto signorile ed il ruolo di terzietà del giudice, rispettoso di tutte le parti del processo. Il principio costituzionale di non colpevolezza, unico strumento di contrasto alla gogna mediatica, è un segno di civiltà che deve essere richiamato e ribadito in momenti drammatici come questo – dicono i penalisti -. Una tragedia che si consuma subito dopo il trentennale della scomparsa di Sciascia, che della nostra terra contemporanea ha saputo evidenziarne tratti, contraddizioni e crudeltà“.

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