"Covid, i rosa diventano caso di studio: lo staff medico e l’Asp lodati dalla Lega".
Titola così l'odierna edizione de 'La Repubblica', che punta i riflettori sulla situazione Coronavirus in casa Palermo. Dalla scoperta dei 9 calciatori positivi ai tamponi per la ricerca del Covid-19, nella giornata di Palermo-Turris, ai quali si aggiunge anche il tecnico Roberto Boscaglia, passando per i nuovi esiti di venerdì 23 ottobre e di domenica 25 ottobre, quando sono stati individuati complessivamente altri sei calciatori e tre membri dello staff positivi al Coronavirus. Con i numeri comunicati in data odierna, in totale i positivi al Covid-19 all’interno del club siciliano rimangono attualmente 19.
"Lo staff medico del Palermo coordinato da Roberto Matracia, suo malgrado, è diventato il capofila fra gli staff della serie C al punto che le misure adottate dai rosanero dopo l’esplosione del focolaio dentro la squadra che conta attualmente diciannove positivi (oggi è previsto un nuovo giro di tamponi) sono state prese ad esempio come caso di studio. Insieme, ovviamente, all’intervento dell’Asp di Palermo che ha di fatto bloccato il diffondersi del contagio al di fuori del gruppo squadra disponendo l’isolamento. Al punto che è di ieri la proposta della Lega Pro di armonizzare con il protocollo della Federcalcio quanto disposto dall’Asp palermitana in casi di focolaio all’interno di una squadra su tutto il territorio nazionale".
Il club di Viale del Fante, dunque, è diventato un vero e proprio caso di studio e la gestione adottata dalla dirigenza rosanero è pronta a diventare un modello da seguire per tutte quelle società che da qui al termine del campionato potrebbero trovarsi costrette a dover fare i conti con una curva di contagi in crescita, così come è accaduto al Palermo alla vigilia della sesta giornata di campionato. La richiesta di adeguarsi a quanto accaduto ai rosanero arriva direttamente dal presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli "con un protocollo che ha isolato e bloccato la diffusione del contagio e ha tenuto sotto controllo il virus subito dopo l’accertamento dei primi dieci casi al primo tampone, facendo in modo che al secondo giro di tamponi i nuovi positivi fossero cinque, quattro al terzo e nessuno al quarto". Inoltre, "prima delle modifiche il protocollo prevedeva tamponi ogni quattro giorni e test sierologici ogni due settimane. Adesso i tamponi si devono fare quarantotto ore prima della partita: con gare programmate ogni tre giorni il livello di guardia è massimo".