Palermo, Diamanti e la chiamata di Commisso: “Quando vestivo la maglia rosanero…”

Palermo, Diamanti e la chiamata di Commisso: “Quando vestivo la maglia rosanero…”

L’ex attaccante del Bologna, attualmente in Australia, ha rivelato un curioso aneddoto legato all’attuale presidente della Fiorentina

Il curioso retroscena di Alino Diamanti.

Dopo l’esperienza con la maglia del Livorno l’attaccante classe ’83 ha deciso di lasciare nuovamente l’Italia per approdare alla corte del Western United F.C., club che milita nella A-League.

Nel corso di un’intervista rilasciata ai microfoni de Il Corriere dello Sport, Diamanti ha raccontato le sue prime impressioni del calcio australiano e il retroscena legato al suo trasferimento: “Qui in Australia mi sento come un principe, ma si lavora più che in Italia. Qua si lavora tanto di più e il calcio è giocato da grandi professionisti che corrono, corrono e non si fermano mai. E vanno tutti molto forte. Quello australiano è un calcio molto fisico. Nel Wester United ci sono 23 ragazzi che spingono sempre, vanno come delle spie. E già allenarsi con loro è bello, allettante. Com’è nata l’idea del trasferimento in Australia? Mi ha chiamato un mio ex direttore, dicendomi che a Melbourne volevano un numero dieci che corresse e non solo che inventasse per poterlo mettere al centro del villaggio. Gli ho risposto che ero pronto e tre giorni più tardi sono arrivati a Bologna i dirigenti del Western. In quattro e quattr’otto ho firmato e sono partitoAlino è uno spirito libero che vuole fare esperienze. Anche il calcio deve consentirti di aprire la mente, non sono mai stato fatto per la monotonia“.

Diamanti ha poi raccontato un aneddoto relativo a Rocco Commisso, attuale presidente della Fiorentina, che lo avrebbe contattato quando vestiva la maglia del Palermo per portarlo ai Cosmos: “Quando ero al Palermo mi chiamò Commisso perché mi voleva portare ai New York Cosmos. Andai in America e parlai con Joe Barone, ricordo che Commisso ebbe un impegno improvviso e il nostro incontro saltò. Ma dico la verità: in quel momento l’America non mi stuzzicava più di tanto“.

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