Palermo-ACR Messina 1-0: Felici e vincenti, i rosa battono avversario ed emergenza e tornano a sorridere

Palermo-ACR Messina 1-0: Felici e vincenti, i rosa battono avversario ed emergenza e tornano a sorridere

Un Palermo estremamente intenso e volitivo conquista il derby grazie ad una gemma decisiva di Felici. Rosanero autori di un ottimo secondo tempo in cui hanno messo alle corde gli ospiti creando numerose occasioni da rete…

Commento

di Leandro Ficarra

Il Palermo che non ti aspetti. Falcidiato dalle assenze, tra squalifiche e infortuni, ulteriormente spuntato dal forfait in extremis del bomber Ricciardo. Pur in formazione oggettivamente sperimentale, con diverse forzature tattiche e soluzioni figlie dell’emergenza, la compagine rosanero sfodera una prestazione gagliarda, intensa e convincente. La compagine di Pergolizzi gioca un secondo tempo di assoluto livello, torna al successo e fa suo il derby grazie ad una gemma del talentuoso Mattia Felici.

Il match presentava numerose incognite ed altrettante insidie. Perplessità ed incertezze iniziavano ad affiorare sinistre, dopo appena uno stop interno ed il pari insipido ottenuto a Palmi. Nonostante fosse ragionevolmente preventivabile un fisiologico appannamento dopo dieci vittorie consecutive, le prestazioni contro Savoia e Palmese avevano lasciato in dote un fastidioso e latente malcontento.

Urgeva tornare a far bottino pieno, fugando qualsiasi scoria di matrice nervosa e psicologica in seno a gruppo ed ambiente. L’impresa non era semplice in virtù di valore dell’avversario e defezioni significative in casa rosanero. Difesa rivoluzionata nel cuore della linea per la contemporanea assenza di Lancini e Crivello, attacco spuntato per la sindrome influenzale che ha costretto Ricciardo a partire dalla panchina. Out il lungodegente Sforzini, squalificato Ficarrotta, il reparto offensivo è ridotto ai minimi termini.  Pergolizzi ha dato fiducia al tandem composto da Accardi e Crivello al centro della retroguardia, coniando la coppia d’attacco Santana-Felici con Kraja elastico alle loro spalle. Ambro faceva le veci dell’ex Atalanta in mezzo al campo, in un reparto completato da Martin consueto playmaker e Martinelli nel ruolo di intermedio. Paradossalmente, orfano del suo terminale offensivo di riferimento, il Palermo è piaciuto fin da subito per linearità e ricercatezza nel fraseggio. La compagine rosanero ha limitato al minimo il ricorso al lancio lungo, restando molto corto tra le linee e cercando di tessere tracce fluide e fitte palla a terra. Le catene laterali hanno lavorato con sincronia e profitto,Vaccaro-Martinelli-Santana da una parte, Doda-Ambro e Felici sul versante opposto. Uno-due, sovrapposizioni a tempo, tagli interni, grande densità attorno alla sfera per provare a prendere in mezzo la difesa ospite, creando superiorità numerica in zona calda. Martin ha diretto le operazioni con la consueta maestria, disponendo di maggior tempo e spazio al cospetto di un ACR Messina non particolarmente asfissiante in pressione sul playmaker francese.  La linea difensiva peloritana ha azzardato spesso e volentieri, giocando piuttosto alta e prendendosi qualche licenza di troppo in sede di giro palla nel primo possesso. Ogni volta che Felici trovava il tempo per attaccare la profondità, bastava imbucare nello spazio, o alle spalle della retroguardia ospite, per creare una nitida occasione da gol.  Kraja si incuneava con incisività e profitto centralmente tra le linee messinesi, sfruttando i movimenti propedeutici dei due attaccanti, ed il Palermo sfaldava con una certa disinvoltura sullo stretto il dispositivo difensivo di Karel Zeman. L’ACR ha provato spesso a riproporsi in maniera audace ed organica non riuscendo però mai a spaventare concretamente l’inoperoso Pelagotti. Un paio di chance non sfruttate da Santana, un destro malamente sbucciato da Kraja, un acuto di Felici che rubava il tempo ad Avella in uscita disperata ma non trovava lo specchio della porta. Quindi, una traversa clamorosa colta dallo stesso Kraja con una conclusione di rara potenza e precisione. Un fallo di mano di Lungaro, a murare la conclusione di Santana con la porta ormai sguarnita, non rilevato dal direttore di gara. Un calcio di rigore reclamato da Felici in chiusura di prima frazione per un intervento scomposto di Avella. Il Palermo è rientrato negli spogliatoi schiumando rabbia.

In avvio di ripresa la squadra di Pergolizzi ha impressionato per qualità, intensità ed incisività della sua manovra. L’ACR Messina l’ha definitivamente persa quando si è probabilmente illuso di poterla vincere. La squadra di Zeman ha continuato a danzare sul filo di un ostinato ricorso alla tattica dell‘off side, esponendo clamorosamente il fianco alla gamba elettrica ed esplosiva di un Felici che ha fatto a fette la linea difensiva peloritana. Col trascorrere dei minuti, gli ospiti si sono allungati e prestati incautamente ad un confronto a viso aperto che ha evidenziato le proprie lacune esaltando le peculiarità della capolista del torneo. Persa compattezza ed intensità, e concedendo interspazi e profondità all’avversario, la compagine di Zeman si è progressivamente dissolta. Il Palermo probabilmente più lucido, intenso e brillante della stagione ha letteralmente tracimato nella ripresa su un avversario tatticamente in chiaro disagio. Nei primi venti minuti abbiamo contato circa sei palle gol di marca rosanero. Un tiro al bersaglio al culmine di trame sempre avvolgenti, fluide, geometricamente gradevoli,estremamente ficcanti. Avella ha dovuto fare gli straordinari: Martinelli, Vaccaro, Santana, Peretti, Felici, Doda, ancora Santana. Un’incredibile sequenza di conclusioni ed occasioni propizie per trovare il vantaggio. Un assedio coinvolgente e trascinante, con un Palermo protagonista di una frazione di gara tambureggiante in cui è riuscito a conciliare ritmo e qualità. Dominio vanificato da precipitazione, imprecisione, cattiva sorte all’atto di finalizzare la notevole mole di gioco prodotta. A scalfire definitivamente la resistenza peloritana, ci pensava l’uomo più elettrico e performante tra i ventidue in campo al “Barbera”. Mattia Felici scoccava una freccia decisiva e dardeggiante dai diciotto metri che gonfiava la rete e scacciava i cattivi pensieri. Il finale non regalava particolari patemi, il Palermo gestiva il vantaggio con disinvoltura, blindando un successo dall’inestimabile valore psicologico ancor prima che numerico. Gagliardia e determinazione feroce mostrate in particolar modo nella ripresa hanno decisamente fatto la differenza, impreziosendo ancor più una prestazione lodevole anche sul piano dei contenuti squisitamente tecnici. Palermo che torna alla vittoria, consolida il primato e si mostra più forte dell’emergenza, imponendosi su un avversario certamente non semplice da domare.

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