Pagotto, la cocaina e l’incubo del doping: “Partita venduta alla Juventus? Ecco la verità”

La nuova vita dell’ex portiere Angelo Pagotto: “Lavoro 7 ore al giorno, e da questa settimana inizio a collaborare con la Lucchese”

Parla Angelo Pagotto.

Due squalifiche per doping, dieci anni fuori dal calcio, e dal campo alla fabbrica: si potrebbe riassumere così la vita dell’ex portiere italiano, che dopo l’Europeo Under 21 vinto con l’Italia nel 1996 insieme a campioni del calibro di Gigi Buffon, Alessandro Nesta e Francesco Totti, ha visto prepotentemente precipitare tutto quello che stava cercando di costruirsi.

Oggi, a distanza di quasi 20 anni dal primo controllo anti-doping non superato, Pagotto, in una lunga intervista rilasciata ai microfoni di Gianlucadimarzio.com, è tornato sull’argomento, raccontando la sua verità: “20 novembre del 1999? Pensai subito a un errore. Non avevo mai avuto lontanamente a che fare con certe sostanze. La magistratura aprì un’indagine. Fu appurato che il controllo era stato fatto senza le dovute norme di sicurezza. Fui licenziato dal Perugia per giusta causa. Persi un contratto importante e la reputazione. Sulla seconda positivà alla cocaina riscontrata a fine maggio 2007, invece, non ho nulla da dire se non che mentre riempivo quella provetta non pensavo alla cazzata che avevo fatto. Avevo sniffato più di dieci giorni prima, non valutando le conseguenze di quella follia”.

Il grande rimpianto di Pagotto: “Approdai al Milan nel 1996, ma avrei dovuto capire che era troppo presto per fare quel passo. L’anno prima avevo avuto la forza di rifiutare la chiamata di Moggi alla Juve, quell’estate invece ascoltai i consigli del mio procuratore. Fu un disastro. E nel 1999 il Milan vinceva lo scudetto a Perugia con le parate di Abbiati. Al cui posto avrei dovuto essere io, se in estate non avessi chiesto di liberarmi. Strana la vita eh?”.

Sull’ipotetica partita venduta alla Juventus: “A Perugia incrociai subito i bianconeri. Perdemmo 4-3 in casa. Pioveva a dirotto, sia io che Peruzzi commettemmo degli errori. Alla fine il presidente Gaucci disse che mi ero venduto la partita. Alessandro Moggi era il mio procuratore, nella sua testa avevo fatto un favore al padre. Mise in mezzo anche Tovalieri. Chiese a Castagner di escluderci. E il mister lo assecondò”.

Un calcio al passato e una nuova avventura nel calcio: “Oggi faccio il magazziniere di un’azienda di vestiti. Da quando ho dovuto smettere col calcio, mi sono rimboccato le maniche. Inoltre, gioco un torneo amatoriale, si chiama Intersociale. Ho ritrovato qualche vecchio compagno e giovani accaniti. Vado in palestra ogni giorno per farmi trovare pronto. Ci tengo a non fare brutte figure. Non fumo, bevo un bicchiere ogni tanto e curo l’alimentazione”.

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