Mauri: “Mi sarebbe piaciuto giocare con Zidane, ma ricordo sempre una frase di Riquelme. Vi racconto come sono arrivato al Palermo”

Mauri: “Mi sarebbe piaciuto giocare con Zidane, ma ricordo sempre una frase di Riquelme. Vi racconto come sono arrivato al Palermo”

“Sono arrivato il giovedì a casa, la domenica mi ha chiamato e mi ha detto che sarei dovuto partire subito perché mi aveva cercato il Palermo”

“Sono molto sereno, a volte mia moglie s’ incazza per la serenità che ho. Non sono uno che urla, preferisco che un compagno mi guardi e pensi che se sono tranquillo può stare sereno pure lui“.

Calmo, in campo e fuori. Si descrive così Juan Mauri, centrocampista rosanero, arrivato questa estate in Sicilia nel nuovo Palermo. Un regista classico con una buona fisicità e tempi di gioco, l’argentino classe 1988 nonostante non sia spesso tra i titolari è uno dei leader della squadra: “Se la pacatezza che ho deriva dal mio ruolo? Non proprio. Una volta il centrocampista era quello che menava, correva e io sono esattamente al contrario. Poi, se me lo chiede l’allenatore lo faccio. Penso che la cosa più giusta nel calcio è dare la palla a un compagno, fare correre l’avversario e correre il meno possibile. Riquelme, un giocatore che mi piaceva tantissimo anche se giocava al Boca e io sono del River, diceva sempre che quando finiva di giocare ed era stanco significava che aveva giocato male, significa che aveva corso tanto e non aveva avuto spesso la palla fra i piedi“.

Il legame con l’Argentina è e resta indissolubile, quando può Mauri torna subito a casa: “Cosa ho portato con me? Praticamente tutto, mate compreso. Nel Palermo in molti beviamo mate, pure il nostro team manager Andrea Siracusa che ormai è diventato quasi più argentino di me. Mi manca casa, la mia famiglia. I miei nonni sono molto legati ai miei figli. Ci sono le videochiamate, è vero, ma non è la stessa cosa. Mio nonno non riesce a guardare mio figlio perché si mette a piangere“.

Il regista rosanero ha anche parlato di cosa fa nel tempo libero: “Appena torno a casa gioco con i miei figli, Caetano che ha un anno ed è nato in Argentina, e Cristoval, che è nato a Empoli e ha tre anni. Con la tecnologia non ho un buon rapporto. Ho un tablet, ma l’ho comprato cinque anni fa – ha raccontato il centrocampista argentino ex Milan -. Lo uso più per ascoltare musica“.

Infine, Mauri ha raccontato come è andata la trattativa che lo ha portato al Palermo: “Avevo fatto una grande stagione alla Lucchese. Ho pensato che avrei trovato squadra facilmente. Poi passava il tempo e non arrivava nulla. Ho chiamato il mio procuratore e gli ho detto che sarei tornato Argentina. Sono arrivato il giovedì a casa, la domenica mi ha chiamato e mi ha detto che sarei dovuto partire subito perché mi aveva cercato il Palermo. Facile a dirsi, ero nella Pampa a sei ore di macchina da Buenos Aires e sono partito l’indomani. Con chi mi sarebbe piaciuto giocare? Zidane, mi mettevo a guardare il Real Madrid solo per vedere lui“.

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