serie d

Mauri: “Il Palermo è il Palermo, a prescindere dalla categoria. Puntiamo alla C, mio fratello José…”

L'intervista al centrocampista argentino del club rosanero, Juan Mauri: "È stato facile per me dire di sì, mi aspettavo una chiamata importante per l'annata che ho fatto ed è arrivata"

Mediagol97

La parola a Juan Mauri.

Il fratello d'arte di José (più giovane e che ha giocato in Italia con le maglie di Parma, Milan ed Empoli), non ha temuto di compiere il passo indietro di categoria con la maglia del "nuovo Palermo", dopo aver festeggiato pochi mesi fa, da protagonista, la salvezza in Serie C con la Lucchese.

Aveva anche diverse offerte fra i professionisti, "ma Palermo è Palermo" e pure per questo, tra la proposta di Sagramola e Castagnini e l'imbarco da Buenos Aires sono trascorse giusto ventiquattrore. Il club rosanero, anche in Serie D, per Mauri è l'occasione della vita e lo ha raccontato nel corso dell'intervista rilasciata ai taccuini de Il Giornale di Sicilia. Di seguito le dichiarazioni del centrocampista argentino su questo ed altri temi.

Mauri, come è nata la trattativa?

"Ero in Argentina, in vacanza, avevo 4-5 richieste importanti dalla Serie C. Una domenica, il mio procuratore (Dino Zampacorta, ndr.) mi ha chiamato dicendomi di avere avuto un contatto col Palermo. Il lunedì mattina ho preso l'aereo e martedì sono arrivato. Il Palermo è il Palermo, a prescindere dalla categoria. Mi aspettavo una chiamata importante per l'annata che ho fatto ed è arrivata. È stato facile per me dire di sì".

Che cosa l'ha convinta maggiormente?

"Puntiamo alla C, questo mi ha convinto. Quando sei in una squadra così grande, l'unica cosa a cui pensare è questo".

Conosce già Palermo?

"A Palermo sono già stato alcune volte. Principalmente in aeroporto, quando giocavo all'Akragas, poi ho visto anche un Palermo-Milan al 'Barbera' nel 2016, ma vinse il Milan".

Quel Milan che, seppur per pochi giorni, è stata la sua squadra...

"Sapevo a cosa andavo incontro, sapevo di non entrarci nulla. Sono stato realista, due giorni dopo essere arrivato in Italia sono andato all'Akragas. Già nove anni fa, quando mio fratello venne qui, ho avuto l'opportunità di giocare nel calcio italiano, ma non me la sono sentita. Senza il Milan, però, penso che non sarei mai venuto qui".

Con José, suo fratello, che rapporto ha?

"È lui mio fratello, non viceversa (ride, ndr). A me però fa piacere che sia più forte e sia arrivato al Milan. È più piccolo di me di otto anni, spero che abbia iniziato a giocare per seguire le mie orme. Siamo legati, ma siamo due persone diverse. Io sono più tranquillo. La domenica in cui mi hanno contattato dal Palermo, siamo stati al telefono per mezz'ora e mi ha detto che mi sarei trovato in una grande squadra. L'obiettivo di giocare contro di lui non l'ho mai avuto. Magari insieme, in Argentina, tra dieci anni".

Tifate entrambi per la stessa squadra?

"No: io sono del River, lui è del Boca. Stessa cosa tra mia madre e mio padre, anche se tifiamo tutti per la squadra della nostra città, il Ferro Carril Oeste".