Gilardino Mediagol: “Palermo, ricordo intenso e città meravigliosa. Tutto su Ballardini-Schelotto-Tedesco. Magari ritorno…”

Gilardino Mediagol: “Palermo, ricordo intenso e città meravigliosa. Tutto su Ballardini-Schelotto-Tedesco. Magari ritorno…”

L’intervista esclusiva concessa da Alberto Gilardino, ex bomber di Milan, Fiorentina e Palermo, oggi tecnico della Pro Vercelli,, alla redazione di Mediagol.it

Nella corso della sua esaltante parabola professionale da calciatore, Alberto Gilardino ha conquistato traguardi apicali, salendo per ben due volte sul tetto del mondo. Con la maglia del Milan, quando dopo una Champions League ed una Supercoppa Europea, ha vinto il Mondiale per club nel 2007, e nelle vesti di attaccante dell’Italia iridata in Germania nel 2006, al culmine di una cavalcata trionfale targata Marcello Lippi. Una carriera intensa e pluridecorata quella del bomber nato a Biella, prototipo di centravanti vecchio stampo capace di evolversi progressivamente e diventare un terminale offensivo moderno nell’accezione più nobile e completa del termine. A Palermo, il Gila, è transitato il tempo di una stagione nel campionato 2015-2016, quanto basta per lasciare un’ impronta significativa e comunque indelebile nella recente storia rosanero. Undici gol complessivi tra Serie A e Coppa Italia, una salvezza calcisticamente miracolosa conseguita in un’annata a dir poco caotica e travagliata sotto il profilo tecnico e societario, il patto di ferro tra i senatori e Ballardini, l’epico rush finale ed il raggiungimento del traguardo grazie ai gol, pesanti e decisivi, di Alberto Gilardino. L’attuale tecnico della Pro Vercelli, società virtuosa e compagine che sta ben figurando nel campionato di Serie C, ripercorre virtualmente quell’intenso frangente della sua carriera nel corso di un’intervista esclusiva concessa alla redazione di Mediagol.it. 

Della mia esperienza a Palermo ho dei ricordi forti sul piano emotivo e professionale, anche perché si è trattato dell’unico anno da professionista in una piazza importante e passionale come Palermo vissuta  da calciatore al Sud. Io e la mia famiglia la ricordiamo spesso quel periodo in modo bellissimo, è stata un’esperienza intensa ed impattata con grande entusiasmo. Per noi è stato tutto meraviglioso sotto il punto di vista della qualità di vita e, per quanto mi riguarda personalmente, molto felice a livello sportivo. Sono stato qui in un’annata calcisticamente caotica, ma sono stato molto bene sia nella vita di tutti i giorni che sotto l’aspetto professionale. Mi sono trovato bene con i palermitani e all’interno della realtà di campo con il gruppo di quella stagione, una squadra dove vi era un giusto mix di calciatori italiani e stranieri. Abbiamo avuto mille difficoltà e cambiato tantissimi allenatori, però c’è stata quella perseveranza che ci ha permesso di raggiungere quell’obiettivo che desideravamo tutti fortemente perseguire. Mi spiace essere rimasto così poco in una realtà del genere, lo dico sinceramente, è stato un peccato davvero. Chissà, però, che un giorno non possa ritornare a Palermo in altre vesti. Ballardini? Il mister è stato il normalizzatore, come l’ho sempre definito io, in quella situazione turbolenta e caotica lui è riuscito con lucidità ad infondere autostima, equilibrio e riferimenti dando serenità al gruppo. Quello che ci serviva per poterci salvare, poi, chiaramente,  noi giocatori abbiamo messo anche del nostro, trasformando quella situazione estremamente difficile in un miracolo sportivo. Schelotto? Allenatore che ha avuto poco tempo per potersi esprimere, inculcare metodologie, idee e principi del suo calcio, poter lasciare un’impronta tangibile, qualcosa di importante sul campo. Ricordo sia lui che suo fratello come due grandi professionisti, due grandi amanti del calcio con i quali ho avuto un rapporto bello anche se breve e rapido. Tedesco? Giovanni è stato con noi un po’ di tempo, allenatore con una grande voglia di di emergere. Un tecnico che a mio parere potrà presto avere e meritarsi la sua chance a buoni livelli, la sua opportunità propizia per poter dimostrare il suo valore e le  sue caratteristiche in qualità di allenatore “.

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